Il Coronavirus non ferma la ricerca: la testimonianza dalla Spagna di una studiosa UniMe

25 Marzo 2020

Ricercatrice presso il Dipartimento di Economia, da gennaio si trova presso la Universidad de Huelva: "Siamo tutti chiamati a rispettare le indicazioni di quarantena e di isolamento ed è per questo che io resto a casa, io lavoro da casa".

di Redazione

Ciascuno di noi, in Italia come in altri Paesi d’Europa e del Mondo, da settimane ormai vive costantemente la propria quotidianità tra le mura domestiche, a causa delle restrizioni dovute alla gestione ed al contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Ma la vita continua e, con essa, anche alcune attività, come dimostra la testimonianza della dott.ssa Veronica Marozzo, ricercatrice presso il Dipartimento di Economia dell’Ateneo di Messina che, da gennaio, si trova in Spagna per un periodo di ricerca presso la Universidad de Huelva.

A supportarla nel suo lavoro vi è il docente spagnolo Alfonso Vargas-Sànchez, in passato visiting professor presso l’Ateneo peloritano; insieme stanno ottenendo risultati (evidenziati anche da alcuni canali informativi iberici e all’interno del blog dello stesso Vargas) che sottolineano, oltretutto, le capacità in ambito internazionale dell’Università messinese.

“In pochissimo tempo- ha testimoniato la ricercatrice- anche qui l’emergenza Coronavirus ci ha costretto a restare in casa, ma nonostante questo si continua a lavorare perché la ricerca non si può e non si deve fermare”.

Nello specifico, la dott.ssa Marozzo sta portando avanti un’attività di ricerca, riguardante il “Concetto dell’autenticità di prodotto”, analizzando e studiando il comportamento del consumatore, con particolare riferimento ai prodotti del settore agroalimentare.

“Mi trovo in Spagna- ha aggiunto la ricercatrice- grazie alla collaborazione tra l’Università di Messina e quella di Huelva, in particolar modo grazie ai proff. Augusto D’Amico e Tindara Abate che mi hanno messo in contatto col prof. Alfonso Vargas-Sànchez con il quale sto conducendo una parte del mio lavoro. Viste le attuali restrizioni non si può che lavorare in modalità smart working, ma ciò non sta influendo negativamente sugli sviluppi della ricerca e anzi, paradossalmente, sotto alcuni punti di vista sta permettendo di concentrare le energie e gli sforzi verso il raggiungimento degli obiettivi. Siamo tutti chiamati a rispettare le indicazioni di quarantena e di isolamento ed è per questo che io resto a casa, io lavoro da casa”.

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