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Il “caso” La Rocca, la fiducia dei siciliani a rischio e il dovere della trasparenza

22 Novembre 2020

L'editoriale del direttore responsabile di Insanitas sulla vicenda dei posti letto e dei messaggi vocali inviati ai manager dal dirigente generale dell'assessorato alla Salute.

 

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È davvero il momento politicamente più difficile per la Sanità siciliana? Sotto un particolare aspetto sì: quello della fiducia. La fiducia dei cittadini che esce inevitabilmente incrinata da questa vicenda sotto il peso di un dubbio: “Cosa avrà voluto dire Mario La Rocca”?.

Ma ad andare a pezzi è soprattutto la fiducia all’interno del sistema sanitario regionale. Una “manina” ha tirato fuori da una chat privata il messaggio vocale incriminato per consegnarlo ad un bravo giornalista che ha fatto il suo lavoro. Quella manina appartiene quasi sicuramente ad uno dei 19 direttori generali nominati dal governo Musumeci. Questo significa, senza voler entrare nel merito del “ha fatto bene” o “ha fatto male”, che il patto di fiducia fra chi deve cooperare per il bene del nostro sistema sanitario si è rotto.

La Rocca sembra non rischiare il suo posto, altri forse sì. L’assessore Razza lo ha detto chiaramente: “Ha sbagliato i toni, forse, ma ha fatto bene!”. Ed in effetti il secondo messaggio vocale pubblicato oggi sempre dal giornalista Mario Barresi su “La Sicilia” contribuisce non poco ad alleggerire la posizione del burocrate.

Si tratta di un messaggio precedente rispetto a quello diffuso ieri e dal contenuto decisamente più chiaro: “Noto con dispiacere che ci sono una ventina di posti di intensiva in meno e 220 di posti di ordinari in meno di quelli che avevamo ipotizzato. Spero che ci sia qualche errore di caricamento da parte di qualcuno che vi invito a correggere subito anche perché stasera (4 novembre ndr) ci saranno le valutazioni sulle zone e pare che la Sicilia sarà arancione. Non credo che sia utile, bello o conveniente perdere una situazione di sicurezza economica perché qualcuno ha sbagliato a caricare i propri posti letto”.

Un messaggio al quale, come rivela lo stesso Barresi, non risponde praticamente nessuno. Così, più tardi, La Rocca invia il secondo messaggio, quello finito sotto l’occhio del ciclone (leggi qui). Ora arriveranno i controlli, chiesti non solo dalle opposizioni ma anche da Razza e Musumeci, e si vedrà subito la realtà dei fatti. Ciò che non si vedrà, non subito almeno, è la caccia al direttore generale “infedele”.

Ma, allontanandoci per un attimo dal “casus belli” che come una calamita attira tutte le attenzioni, è il caso di osservare anche la realtà dei fatti. La Sicilia, rispetto alla prima ondata di pandemia, sta attraversando un periodo assai più difficile ma, nonostante questo, seppure tra innegabili difficoltà il sistema ospedaliero nel suo complesso ancora regge. Abbiamo visto in tv immagini raccapriccianti provenire dalla Campania, dalla Lombardia. Oggi in Sicilia un paziente Covid che ha necessità di essere ricoverato trova un posto letto, al più tardi, nel giro di poche ore.

C’è però un campanello d’allarme suonato ripetutamente negli ultimi giorni da un sindacato in particolare, la CIMO che, fino a prova contraria, ha prodotto l’unica tabella analitica ad oggi esistente sui posti letto di terapia intensiva attivati in Sicilia.

Questa tabella smentisce i dati “ufficiali”. Abbiamo fatto le nostre verifiche prima di pubblicarla in questo articolo (leggi qui). Numeri precisi dai quali emerge un dato: il livello di occupazione dei nostri posti letto ed in particolare delle terapia intensive sta crescendo in maniera preoccupante e, di fatto, è già oltre i limiti di allarme del 30% di posti occupati.

C’è un’altra tabella analitica, prodotto e resa pubblica dall’assessorato alla Salute che smentisce quella del Cimo? No, ma ci sono come sottolinea Razza, l’Agenas, il Ministero ed anche la Società Italiana di Anestesia e Rianimazione Certificare ad assicurare che ciò che è scritto nelle piattaforme è vero.

“Noi abbiamo il dovere di trasmettere verità ai cittadini – ha detto Razza, puntando l’attenzione su un fatto oggettivo, inequivocabile – non viviamo un tempo ordinario altrimenti non saremmo in emergenza”.

Ha ragione l’assessore ma da questa consapevolezza deve emergere un impegno maggiore da parte di tutto il sistema sulla chiarezza e trasparenza nella trasmissione analitica dei dati. Perché questa emergenza è fatta di numeri. È sui numeri che si gioca la partita contro il Covid. Il numero realmente attivo, e non solo programmato, di posti letto: giorno per giorno, struttura per struttura. Il numero di personale impiegato negli ospedali, il numero di medici ed infermieri addetti alle USCA.

Perché se per avere queste notizie bisogna ricorrere ad un sindacato un problema c’è, ma se si vuole tenere fede a quella promessa di verità è anche facilmente risolvibile.

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