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ASP e Ospedali

Il giudice del lavoro ha rigettato la domanda

Infermiera albanese denuncia i vertici dell’Asp di Agrigento

La donna ha raccontato ai magistrati che i vertici dell'Asp le avrebbero prospettato la consueta proroga contrattuale a condizione che rinunciasse ad un vecchio ricorso. Il giudice del lavoro ha dato ragione all’Azienda ma ora si attende la pronuncia del tribunale in composizione collegiale.

Tempo di lettura: 3 minuti

Grane estive per l’Asp di Agrigento che si trova a dover resistere in giudizio all’azione legale promossa da una donna di nazionalità albanese che lavora con un contratto a tempo determinato come infermiera presso l’ospedale San Giovanni Di Dio.

Secondo l’infermiera, che ha sporto denuncia, l’Asp di Agrigento l’avrebbe esclusa dai consueti rinnovi, concedendole solo una proroga di qualche mese, perché ha un vecchio contenzioso per precedenti rapporti con l’Ente. La donna ha raccontato ai magistrati che i vertici dell’Asp le avrebbero prospettato il consueto rinnovo a condizione che rinunciasse al ricorso pendente. Tutti i contratti degli altri dipendenti sono stati invece rinnovati come di consueto.

In primo grado il giudice del lavoro ha emanato un’ordinanza con la quale ha rigettato la domanda cautelare volta alla proroga del contratto ma i reati di concussione ed estorsione contestati dai difensori della donna nei confronti del Direttore Generale dell’Asp di Agrigento, Salvatore Lucio Ficarra, della responsabile dell’Ufficio Personale, Loredana Di Salvo e di una collaboratrice amministrativa, Concetta Barravecchia, restano al momento in piedi in attesa dell’udienza davanti al giudice collegiale che si pronuncerà nelle prossime settimane.

La decisione del Giudice del lavoro di Agrigento è stata assunta in considerazione della mancanza dei presupposti necessari per accogliere la domanda cautelare formulata dagli avvocati difensori della donna. L’organo giudicante non ha ravvisato la presenza del fumus boni iuris (da intendere come probabile esistenza del diritto fatto valere) e del periculum in mora (ovvero la fondata sussistenza di un danno imminente e irreparabile per la ricorrente).

Ma, secondo i legali della donna i vecchi contenzioni non hanno nulla a che vedere con i rinnovi dei contratti attuali e si tratta di far valere normalissimi diritti dei lavoratori. Di fatto, però, alla infermiera albanese l’Asp di Agrigento ha rinnovato il contratto, per un periodo molto più breve, visto che gli uffici dell’Ente agrigentino hanno chiesto, pare, un parere all’Autorità Nazionale Anticorruzione.

“La lavoratrice ha presentato un ricorso d’urgenza al giudice del lavoro di Agrigento – spiega dallo studio legale i difensori della ricorrente – che lo rigettato non ravvisando alcun obbligo per la pubblica amministrazione di concedere la proroga del contratto (peraltro accordata dall’Asp sia pure per un periodo più breve). Contro il provvedimento è stato presentato reclamo al tribunale in composizione collegiale, la cui udienza si terrà i primi di settembre. Anche se il giudizio civile è stato per ora favorevole all’Asp – continuano i legali – rimane in piedi l’indagine a carico dei dirigenti dell’azienda sanitaria che hanno, comunque, ritenuto lecita una disparità di trattamento per il solo fatto che la lavoratrice si sia rifiutata di rinunciare al contenzioso pendente con l’azienda.”

L’Asp di Agrigento al momento non commenta e si limita a far notare il dato di fatto che la domanda formulata dai difensori dell’infermiera è stata rigettata.

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