Il ricercatore siciliano a Londra: «Anche con la variante inglese il vaccino potrà essere efficace»

21 Dicembre 2020

L'intervista di Insanitas al messinese Carlo Alberto Ricciardi, dottorando al “King’s College London”, centro di eccellenza legato a livello clinico al “Guy's and St Thomas' NHS Foundation Trust”, ospedale di riferimento per il Covid-19.

 

di

Paura e preoccupazione arrivano dall’altro lato della Manica, dove si è ampiamente diffusa una variante Covid più contagiosa. A livello clinico non si sono registrati al momento peggioramenti della malattia e i vaccini in sperimentazione sembrerebbero essere comunque efficaci.

Tuttavia, sembra che i laboratori europei dovranno ricontrollare e aggiornare i nucleotidi usati nei metodi diagnostici, quali i tamponi molecolari e i test antigenici rapidi. A indicarlo è l’Ecdc (il “Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie“) secondo cui nei test non ci si può basare solo sulla rilevazione delle varianti sul gene-S ma è opportuno avere una conferma usando il sequenziamento. Per questo va aumentata la capacità di caratterizzare il virus geneticamente e antigenicamente, o di condividere con i laboratori di riferimento le sequenze isolate.

Insanita ha discusso della “variante inglese” con il nefrologo messinese Carlo Alberto Ricciardi (nella foto), dottorando di ricerca al “King’s College London”, centro di eccellenza legato a livello clinico al “Guy’s and St Thomas’ NHS Foundation Trust”, ospedale di riferimento per il Covid-19.

Che caratteristiche ha la variante Covid-19 che si è diffusa in Inghilterra?

«La variante VI-20201201 del Coronavirus è costituita da circa 17 mutazioni, una di queste avviene nella proteina spike quella che serve al virus per legarsi al recettore Ace2. Questa mutazione potrebbe favorire la diffusione del virus facendolo diventare più infettivo, sembrerebbe che da un punto di vista prettamente patologico il virus mantenga le sue caratteristiche, quindi, non è un virus più aggressivo ma avrebbe una diffusibilità maggiore. I vaccini dovrebbero comunque funzionare».

Pfizer e Moderna che utilizzano lo stesso meccanismo, infatti agiscono con dei frammenti di mRna di Sars-Cov-2, funzionerebbero ugualmente?

«Sì perché il vaccino ti permette di creare un anticorpo diretto contro alcune regioni della proteina. In parole povere, è difficile che un singolo cambiamento possa rendere il vaccino meno efficace, bisognerebbe essere proprio sfortunati per cui la mutazione dovrebbe avvenire esattamente nella regione coperta dal vaccino. Quando veniamo vaccinati, il nostro sistema immunitario reagisce nello stesso modo con cui reagisce ad ogni altra “infezione”, cioè creando anticorpi che combattono ed eliminano quello specifico virus. In più esiste una memoria immunitaria che rimane, quindi, nel momento in cui il virus si ripresenta, gli anticorpi prodotti permettono di poter combattere il virus. Anche se è sempre aperto il dibattito su quanto duri questa risposta immunitaria nel tempo».

Negli Usa il personale sanitario che è stato contagiato durante la prima ondata ha comunque fatto il vaccino…

«Sì, avranno ritenuto di vaccinarle perché il titolo anticorpale dopo tot. mesi sembrerebbe ridursi e di conseguenza si potrebbe essere nuovamente esposti al rischio dell’infezione».

Cosa sta succedendo in Inghilterra?

«Si sta presentando il prodotto dell’apertura di dicembre, infatti, nelle vie di Londra c’era un “carnaio”. Di conseguenza probabilmente tutti gli asintomatici che erano in giro hanno potuto infettare, per cui il virus si è diffuso con maggiore facilità. A mio avviso a Londra si stanno pagando gli effetti di alcune scelte che il governo ha fatto per tutelare l’economia, perché a novembre a Londra si stava bene. Da dicembre il virus si è diffuso ulteriormente e negli ultimi giorni anche per via di questa mutazione virale si sono dovute aumentare le misure di contenimento, attualmente siamo in Tier 4 massimo livello di restrizione».

La mutazione del virus può essere collegata a queste enorme diffusione?
«Questo è quello che dicono, ma non saprei scientificamente. Sicuramente a mio avviso c’è un concorso di colpa nella gestione della pandemia, il virus si evolve per resistere, non è la prima mutazione e forse non sarà neanche l’ultima».

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV