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Il via libera al nuovo contratto di medici e veterinari, ecco novità e reazioni

21 Dicembre 2019

Una svolta che i circa 130 mila medici e dirigenti della sanità pubblica attendevano da oltre dieci anni. Da Cimo-Fesmed una posizione critica.

 

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I sindacati dei medici, veterinari e dirigenti sanitari del Servizio sanitario nazionale (Ssn) hanno firmato il Contratto della dirigenza medica e sanitaria 2016-2018. Una svolta che i circa 130 mila medici e dirigenti della sanità pubblica attendevano da oltre dieci anni.

Dopo l’intesa raggiunta il 24 luglio, le consultazioni ed il via libera definitivo da parte del Consiglio dei ministri dello scorso 21 novembre, i sindacati hanno firmato all’Aran il CCNL 2016-2018.

Diverse le novità: dall’aumento pari a 200 euro lordi al mese, da gennaio 2020, all’attenzione per i neo-assunti, per i quali è prevista una quota iniziale di stipendio di posizione fissa di 1500 euro e, al pari dei colleghi, un incremento annuale del tabellare valutabile in 1950 euro.

Inoltre, potranno accedere all’incremento relativo alla remunerazione delle guardie notturne e festive che potrà arrivare fino di circa 2.000 euro l’anno, incrementabile in base alla trattativa decentrata.

È prevista, altresì, la creazione di un sistema dinamico di carriera che lega i meriti professionali ai riconoscimenti economici, finora esclusivi delle carriere gestionali. Il nuovo contratto elimina poi, le penalizzazioni per le donne lavoratrici in gravidanza, relativamente alla retribuzione di risultato e amplia la possibilità di accedere al lavoro a tempo parziale.

Dopo la firma dei sindacati in sede Aran del rinnovo contrattuale dei medici Ssn, il ministro della Salute Roberto Speranza commenta così: “I nostri medici sono una risorsa preziosa per il Paese. Finalmente è stato firmato, dopo oltre un decennio, il rinnovo del contratto ed è una bella notizia. Si riparte con gli aumenti salariali, con la valorizzazione della carriera, con le tutele ai più giovani e alle donne, e con il sostegno per le situazioni di disagio”.

“Si è andati – continua Speranza – a migliorare, in alcuni casi a raddoppiare, le indennità per i medici che fanno le guardie notturne e festive e che lavorano nei pronto soccorso.  Poi ci sono gli aumenti del tabellare, gli arretrati contrattuali, l’aumento della posizione fissa e molto altro ancora. Ora i giovani medici precari possono cumulare i periodi di lavoro diversi e ottenere dopo 5 anni il primo scatto di 5500 euro all’anno. E per i medici più anziani c’è la possibilità di essere esonerati dalle guardie”.

“C’è ancora tanto da fare- conclude il Ministro- ma, con le risorse per il personale e le nuove assunzioni che abbiamo sbloccato in questi giorni, abbiamo dato risposte concrete per migliorare la situazione nelle corsie. Va superato il ricorso ai turni massacranti per garantire a tutti i medici l’effettivo riposo di 11 ore tra un turno e l’altro, va affrontato il nodo della RIA (retribuzione individuale di anzianità) e va approvata la legge contro le aggressioni al personale sanitario. Lo faremo tutti insieme per valorizzare e difendere il nostro SSN e la salute di tutti”.

Il segretario dell’Anaao-Assomed Carlo Palermo ha parlato di “un contratto di ripartenza, che finalmente chiude una fase buia lunga 10 anni che ha determinato ripercussioni negative sulle condizioni di lavoro dei medici”.

Mentre, il segretario nazionale della Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, Andrea Filippi: “Siamo riusciti a restituire un contratto a 130 mila professionisti che, con le poche risorse disponibili, ristruttura tutto il sistema degli incarichi, coniugando il riconoscimento delle carriere professionali all’offerta di salute per la  cittadinanza”.

Per Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani), la firma definitiva del CCNL 2016-2018 mette la parola fine al blocco contrattuale decennale che ha duramente colpito i Medici Ospedalieri. “Riteniamo di aver ottenuto tutto ciò che era possibile ottenere in questi tempi difficili, a cui hanno condotto visioni politiche incredibilmente trasversali, sia nazionali sia regionali, iniziate almeno da altrettanti anni, tutte ispirate da un progressivo svuotamento del valore sia economico sia normativo degli accordi pattizi nel pubblico impiego, specie nel SSN, e con una particolare penalizzazione a danno dei medici. Di fatto- evidenzia Vergallo- abbiamo firmato un contratto già scaduto da un anno, ma proprio per non sminuirne l’importanza che assume in prospettiva, possiamo e dobbiamo guardare oltre, chiedendo che si inizi subito il confronto per il Ccnl 2019-2021”.

patto per la professione medica

Guido Quici

Più critica la Federazione CIMO-FESMED che parla di una firma “tattica” e di valore tecnico, proprio “per non essere esclusi dalla trattativa decentrata e per consentirci di vigilare affinché l’applicazione non sia  ulteriormente peggiorativa rispetto al nuovo testo e alle nuove condizioni”.

“Fa molta rabbia- spiega Guido Quici, presidente della Federazione CIMO-FESMED- essere costretti a firmare un contratto di lavoro atteso da oltre dieci anni con incrementi economici del tutto marginali ma, soprattutto, con una normativa che penalizza fortemente i medici che lavorano nel SSN pubblico”.

“Abbiamo più volte denunciato – conclude Quici- come questo testo, proposto da Aran e Regioni, non faccia che peggiorare la tutela legale, l’orario di lavoro, la progressione di carriera unica per tutta la dirigenza senza fondi e senza regole certe, la perdita di alcuni diritti a favore dei portatori di handicap, e anche le prerogative sindacali, che vengono fortemente svilite e depotenziate”.

In particolare, la Federazione preannuncia ricorsi sul tema della retribuzione individuale di anzianità (RIA), sull’orario di lavoro, e sui diritti dei medici in extramoenia.

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