Il grido di protesta dei laboratori di analisi siciliani: «Noi, indispensabili ma penalizzati dalla Regione»

15 Marzo 2016

Oggi sciopero di oltre 600 strutture convenzionate e manifestazione davanti all'assessorato della Salute: «I rimborsi sono stati diminuiti senza alcuna concertazione. E così si danneggiano i numerosi siciliani che assistiamo».

 

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PALERMO. Dalle 10 di stamattina presidiano piazza Ottavio Ziino. Non si allontanano dal grande palazzo sede dell’assessorato regionale alla Salute neanche quando vengono bagnati da una pioggia improvvisa. Sono lì per manifestare e sono in tanti, diverse decine, i rappresentanti dei laboratori d’analisi, dei poliambulatori, dei centri di medicina nucleare e di radiodiagnostica, degli studi odontoiatrici privati convenzionati con la Regione. E aspettano che qualcuno, dall’interno del palazzo, riapra un confronto chiuso da troppo tempo.

In tutta l’Isola, sono circa 630 le strutture che resteranno «chiuse per protesta». Con il rischio concreto che la situazione vada avanti a oltranza, se oggi non arriverà almeno qualche risposta da parte dell’assessorato. E qualcuno, nell’attesa, non nasconde il disagio per il silenzio che la politica ha scelto finora.

Non ci sono grida, fischietti, toni accesi o striscioni arrabbiati, nella piazza. Non è necessario urlare: i motivi della protesta sono noti. E da tanto tempo. Ecco perché le sigle sindacali Sbv, Federlab, Croat, Ardiss-Fkt, Aipa, Abs, Amsa-Fkt, Citds, Federbiologi, Laisan hanno proclamato lo sciopero di oggi. Solo una voce fuori dal coro, quella di Asilab, l’Associazione siciliana laboratoristi, che, pur condividendo le motivazioni che hanno determinato la protesta, ha preferito non aderire a quella che definisce “«una battaglia di retroguardia».

Non la pensano così i tanti arrivati in piazza stamani anche dalle altre province siciliane, a bordo di pullman da Agrigento, Caltanissetta, Messina Siracusa.

Il settore privato accreditato chiede in primo luogo che vengano revocati i decreti che stabiliscono i budget per il 2015. Sono arrivati tardi, quando in pratica le prestazioni erano già state erogate. «Non c’è stata alcuna concertazione – dice Fabio Nicolosi del Consorzio laboratori chimici riuniti Sanità futura e del sindacato Aipa -. La trattenuta non è stata dell’1 per cento, ma più alta. E accadrà lo stesso di anno in anno. Il contratto si concerta insieme, non da una sola parte. Gli attori non siamo noi, ma i cittadini: loro dovrebbero scendere in piazza perché è in gioco la loro assistenza».

«La gente non sa- afferma Lucia Sirugo– che l’85-90 per cento degli esami lo facciamo noi. Facciamo 100 prelievi al giorno e in tasca non rimane nulla, neanche 500 euro. La glicemia, tanto per fare un esempio, ci viene pagata 1 euro e 13 centesimi».

«Praticamente non abbiamo uno stipendio – le fa eco Girolama Tumminia -. I nostri dipendenti guadagnano di più, perfino il personale che fa le pulizie. Lavoriamo anche 10 ore al giorno perché non possiamo assumere altre persone».

Tra gli altri nodi da sciogliere quello del Durc, il documento di regolarità contabile che- stando ai sindacati- ai laboratori non spetta perché già oggetto dei controlli delle Asp; la sospensione della verifica dei requisiti di accreditamento (che al settore pubblico invece non tocca) e della norma sulla cosiddetta “appropriatezza prescrittiva” imposta dal governo nazionale per tagliare gli esami per così dire inutili; l’adeguamento delle tariffe; i consorzi delle strutture di riabilitazione; lo stop ai controlli cosiddetti Veq, ovvero le valutazioni di qualità fatti dalla Regione.

«Ci costano un sacco, circa 10mila euro all’anno – afferma la dottoressa Sirugo -. E poi da chi siamo controllati? Dal Policlinico che neanche è accreditato. La nostra professionalità viene calpestata ogni giorno».

Insomma, chi doveva effettuare un prelievo o una radiografia oggi non riuscirà quasi certamente a farla. «Chiudiamo per loro», sottolinea però Nicolosi.

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