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Il ruolo delle Radiologie nella lotta contro il Covid, Magnano San Lio: “Tac polmonare spesso più precisa dei tamponi”

7 Maggio 2020

Intervista al primario del reparto di Radiodiagnostica e Radiologia interventistica dell'ospedale Garibaldi Nesima di Catania "dai reperti che abbiamo studiato è emerso che i quadri clinici dei pazienti con Covid19 sono più lievi rispetto a quelli dei primi ricoverati"

 

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Anche la radiologia gioca un ruolo fondamentale nella lotta al covid-19. InSanitas ne ha parlato con Vincenzo Magnano San Lio, primario del reparto di Radiodiagnostica e Radiologia interventistica dell’ospedale Garibaldi Nesima di Catania. La provincia etnea è quella che, in Sicilia, ha fatto registrare il più alto numero di casi e il primario, nel corso di questi mesi convulsi, durante i quali anche un radiologo etneo è stato colpito dal virus, ha potuto osservare dai vari esami diagnostici una serie di peculiarità.

Dottore il suo collega radiologo Maurizio Borghetti, in servizio all’ospedale Maggiore di Crema, ha notato già tra dicembre e febbraio delle polmoniti interstiziali piuttosto serie e “anomale”. Che ruolo gioca la radiologia nello scoprire il covid19?

“Rispetto alla realtà di Crema il nostro, qui a Catania, non è un osservatorio privilegiato sia per numero di casi sia perché qui al Garibaldi Nesima abbiamo il pronto soccorso pediatrico, mentre quello generale si trova al Garibaldi Centro ove vengono svolti i primi esami. Però abbiamo rilevato, tra i ricoverati, delle polmoniti interstiziali che non hanno un quadro tipico: sino a sei mesi fa per problemi del genere avremmo associato diverse patologie mentre, in questo momento, cerchiamo subito di capire se si tratta di covid-19”.

Cosa è emerso in particolare?

“E’ emerso che pazienti, pur avendo i sintomi, risultavano negativi ai tamponi anche per 2 o 3 volte e in questo senso la radologia è stata più precisa del tampone. Purtroppo si tratta di casi insidiosi perché un eventuale tampone negativo potrebbe creare false aspettative e far circolare il paziente senza precauzioni diffondendo ulteriormente il virus. Ciò non è avvenuto e abbiamo posto grande attenzione negli esami dei casi sospetti, non fidandoci del tampone. Sono risultati molti falsi negativi e con esami come la tac al torace in alta risoluzione, senza mezzo di contrasto, siamo riusciti a ricavare informazioni precise sul quadro clinico”.

Sempre secondo il dottor Borghetti sembrebrebbe che il virus abbia perso la sua “potenza”, divenendo meno aggressivo con il passare del tempo. Le risulta?

“Di certo il range di ricoveri al nord Italia è stato molto più alto e quindi ha permesso una osservazione migliore di più casi. Non possiamo affermare ciò con certezza ma di certo i ricoveri degli ultimi tempi e quindi anche i reperti radiologici che abbiamo studiato al Garibaldi Nesima, dove c’è un reparto – l’ex hospice – attrezzato per il covid-19, è emerso che i quadri clinici dei pazienti sono più lievi rispetto a quelli dei primi ricoverati e quindi potrebbe esserci una regressione. Di fatto i ricoveri sono drasticamente diminuiti”.

C’è un protocollo che seguite per quanto concerne il covid-19 e i pazienti relativamente agli esami radiologici?

“L’esame radiologico viene fatto a tutti i ricoverati e non ai pazienti con tamponi positivi. Occorre valutare i diversi casi e si agisce. In alcuni soggetti il virus è più aggressivo e compromette la capacità respiratoria, in altri è più lieve. Valutiamo sempre con rx toracico il paziente ricoverato non appena arriva nell’apposito reparto per segnare il cosiddetto “punto zero” e poi, nel corso del tempo, valutiamo la sua evoluzione ripetendo l’esame e segnando le evenutali evoluzioni o regressioni dello stato di salute”.

 

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