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La protesta

Imprigionati nell’imbuto formativo, i giovani medici voltano le spalle al Parlamento

La mobilitazione non termina qui, altre manifestazioni di protesta sono in programma in tutta Italia. Domani medici in piazza a Palermo e Catania

Tempo di lettura: 2 minuti

Centinaia di giovani medici si sono dati appuntamento eri mattina a Piazza Montecitorio, a Roma per voltare le spalle al parlamento. Un gesto simbolico per protestare contro la carenza di borse di studio per gli specializzandi. “L’avevamo detto e l’abbiamo fatto – commentano le 11 associazioni di camici bianchi che hanno organizzato la protesta – abbiamo portato in piazza Montecitorio il numero massimo di persone consentite dalla Questura. Insieme ai colleghi abbiamo manifestato per difendere il futuro del Servizio Sanitario Nazionale, contro l’inadeguato numero di contratti di formazione specialistica e per chiedere una vera riforma dell’iter formativo previsto dalla legge 368 del 1999”.

“A muoverci oggi sono la rabbia e l’esasperazione nei confronti di un sistema che ci imprigiona nell’imbuto formativo, condizione condivisa da ben 39 rappresentanti delle forze politiche di ogni colore, che sono scesi in piazza per ascoltare dalla nostra voce le ragioni della protesta, chiedendo un filo diretto per sostenerla”.

La mobilitazione non termina qui, come promesso nei giorni scorsi dalle Associazioni, e la tappa di Roma è stata solo l’inizio. Già domani sono in programma altre manifestazioni di protesta a Palermo e Catania 

“Le mobilitazioni si sposteranno da Montecitorio, dove abbiamo fatto richiesta dell’aumento delle borse statali, ad ogni consiglio regionale per chiedere l’aumento delle borse regionali. Nel frattempo partiranno tavoli di confronto con i rappresentanti dei partiti politici per ragionare sul miglior futuro da garantire ai medici”.

“Non arretreremo di un millimetro finchè le belle promesse cui siamo abituati non diventeranno fatti reali e concreti nel breve termine. Qualora non fosse così, siamo pronti ad inasprire la protesta. Abbiamo diritto ad una formazione, ma che sia di qualità. Per il nostro futuro e per quello della sanità del nostro Paese”. “Ci teniamo, infine, a prendere le distanze da ogni associazione che voglia unirsi tardivamente al nostro cartello, dopo sonori rifiuti all’unione prima del successo della nostra manifestazione”.

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