futuro in sanità

Il “Futuro della Sanità”, terminata la XVI edizione dedicata al paziente oncologico

20 Novembre 2019

Si è svolto a Milano l’evento promosso da AbMedica, azienda nel campo della distribuzione di tecnologie medicali avanzate e di sistemi di chirurgia robotica.

 

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MILANO. La ricostruzione di uno studio radiofonico, con tutti gli strumenti ed effetti connessi: microfoni, timer, cavi, stacchi musicali, cuffie, regia “dietro” il vetro, pannelli fonoassorbenti e molto altro ancora per ospitare negli studi Megawatt Court di Milano, la XVI edizione de “Il Futuro della Sanità”. Edizione dedicata al paziente oncologico e alle reti che si intrecciano intorno a lui.

L’evento promosso da AbMedica, azienda leader nella distribuzione di tecnologie medicali avanzate e di sistemi di chirurgia robotica, ha registrato anche la reunion di due voci di Radio 24 Nicoletta Carbone e Debora Rosciani tornate a condurre insieme “sulla frequenza dell’innovazione”.

Un parterre di ospiti d’eccezione ha animato il “programma” della serata partendo da Valeria Tozzi professore associato di pratica e governo sanitario alla Sda Bocconi che ha sottolineato il ruolo che giocano le reti oncologiche: presa in carico del paziente, la diffusione di modelli disciplinari, l’accoglienza e l’accompagnamento del paziente e adeguati standard di cure”.

In Italia oggi ne esistono 8 e collegano 11 regioni. Il presupposto delle reti è quello di razionalizzare le risorse economiche, tecnologiche e professionali anche per un’equità di accesso alle cure. E’ stato sottolineato da più parti.

“Siamo tutti chiamati – ha detto Francesca Cerruti, direttore generale di AbMedica – ad indirizzare in nostri sforzi in maniera sinergica. La rete stimola la condivisione di esperienze. Il “futuro della sanità” è un idea che nasce per mettere in connessione i professionisti della sanita”.

Grazie alla presenza del professor Roberto Orecchia, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia e a Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma l’accento è stato messo sulla personalizzazione delle cure.

“I trattamenti – ha detto il prof. Orecchia – devono essere personalizzati, no un protocollo per tutti”. “Oggi – ha rilevato Ciliberto – si studiano terapie basate sulla biologia del tumore, quindi sulle mutazioni dello stesso. Il modello mutazionale consentirà sempre più di individuare e abbinare il farmaco giusto. Tutti questi dati – ha aggiunto – devono esser condivisi in uno spazio virtuale ed è lo sforzo che stiamo facendo, nel rispetto della privacy del paziente”.

Quanto l’innovazione tecnologica aiuterà il medico? “Le nuove tecnologie – ha detto Orecchia – devono essere visti come strumento nelle mani del medico e non il suo sostituto. Il paziente non si accontenterà sempre più di guarire ma vuole tornare a fare quello che faceva prima. La tecnologia potrà supportare questo risultato”.

Tema centrale dell’incontro è stata anche la radioterapia grazie all’intervento di Stefano Magrini, presidente dell’Associazione italiana di Radioterapia ed oncologica clinica. “La radioterapia – ha sottolineato – entra nel 40 percento dei pazienti con neoplasia. E’ importante, per questo, coinvolgere l’oncologo radioterapista sin dall’inizio della terapia”.

Un accenno è stato posto anche sull’obsolescenza della macchine che secondo Magrini “vanno sostituite in un decennio” quindi l’invito ai numerosi manager, presenti in sala, ad “accantonare ogni anno risorse necessarie per poi poter innovare la tecnologia”.

Interessante la ricerca presentata da Ipsos e commissionata da AbMedica sulla “percezione degli italiani nei confronti dell’innovazione in sanità e in particolare nelle terapie oncologiche”.

“Dai nostri studi – ha commentato Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Italia, in collegamento telefonico – appare sempre più chiaro che l’innovazione tecnologia sarà decisiva per il futuro della sanità. La diffusione dell’intelligenza artificiale, che nella medicina – secondo Pagnoncelli – incontra meno barriere rispetto ad altri settori, non solo porterà alla nascita di nuove figure professionali in ambito sanitario come i chirurghi robotici ma anche una maggiore qualità nei servizi riducendo il gap nord-sud”.

Dalla ricerca Ipsos, condotta su un campione di 1000 intervistati, è emerso, fra l’altro, che se pur tutti i nuovi strumenti di cura piacciano molto agli italiani, faticano a percepire l’Italia come innovativa rispetto al resto dell’Unione Europea. Solo per l’11 percento l’Italia è ritenuta all’avanguardia, per il 33 percento è in linea con gli altri paesi europei, mentre, per il 41 percento è indietro. Rispetto all’intelligenza artificiale gli italiani si sono detti incuriositi (67%) e ottimisti (38%) ma c’è anche chi esprime preoccupazione (32%) e ansia (12%). (v.l.)

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