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Il Nursind: «Caos organizzativo al Covid Hospital di Acireale»

3 Novembre 2020

Secondo il sindacato degli infermieri «il ricovero di pazienti affetti da Covid e l'apertura improvvisa di un reparto dedicato, il primo novembre, ha creato forti disagi ai lavoratori e criticità nell'assistenza sanitaria».

 

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CATANIA. «Caos organizzativo all’ospedale Santa Venera di Acireale»: lo denuncia  il Nursind, sostenendo che «il ricovero di pazienti affetti da Covid e l’apertura improvvisa di un reparto dedicato, il primo novembre, ha creato forti disagi ai lavoratori e criticità nell’assistenza sanitaria».

La segreteria aziendale e la segreteria provinciale in una nota congiunta chiedono quindi «di consentire ai lavoratori di verificare, mediante il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, l’applicazione delle misure di sicurezza e di protezione della salute” e di “adeguare gli standard della dotazione organica per tutti i reparti coinvolti Covid-19 alla tipologia di alta complessità essendo assimilabile ad un reparto di malattie infettive semintensivo nel quale si rende necessario di 24 unità infermieristiche e di 12 unita Oss ogni 12 posti letto».

Il Nursind spiega che «alle 22 del 1 novembre l’azienda ha deciso l’apertura di un reparto covid presso il reparto di Chirurgia dell’ospedale e il trasferimento del reparto Covid del 3 piano (ex Medicina) per l’apertura di un reparto di semintensiva, il tutto senza che ancora il personale sia stato adeguatamente formato ed addestrato, che sia stato valutato dal medico competente per l’idoneità fisica».

Secondo il Nursind «infermieri e personale di supporto sono stati dati in pasto ai leoni e invitati anche fuori dall’orario di lavoro, compreso chi doveva fare anche la notte, a eseguire in fretta e furia visite cardiologiche, esami ematochimici, radiografie torace, visita con il medico competente, e essere formati in contemporanea all’ingresso dell’area Covid».

Errori che secondo il Nursind «potevano essere giustificati nella prima fase della pandemia,  non nella seconda poiché l’azione doveva essere dettata da un’azione proattiva, per cui chi è pagato per programmare, organizzare, decidere lo faccia senza scaricare le proprie ansie sugli operatori.  Difatti tale “organizzazione” determina un abnorme aumento del rischio clinico potenziale generatore eventi avversi, con ripercussioni negative sugli operatori e sui cittadini del comprensorio distrettuale».

Il Nursind chiede quindi «un tavolo di confronto permanente con il commissario ad acta Liberti e la Direzione strategica».

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