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ASP e Ospedali

La lettera aperta

Il medico aggredito all’ospedale dei Bambini, solidarietà dai colleghi: «Meritiamo rispetto»

Dopo l'aggressione da parte del papà di un piccolo paziente del reparto di nefrologia pediatrica, lettera aperta dei dirigenti medici del Di Cristina: «Nonostante le carenze di organico e logistiche, riusciamo a garantire un'assistenza di buon livello. Ci piacerebbe che i cittadini fossero dalla nostra parte, comprendendo gli sforzi quotidiani che facciamo per i nostri e i loro figli».

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Una situazione pesante, quella che vivono i medici pediatri dell’ospedale “Giovanni Di Cristina” di Palermo, uno dei quali nei giorni scorsi è stato anche aggredito dal papà di un piccolo paziente del reparto di nefrologia pediatrica, dopo un turno d’attesa ritenuto troppo “stressante”, cadendo per terra e finendo ricoverato per avere battuto la testa. L’ultimo episodio di una serie che sta superando i livelli consentiti.

«Ognuno di noi esce ogni giorno da casa, lasciando i propri cari, per svolgere un turno di servizio di 6 o 12 ore, a volte anche di più- scrivono in una lettera aperta i dirigenti medici del “Giovanni Di Cristina”- spinto dal dovere di aiutare e curare i bambini ricoverati nel nostro ospedale. Nonostante le note carenze di organico e logistiche, però, riusciamo a garantire un’assistenza di buon livello, ma sol perché dediti a ciò per cui abbiamo impegnato gran parte della nostra vita: lo studio e la cura dei bambini».

Quello che desiderano i sanitari del nosocomio specialistico palermitano, il cui organico si va sempre di più riducendo – facendo prospettare un futuro, neanche tanto fantascientifico, in cui ognuno di loro dovrebbe potere fare tutto, mettendo in un certo senso da parte la propria specializzazione per essere funzionale a ogni esigenza – è una città e dei cittadini complici. Come più volte auspicato anche dai vertici aziendali.

«Non è stato così per il collega, a cui giunge la nostra più affettuosa solidarietà, che per un problema di attesa dovuta a tempi tecnici necessari a svolgere un esame diagnostico, è stato aggredito da un padre che “non poteva più aspettare”. Ci piacerebbe che i cittadini fossero dalla nostra parte, comprendendo veramente le nostre difficoltà e gli sforzi quotidiani che facciamo per i nostri e i loro figli: i figli di tutti».

È inevitabile che, assistere quasi impotenti a questa ennesima aggressione, fa venir meno la serenità che dovrebbe essere alla base del rapporto di empatia tra medici e famiglie.

«Vorremmo ricordare alla città che l’Ospedale dei Bambini è ricco di professionalità eccellenti, centro di riferimento di patologie che da nessun’altra parte in Sicilia vengono diagnosticare e curate. Inoltre, il dottore aggredito è uno di quei medici che rende il nostro nosocomio quello che è. Nessuno di noi cerca fama o riconoscenza, ma rispetto quello sì».

E ciò che sta accadendo da diverso tempo a questa parte, tutto questo non lo considera assolutamente, lasciando vivere a questi medici ormai al limite della sopportazione una realtà che, non solo li costringe a fare i salti mortali per offrire l’assistenza specialistica per la quale il “Di Cristina“ è conosciuto a livello regionale, ma li mette costantemente a rischio della vita. E questo non è proprio giusto né può essere consentito a nessuno.

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