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Infermiere di famiglia in Sicilia, arriva il primo via libera dall’Ars

7 Agosto 2020

La Commissione Sanità ha approvato all’unanimità il disegno di legge che ha come primo firmatario Antonio De Luca (M5S).

 

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PALERMO. La Commissione Sanità dell’Ars ha approvato all’unanimità il disegno di legge sull’istituzione dell’infermiere di famiglia in Sicilia.

L’obiettivo è “migliorare e potenziare l’assistenza domiciliare a livello territoriale, attraverso l’istituzione di una figura a tal fine preposta, che in cooperazione con il medico di famiglia e con i servizi territoriali esistenti, nell’interesse della salvaguardia del diritto alla salute costituzionalmente garantito all’individuo, agisca a supporto di tutti coloro i quali versano in condizioni di non autosufficienza ed indigenza economica nel rispetto del contenimento della spesa pubblica”, così si legge nel testo definitivo.

«Ancora servono alcuni passaggi: la relazione dell’assessorato alla Salute, il parere della Commissione Bilancio, poi il ritorno in Commissione Sanità e, infine, la discussione in aula- spiega Antonio De Luca (nella foto), deputato del M5S all’Ars e primo firmatario del Ddl- L’infermiere di famiglia si va ad innestare all’interno della medicina territoriale, cioè a diretto contatto con il cittadino. Lavorerà in collaborazione con il medico di famiglia nelle cure domiciliari di lungodegenti e disabili cronici, ad esempio. Spesso, infatti, a causa della carenza di una medicina territoriale strutturata con forza sull’intero territorio si produce un disagio per le famiglie, che hanno difficoltà a curare correttamente un lungodegente o un malato cornico, come i malati oncologici».

De Luca aggiunge: «L’infermiere di famiglia grazie alle terapie domiciliari ridurrà le ospedalizzazioni e gli accessi impropri al pronto soccorso. Anche perché si tratta di un trauma per i malati e per le famiglie, a livello psicologico rimanere a casa propria è molto meglio che andare in ospedale».

“Le cure domiciliari, in quanto sostitutive del ricovero ospedaliero, sono gratuite e non soggette a ticket, indipendentemente dal reddito, eccezion fatta per l’acquisto di farmaci e presidi per le medicazioni- si legge ancora nel Ddl- L’attivazione delle cure domiciliari è subordinata alla compatibilità delle condizioni cliniche indicata sul certificato di dimissione ospedaliera o su certificato rilasciato dal medico di famiglia e degli interventi sanitari necessari con la permanenza a domicilio, al consenso informato dell’interessato e della sua famiglia, alla verifica da parte dell’infermiere di famiglia dell’idoneità del luogo di cura e del supporto familiare. Il medico di famiglia ha l’obbligo di valutare periodicamente la sussistenza della necessità di cure domiciliari mediante certificazione specifica, da esperirsi a cadenza bisettimanale, mensile o sine die in base alle patologie del paziente”.

«Il disegno di legge è stato depositato ad aprile del 2019. Poichè nel Decreto Rilancio sono stati stanziati  fondi per le Regioni da destinare all’infermiere di famiglia e per l’infermiere di comunità, questo ci dà la possibilità di finanziare immediatamente questa legge. È una vera riforma, perché non solo sfrutta questi fondi nazionali ma soprattutto implementa la medicina territoriale introducendo un elemento nuovo, che al momento nella sanità regionale non esiste -prosegue De Luca-. Inoltre, prima di essere presentato alla commissione Sanità, il disegno di legge è stato sottoposto all’attenzione dei sindacati e del COPI (Coordinamento degli ordini professionali infermieristici) per avere un loro parere. Sono stati inseriti gli spunti che hanno voluto offrire e anche in quell’occasione il testo è stato approvato all’unanimità. Un buon contributo è stato dato anche dal collega Giovanni Bulla, il quale aveva depositato successivamente al mio Ddl un suo testo che poi è stato unificato e che ha migliorato sensibilmente questa legge grazie ad alcuni emendamenti mirati alla costruzione di una rete territoriale efficiente ma sostenibile».

L’assessore alla Salute potrà individuare sul territorio regionale un’Asp pilota, dalla quale fare partire un progetto di sperimentazione del servizio infermieristico territoriale per un periodo non inferiore ai dodici mesi, al termine del quale riferirà i risultati alla Sesta Commissione dell’Ars, che a sua volta potrà proporre modifiche sulla scorta dei dati raccolti.

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