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Il grido di dolore di un medico: “In 30 anni mai visto niente del genere”

22 Marzo 2020

"Ci supportiamo l’uno con l’altro ma la verità è ci sentiamo abbandonati a noi stessi" il lavoro al pronto soccorso al tempo del coronavirus

 

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“Se non si fa in fretta con la fornitura a tappeto di DPI ci infetteremo tutti”, dal tono di voce dell’operatore del Pronto Soccorso dell’Ospedale Villa Sofia di Palermo traspare tutta la concitazione del momento. Il 9 marzo scorso la Direzione Aziendale ha deciso di destinare il pronto soccorso del Cervello ai sospetti casi di covid19 deviando nel presidio di Piazza Salerno tutta l’altra utenza. Una scelta che ha consentito alla città di affrontare con più ordine la gestione dei positivi o sospetti positivi ma che, purtroppo, si scontra con la scarsa attitudine dell’utenza a rispettare le regole. “Qui vengono tutti – afferma un’operatore del pronto soccorso di Villa Sofia, che preferisce rimanere anonimo – anche casi positivi al coronavirus, è capitato più di una volta e noi non siamo tutelati, non abbiamo presidi, manca tutto, in particolare le mascherine. Abbiamo scritto a tutti implorando la fornitura di dispositivi di protezione individuale, ci hanno solo detto che stavano provvedendo. Poi un paio di giorni fa sono arrivate le mascherine. Stracci inutili, una porcheria! Come si fa, come si fa a lavorare in queste condizioni?”

La drammatica mancanza di dpi sta mettendo a dura prova anche gli operatori del pronto soccorso di Villa Sofia, e non è certo un problema confinato a questa struttura, è un dramma che coinvolge praticamente tutti gli ospedali, non solo in Sicilia ma in tutto il paese. A confermarlo anche una nota del CIMO: “Se non si interverrà subito già da domani tantissimi operatori sanitari potrebbero trovarsi nella condizione di dover lavorare senza alcun dispositivo di protezione individuale, quindi senza mascherine, visiere e camici monouso. Se si ammaleranno per questa ragione medici e infermieri non resterà nessuno a prendersi cura dei malati e qualcuno primo o dopo dovrà risponderne”. E’ chiaro che qualcosa non ha funzionato e non si tratta di un dettaglio, è un vero è proprio dramma, un’emergenza nell’emergenza: lo dimostra il tributo di vite umane che la categoria di medici, infermieri, operatori sanitari, sta offrendo al paese: martiri di una guerra combattuta a mani nude. 

“Ci supportiamo l’uno con l’altro ma la verità è ci sentiamo abbandonati a noi stessi. Qui è una guerra quotidiana, bisogna agire subito, e con determinazione, non so … requisire le aziende, evitare di impastarsi in procedure burocratiche come quelle della Consip che abbiamo visto cosa ha comportato. Non lo so – ripete sottovoce l’operatore – ma qualcosa bisogna fare ed anche subito perché qui siamo veramente disperati! Mi creda, in 30 anni di servizio non avevo mai visto nulla di simile”.

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