Nursind Cocco

Il Nursind lancia l’allarme: «Boom di infermieri “migrati” dalla Sicilia occidentale a quella orientale»

14 Febbraio 2019

Il sindacato sottolinea che lo scorrimento della graduatoria del bacino orientale ha visto transitare da un capo all'altro del territorio siciliano un congruo numero di infermieri di cui circa 600 solo verso il Messinese, lasciando un pericoloso vuoto di assistenza già precario nel Palermitano.

 

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PALERMO. Boom di infermieri migrati dalla Sicilia occidentale a quella orientale e pericolosi vuoti nell’assistenza. È uno dei temi che il Nursind Sicilia discuterà il 27 febbraio in un incontro con l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza.

Il coordinatore regionale del Nursind, Agata Cocco, spiega che nell’Isola si è verificata una vera e propria migrazione degli infermieri verso la Sicilia orientale a discapito della sanità palermitana e trapanese.

Lo scorrimento della graduatoria di bacino orientale ha visto transitare da un capo all’altro del territorio siciliano un congruo numero di infermieri di cui circa 600 solo verso il Messinese, lasciando un pericoloso vuoto di assistenza già precario nel Palermitano. Un vuoto che le aziende hanno cercato di colmare “con sistemi alternativi spesso inaccettabili che non tutelano i diritti del lavoratore».

Secondo il Nursind è stata svuotata anche l’assistenza infermieristica della sanità privata, dove gli operatori denunciano carichi di lavoro intollerabili che incidono sullo stato psicofisico degli stessi senza rispetto degli orari di lavoro e dei riposi.

«Chiediamo che si proceda con la mobilità intraregionale- dice Agata Cocco- e che vengano subito avviate nuove procedure concorsuali, per colmare una carenza di assistenza che oggi spaventa gli infermieri, in quanto è percepita come una vera e propria condizione di pericolo, con la revisione dei coefficienti minimi del personale di assistenza non indicativi di buona assistenza».

«Come sindacato degli infermieri- prosegue Cocco- abbiamo molto apprezzato l’intervento dell’Opi regionale, e auspichiamo che questo attenzioni in primis la consolidata problematica del demansionamento e il riconoscimento attivo delle competenze che ad oggi resta solo un impegno cartaceo».

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