Anipio infezioni

Infezioni ospedaliere, ecco il vademecum della società scientifica Anipio

9 ottobre 2018

Si è tenuto a Villa Magnisi il convegno nazionale degli infermieri specialisti nel rischio infettivo. Tra i temi al centro del dibattito l'abuso di antibiotici. Presente pure il presidente di OPI Palermo, Francesco Gargano.

 

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Si è tenuto a Palermo, a Villa Magnisi, il convegno nazionale di ANIPIO, la società scientifica che raccoglie gli infermieri specialisti nel rischio infettivo.

Un prezioso momento di analisi e di confronto sui diversi rischi associati all’assistenza sanitaria e socio- sanitaria che ha messo al centro del dibattito le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e il preoccupante fenomeno dell’abuso di antibiotici che, oltre ad incidere negativamente sulla resistenza agli antibiotici comporta un grave danno in termini di spesa pubblica.

All’evento, organizzato con il patrocinio dell’O.P.I. di Palermo, hanno preso parte, fra i moderatori: Maria Mongardi, presidente nazionale di Anipio, Mariantonietta Pompeo, vice presidente nazionale di Anipio, Ornella Campanella, componente del consiglio direttivo nazionale di Anipio, Lucia Addati, Emanuela Matteini, Maria Valeria Torregrossa, Carmelo Maida.

Ed ancora: Tommaso Mannone, Renato Li Donni, Rosa Mancuso, Maria Gazia Marsala, Valentina Marchese, Pierenrico Marchesa, Domenico Colimberti, Vincenzo Occorso, Maria Lucia Rita Di Grigoli, Rosaria Palermo e Zina Picciuca.

«La nostra società scientifica- afferma la presidente nazionale di Anipio Maria Mongardi– si occupa da quasi 30 anni della prevenzione, controllo e sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza. Infezioni che possono essere contratte dai pazienti quando sono ricoverati in una struttura ospedaliera o anche a livello ambulatoriale. Una infezione correlata all’assistenza può coinvolgere anche un operatore sanitario. Per cui il nostro mandato è quello di promuovere la ricerca su questo tema, per migliorare le pratiche assistenziali e renderle sempre più sicure.

E aggiunge: «È importante fare rete per condividere a livello locale le esperienze e le best pratice adottate a livello nazionale. Forniamo quindi al sistema sanitario un contributo in termini di appropriatezza dei servizi correlati all’assistenza, ma anche un importante contributo economico in termini di risparmio di spesa pubblica. Basti pensare che gli infermieri in Italia sono 460 mila, cercando di aumentare la competenza ed il senso di responsabilità sul fatto che operano h24 accanto al paziente, possiamo contribuire in modo importante a rendere le cure più sicure e abbassare l’incidenza socio sanitaria ed economica delle ICA”.

All’evento era presente anche il presidente di OPI Palermo, Francesco Gargano: «Per noi è fondamentale una stretta collaborazione con le società scientifiche come la Anipio che forniscono un decisivo contributo alla crescita delle professioni infermieristiche, soprattutto nel campo della ricerca e della formazione. Abbiamo fornito il nostro patrocinio a questo evento perché riteniamo fondamentale una formazione continua degli infermieri, attraverso le opportunità offerte dalle società scientifiche ma anche attraverso gli importanti master che vengono realizzati dal C.I.O., il comitato infermieri ospedalieri presente in ogni Azienda”.

Anipio infezioni

«C’è un evidente problema in Italia collegato al fenomeno dell’antibiotico-resistenza che determina degli scompensi, non solo per quanto riguarda la salute pubblica, intesa come difficoltà di trattamento delle infezioni- afferma Carlo Massimo Maida del Dipartimento di scienze per la promozione della salute e materno infantile dell’Università di Palermo- ma anche in termini di spesa pubblica. Si stima che l’abuso di antibiotici in Italia incida sul Pil per circa l’1,5%, parliamo quindi di diversi miliardi di euro”.

Maida aggiunge: «Il piano nazionale di contrasto all’antibiotico resistenza impone un taglio drastico nell’utilizzo degli antibiotici. Evidenze scientifiche dimostrano che un abuso di antibiotici non aiuta a sconfiggere le infezioni, in particolare quelle correlate all’assistenza. Come dipartimento abbiamo fatto uno studio sulle unità di terapia intensiva, sfruttando la rete presente fra i 5 maggiori ospedali di Palermo. In una struttura dove erano presenti livelli preoccupanti di germi antibiotico resistenti, grazie alla sinergia fra operatori sanitari, medici, infermieri e della direzione sanitaria, siamo riusciti a fare un’azione di controllo e sorveglianza che ha azzerato la prevalenza di colonizzazioni di batteri coli- gram negativi, utilizzando meno antibiotici”.

Per contrastare il fenomeno delle ICA, la società scientifica degli infermieri specialisti nel rischio infettivo ha adottato un vademecum di buone pratiche. «Le 5 raccomandazioni si ispirano alla filosofia di slow medicine- afferma  Ornella Campanella, componente del direttivo nazionale di Anipio-  Cioè quelle buone pratiche che non sempre richiedono degli sforzi aggiuntivi ma, come dice lo slogan “less is more”, fare di meno per fare meglio. Come Anipio ci siamo focalizzati su alcune buone pratiche alla portata di tutti che, se adottate correttamente e continuamente, possono fornire un contributo decisivo all’abbattimento delle infezioni correlate all’assistenza”.

LE 5 RACCOMANDAZIONI ANIPIO:

  1. Non utilizzare guanti in alternativa all’igiene delle mani con soluzione alcolica per l’esecuzione di manovre assistenziali prive di rischio biologico. In particolare in presenza di un paziente portatore di batteri multiresistenti agli antibiotici (MDRO);
  2. Non utilizzare prodotti antisettici routinariamente in aggiunta o in sostituzione ad un normale detergente nel bagno/doccia per operatorio;
  3. Non applicare precauzioni standard ed aggiuntive nell’assistenza ad un paziente affetto da un microrganismo “alert” multiresistente senza aver valutato la tipologia del microrganismo coinvolto;
  4. Non mantenere l’isolamento precauzionale alla risoluzione dei sintomi nei pazienti con diarrea da Clostridium Difficile;
  5. Non sostituire la medicazione della ferita chirurgica prima che siano trascorse 48 ore dall’intervento.

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