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In gravidanza con leucemia mieloide acuta: salvata al Policlinico Giaccone

Un protocollo innovativo senza chemio ha permesso di intervenire con successo sulla donna e di far nascere la sua bambina.

Tempo di lettura: 3 minuti

Al Policlinico di Palermo un protocollo innovativo contro la leucemia mieloide acuta ha permesso di salvare una paziente in gravidanza e di far nascere la sua bambina alla XXXII settimana di gestazione. Si tratta del secondo caso risolto con successo dall’Ematologia dell’Azienda ospedaliera universitaria usando un approccio “chemio- free”, senza farmaci caratterizzati da elevata tossicità.

La paziente, 36 anni, era seguita per la gravidanza dai medici dell’ambulatorio prenatale dell’unità operativa di Ginecologia diretta dal Professore Renato Venezia, che, riscontrando valori del sangue alterati, avevano richiesto immediatamente una consulenza ematologica.

«La paziente è giunta alla nostra osservazione alla XXIV settimana di gestazione – spiega il professore Sergio Siragusa, direttore dell’Ematologia del “Paolo Giaccone”- con un quadro di anemia, piastrinopenia e leucocitosi. Essendo tali esami non compatibili con l’età gestazionale, abbiamo eseguito esami ematologici di II livello confermando la diagnosi di Leucemia Acuta Mieloide (LAM). L’inizio di una chemioterapia aggressiva avrebbe compromesso la vitalità del feto e aumentato nella donna le complicanze ostetriche. Di conseguenza, in accordo ai dati di recenti sperimentazioni, abbiamo adottato un approccio di attesa nell’inizio della chemioterapia per consentire il completamento della XXXVIII settimana di gestazione che avrebbe garantito le maggiori possibilità di sopravvivenza del bambino».

L’approccio di attesa nella terapia di una patologia acuta e grave come la LAM, sebbene confortata da recenti dati scientifici, non ha sufficienti evidenze nel setting della gravidanza. «Abbiamo pertanto deciso- continua Siragusa- di eseguire controlli settimanali del midollo, al fine di monitorare il clone leucemico. In caso di incremento significativo, avremmo dovuto iniziare una chemioterapia e indurre un parto prematuro”.

Il protocollo modulato adottato in collaborazione con i ginecologi ha permesso una gravidanza regolare con il controllo della malattia ematologica acuta. L’approccio innovativo è risultato vincente in quanto la malattia è stata posta sotto controllo con farmaci non embriotossici e la donna ha potuto condurre la gravidanza fino alla XXXII settimana di gestazione e partorire una bambina trasferita per due settimane nella terapia intensiva neonatale (UTIN), ma con decorso privo di complicanze.

«Dopo il parto- illustra Siragusa- abbiamo iniziato una terapia basata una combinazione di nuovi farmaci chemioterapici che permettesse la cura a casa, su desiderio della paziente che voleva, tra l’altro, allattare la figlia. Una chemio terapia tradizionale avrebbe, infatti, comportato un lungo ricovero della paziente in ambiente ospedaliero. La correttezza della scelta è stata dimostrata dal fatto che la paziente dopo pochi cicli di terapia ha ottenuto la massima risposta, è andata in remissione molecolare completa e adesso proseguirà con la terapia trapiantologica».

Il Commissario del Policlinico Maurizio Montalbano commenta: «Questo caso è la dimostrazione della qualità della nostra medicina universitaria e che la collaborazione tra le diverse competenze è decisiva per la risoluzione di casi molto complessi».

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