Il grido di allarme dalle Guardie mediche siciliane: «Noi, sempre più in balìa di aggressori e vandali»

6 Aprile 2016

Da Palermo a Catania, tra i medici è un coro unanime: quasi sempre non ci sono né vigilanza né telecamere, nonostante le reiterate richieste alle Asp e i ripetuti episodi di cronaca nera. Per cercare protezione contro i malintenzionati, soprattutto tra le donne c'è chi si porta a lavoro familiari o amici. E spesso i locali sono pure fatiscenti, sporchi e pieni di umidità.

di Giorgia Mosca

«Ci stanno menando per il naso. L’Asp ha annunciato immediata distribuzione di braccialetti con pulsante ma sono passati trenta giorni e di essi neanche l’ombra». A parlare è Antonella Morabito, medico del Servizio di Continuità Assistenziale di Catania.

Passa qualche istante e le fa eco Agrippina Galletti, medico coordinatore della C.A. di Pedara (sopra a destra il video della sua intervista): «Questo braccialetto che utilità dovrebbe avere? È collegato a un apparecchio telefonico che, in caso di aggressione, lancia l’allarme alle forze di polizia ma funziona solo se ci troviamo vicini a esso. Se mi sposto di stanza e esco dal suo raggio di azione sono spacciata».

Sale la temperatura fra i medici del Servizio di Continuità Assistenziale etneo. Per loro andare a lavorare la notte in guardia medica è un peso, oltre che un rischio. Non c’è vigilanza, non ci sono telecamere di videosorveglianza e le sedi, in molti casi, si trovano in zone periferiche. «A Misterbianco la guardia medica è fra i capannoni dell’area industriale, la notte è isolata, ci potrebbero scannare e nessuno se ne accorgerebbe».

Poche parole ma incisive. Una pennellata che lascia il segno indelebile su un quadro a tinte fosche. E così, a denti stretti e con paura, questi medici, in buona parte donne, vanno a lavoro con mariti, amiche, figli e nipoti al seguito… giusto per non trovarsi soli in caso di aggressione.

Ma gli ultimi fatti di cronaca ci portano a Nicolosi. A fine febbraio, due rapinatori, di 36 e 34 anni, sono entrati in guardia medica fingendosi malati e con un’ascia hanno aggredito e minacciato la dottoressa che ha consegnato loro 20 euro. Ma ai due banditi non sono bastati e immediato è scattato il sequestro. I balordi hanno costretto il medico a salire in macchina, accostare al primo bancomat utile, prelevare e consegnargli il denaro. Poi si sono dileguati facendo perdere le proprie tracce.

Da Catania a Palermo, da Messina a Trapani il copione è sempre lo stesso e il dossier violenza nei confronti dei medici di Continuità Assistenziale si allunga. Spinte, botte, schiaffi, insulti. «Negli anni un po’ tutti siamo stati aggrediti», afferma un altro medico. Ma con difficoltà e in rari casi si è fatto ricorso allo strumento “denuncia”.

«Proprio perché si denuncia raramente, è difficile avere dei dati sulle aggressioni in Sicilia», afferma Santo Angileri, responsabile regionale Comunità Assistenziale per il Sindacato Medici Italiani, aggiungendo: «L’assessorato alla Salute ha diffuso alcune circolari per capire qual è la condizione delle guardie mediche nella regione, ma questo non si tramuta in più di una sporadica ispezione e siamo sempre allo stesso punto».

«Alcune Asp lamentano carenze di budget- incalza Angileri- Dicono di non avere i soldi per acquistare videocitofoni, telecamere a circuito chiuso e porte antisfondamento, ma la verità è che c’è un notevole immobilismo».

La storia si ripete… nel 2014 a Porto Empedocle un ragazzo di 20 anni ubriaco ha picchiato un medico perché lo aveva invitato ad attendere il suo turno prima di iniettargli un disintossicante.

Ma per non andare troppo lontano nel tempo, a metà febbraio una bomba carta è stata lanciata contro la sede della guardia medica di Partanna Mondello, a Palermo, causando una deflagrazione che ha provocato ferite seppure lievi alla dottoressa in turno.

A Villabate, invece, più volte da ignoti sono stati lanciati sassi contro la guardia medica, dove peraltro fanno i conti anche con liquami fognari davanti all’ingresso. E in molte guardie mediche devono fare i conti anche con locali fatiscenti, sporcizia e umidità alle pareti.

Ecco, qualcosa non torna. La condizione di queste sedi è nota a tutti ma non si interviene. Non ci sarà, forse, un meccanismo dell’ingranaggio che si è arrugginito?

Adesso la palla passa alle Asp.

  • Liquami in bella mostra...

  • Umidità alle pareti

  • Chiusure improvvisate...

  • Rifiuti davanti alle guardie mediche

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