Il grado di pericolosità del Coronavirus? «È “scritto” nel Dna di ognuno di noi…»

23 Febbraio 2021

L'intervista di Insanitas al biologo Daniele Tedeschi, neo delegato nazionale per la genomica dall'Ordine Nazionale dei Biologi.

 

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RAGUSA. Il dottor Daniele Tedeschi (nella foto) è stato nominato delegato nazionale per la genomica dall’Ordine Nazionale dei Biologi con la seguente motivazione: “potenziare la formazione e la diffusione delle informazioni ai fini diagnostici e terapeutici delle scienze omiche”.

Direttore scientifico del progetto nazionale “Genobioma”, basato sull’attività di studio e ricerca scientifica sul DNA genomico, DNA mitocondriale e microbioma dell’essere umano, importante per conoscere lo stato patologico e fisiologico di un soggetto, Tedeschi svolge da alcuni anni la sua attività professionale a Ragusa, ha pubblicato oltre 200 articoli scientifici e partecipato come relatore a centinaia di convegni sul tema. Noi di Insanitas lo abbiamo intervistato.

Si aspettava questa nomina?
«È una delega che rappresenta un atto di fiducia e stima, non è inattesa e ci speravo, ma i Biologi italiani contano circa 70mila unità e di certo non potevo dare per scontata una delega da parte della Presidenza. Sono orgoglioso di essere un Biologo e di potermi dare da fare per migliorare la professione per la salute delle persone e non solo. Genomica significa molto altro, oltre che salute».

Il futuro della genomica si può intendere come il futuro della medicina in un certo senso?
«Il DNA è stato interamente sequenziato e codificato da anni, la sua applicazione è ai primordi, ogni giorno abbiamo nuove informazioni e nuove applicazioni. Noi siamo il nostro DNA oltre che quello dei microrganismi che vivono in simbiosi con noi (il microbiota). È la base di partenza, che sarà plasmata funzionalmente nell’arco della vita di ciascuno di noi. Potremo modificare nel tempo la funzionalità del genoma in meglio o in peggio e molto dipende da quanto conosciamo di noi stessi. Le predittività genetiche aiutano a capire quale strada rischiamo di prendere e quali possono essere le scelte migliori per abbattere importanti fattori di rischio. Come ad esempio tumori, malattie cardiovascolari, malattie neurodegenerative e così via».

Perché è importante che i medici vengano formati sul tema? A cosa serve la genomica?
«I Medici, i Biologi ma ovviamente anche i Farmacisti e le professioni sanitarie hanno il dovere di conoscere all’interno di percorsi formativi differenziati le applicazioni della genomica per poter sempre più avvicinarsi a quella che viene definita come medicina personalizzata. Il DNA è unico e le applicazioni pratiche sia in Clinica che in Farmacologia non mancano già oggi, molti non ci fanno caso ma già molti farmaci ed integratori nutraceutici vengono costruiti sulla base di particolari attività genetiche. L’interdisciplinarietà tra le professioni scevra da arroccamenti individuali aiuta non solo le singole professionalità ad un vero e proprio upgrade, ma pure le persone, i pazienti, a poter gestire i propri disagi e le proprie malattie con maggiore coscienza. Se conosco posso avere meno paura, se conosco so come potermi curare. L’eziopatologia di una malattia risiede nella maggior parte dei casi dentro di noi».

In questo momento difficile a causa del Coronavirus, come può essere utile la genomica?
«Grazie alla genomica si studiano le interazioni di geni specifici dell’attività virale, non solo di SARS-CoV-2, per comprendere quali possano essere- conoscendo il DNA dell’ospite- i rischi di infezione o di malattia. Ad una modifica, cioè mutazione, del DNA del virus corrisponde una variazione della possibilità del virus stesso di “colpire” l’ospite. La cascata di eventi che avvengono in una persona dipende non solo dal virus ma in gran parte dal DNA stesso della persona e dalle proteine codificate: il recettore di ingresso del virus, la risposta anticorpale, la risposta infiammatoria, la risposta correlata al tromboembolismo venoso e quindi i rischi di malattia e della sua progressione così come quindi percorsi mirati di terapia e cura. Il lavoro da fare è tanto dato che di fatto ad oggi alcune applicazioni pratiche non sono sempre a disposizione di tutti o non sono ancora inserite in procedure o protocolli diagnostici e terapeutici. A volte chi legge un intero DNA, ancor oggi viene un po’ scambiato per uno stregone, ma di fatto la scienza oggi non può prescindere dal DNA».

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