Infezioni da virus Hiv, in Sicilia i casi sono in aumento rispetto agli anni passati

5 Maggio 2019

Nel 2017 sono stati 278, contro i 187 casi notificati nel 2012. Le interviste video durante la settima edizione del workshop “On HIV and Hepatitis Co-Infection & co-morbidity” che si è svolta a Palermo.

di Maria Grazia Elfio

PALERMO. In Sicilia, nel 2017, sono stati registrati 278 casi di nuove infezioni da HIV, contro i 187 casi notificati nel 2012. Secondo l’Osservatorio Epidemiologico dell’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana (DASOE), in particolare, al 2017 la trasmissione con rapporti eterosessuali costituisce il 91 % dei casi fra le donne italiane e il 97% fra quelle straniere.

Nel caso degli uomini vi è una notevole differenza: fra gli italiani la modalità principale è quella legata ai rapporti omosessuali (68%) ed i rapporti eterosessuali sono responsabili del 27% dei casi, mentre fra gli stranieri i rapporti eterosessuali costituiscono il 68% dei casi e il 19% delle trasmissioni è legato ai rapporti omosessuali.

Il 67,5% di tutti i casi Siciliani relativi al periodo 2009-2017 sono stati diagnosticati negli ospedali delle province di Palermo e Catania, seguiti da Siracusa, Messina, Trapani, Ragusa e Caltanissetta.

Questi sono alcuni dei dati emersi durante la settima edizione del workshop “On HIV and Hepatitis Co-Infection & co-morbidity” a Palermo presso il Grand Hotel Piazza Borsa (nel video le interviste a cura di Valentina Grasso).

Presidente del Convegno, Antonio Cascio, ordinario dell’ateneo palermitano e direttore dell’UOC di Malattie Infettive e Centro regionale AIDS dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “P. Giaccone” di Palermo.

Responsabili Scientifici: Giovanni Mazzola e Pietro Colletti, rispettivamente, responsabile UOS Co-infezioni e responsabile UOS AIDS, presso la stessa UOC di Malattie Infettive.

“Negli ultimi 20 anni – spiega Antonio Cascio – la malattia da HIV si è progressivamente trasformata: da patologia mortale è divenuta condizione cronica trattabile, grazie alla disponibilità di terapie antiretrovirali efficaci e tollerate”.

“È corretto – continua Cascio – classificare l’infezione da HIV tra le patologie target da gestire secondo il Chronic Care Model. I dati di sopravvivenza mostrano che le persone che vivono con infezione da HIV ben controllata hanno un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale: le terapie hanno, infatti, significativamente diminuito l’incidenza di malattie opportunistiche e di tumori AIDS correlati. Nel 2006 solo il 4,1% della popolazione con HIV aveva un’età superiore ai 65 anni, ma si prevede che nel 2030 tale percentuale salirà al 21,4%”.

“L’obiettivo odierno – precisa Cascio – per i pazienti con HIV è quello di invecchiare in salute ed è, quindi, importante pensare ad un modello gestionale e assistenziale che tenga conto degli aspetti legati a pluricomorbidità e polifarmacoterapia e, pertanto, punti ad una gestione integrata per patologie croniche, con la conseguente previsione di strumenti idonei a favorire la domiciliarizzazione”.

“È bene ricordare – sottolinea Cascio – che è sempre importante l’uso del condom (che impedisce anche la trasmissione delle altre malattie sessualmente trasmesse)”.

Mentre Pietro Colletti rileva: “Abbiamo raggiunto l’obiettivo di trattare in modo efficace l’infezione da HIV con farmaci senza effetti collaterali rilevanti e con schemi terapeutici semplici: una sola pillola al giorno. A breve, saranno disponibili farmaci da iniettare una volta al mese, evitando la dipendenza dall’assunzione giornaliera della terapia. Le sfide adesso sono altre: trattare il più presto possibile, già al momento della scoperta della positività, diagnosticare il maggior numero dei soggetti non consapevoli di essere infetti, offrire gratuitamente ed in modo organizzato la profilassi farmacologica (PREP) e ridurre pertanto la diffusione dell’infezione specialmente tra i giovani. Una terapia semplice da assumere e priva di effetti collaterali “azzera” la quantità del virus nel sangue e fa sì che, il soggetto trattato possa vivere una sessualità serena senza il rischio di trasmettere il virus al partner sessuale”.

Sulla PrEP, profilassi pre-esposizione, si sofferma anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali): “Consiste nell’assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di persone non HIV infette che prevedono di aver rapporti sessuali a rischio. La PrEP può essere fatta on demand assumendo 2 compresse di tenofovir /emtricitabina, da 2 a 24 ore prima dei rapporti sessuali, seguite da una terza compressa 24 ore dopo la prima assunzione e una quarta compressa 24 ore dopo, o continuativamente assumendo una compressa al giorno (ovviamente il tutto dovrà avvenire dietro prescrizione dello specialista infettivologo)”.

Andreoni rileva come: “La migliore prevenzione consista nell’individuare le persone che non sanno ancora di essere HIV positive (e che di fatto alimentano l’epidemia) per trattarle, al fine di raggiungere la negativizzazione della viremia in modo che non siano più contagiose. Ovvero, pervenire a quello che tecnicamente viene definito “Undetectable Equals Untransmittable (U=U)” o ancora TASP “treatment as prevention” (il trattamento come prevenzione).

Giovanni Mazzola, Antonio Cascio e Pietro Colletti

Giovanni Mazzola conclude: “La ricerca avanzata nell’ambito dell’infezione da HIV ha consentito la scoperta di nuove terapie ad altissima barriera genetica con soli due farmaci, inclusi in un’unica compressa, da assumere una sola volta al giorno. Questi schemi innovativi a base di dolutegravir e lamivudina e di dolutegravir e rilpivirina permettono di ottenere pari efficacia rispetto ai regimi a tre o quattro farmaci finora praticati, con l’oggettivo vantaggio di ingerire meno medicine e, quindi, di ridurre gli effetti indesiderati”.

E aggiunge: “Peraltro, è stato dimostrato in modo incontrovertibile che le potenti nuove molecole, inibendo completamente il virus in tutti i liquidi biologici del paziente, determinano una drastica riduzione della possibilità di trasmissione dell’infezione, con conseguente maggior contenimento dell’epidemia da HIV. In quest’ottica, si inserisce la strategia del “Test and Treat”, già applicata nei paesi in via di sviluppo e possibile risorsa futura per combattere ovunque la diffusione di HIV. Strategia che consiste nel curare immediatamente l’infezione al riscontro del primo test positivo, impedendo la replicazione del virus. Rimane tuttavia ancora non dimostrato che si possa fare a meno dell’esecuzione del test di resistenza ai farmaci per scongiurare possibili fallimenti virologici”.

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