ASP e Ospedali

Il caso

«Il calvario di mio fratello, 28 ore in barella al pronto soccorso di Villa Sofia»

La protesta di Maurizio Mongiovì, cardiologo ospedaliero per quasi 40 anni: «Non è accettabile in un paese che si definisce civile». La replica dell'ospedale, contattato da Insanitas: «Il direttore generale farà gli opportuni accertamenti e valuterà in base ai riscontri congrue misure».

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PALERMO. Oltre 28 ore di attesa al pronto soccorso di Villa Sofia: è successo a un anziano di 78, lo racconta suo fratello Maurizio Mongiovì, cardiologo ospedaliero per quasi 40 anni, che ha fatto partecipe del caso anche a Fabrizio Artale (presidente dell’Associazione “Movimento per la salute dei giovani”). Dall’azienda ospedaliera palermitana, contattata da Insanitas per una replica, affermano: «Il direttore generale farà gli opportuni accertamenti e valuterà in base ai riscontri congrue misure».

Intanto c’è la protesta, molto circostanziata, inviata alla redazione di Insanitas: «Mi sono trovato dall’altra parte, quella dei pazienti: mio fratello, 78 anni, giovedì scorso, mentre faceva dei lavoretti in giardino, cade dalla scala per un capogiro, picchia la nuca violentemente, sanguina, è confuso» scrive Maurizio Mongiovì, aggiungendo: «Mi chiama e richiedo l’intervento del 118: l’ambulanza arriva velocemente, una prima assistenza con una fasciatura e ghiaccio, quindi una corsa verso il Ps di Villa Sofia. Alle 12 arriva, tampone negativo, codice giallo. Tante persone in lista d’attesa».

«Comincia il calvario: su una barella troppo corta, senza cibo né acqua, purtroppo vicino alla porta, di dove arriva l’aria fredda. Mia sorella ed io cerchiamo di aiutarlo come possiamo, qualcosa da mangiare, una coperta. Dei tre servizi igienici uno solo funzionante, per 60 persone. Affronta la notte. L’unico contatto con una infermiera Verrà visitato dal medico l’indomani alle 16:30, dopo oltre 28 ore di attesa. Così come tutti gli altri pazienti in codice giallo. Finalmente i punti per suturare la ferita. La Tac, come primo responso (riferito da mio fratello), dice frattura occipitale, non lesioni interne. Da ripetere. Continua l’osservazione. Questi i fatti».

Infine, Mongiovì sottolinea: «Non è accettabile in un paese che si definisce civile che questa sia l’organizzazione di un Pronto Soccorso. Come giustificare una simile attesa? Come giustificare un’assenza totale di assistenza, senza cibo e acqua con servizi igienici chiusi in gran parte? Come possono due medici assistere adeguatamente ed in tempi accettabili una tale massa di pazienti? Come possono un primario, un direttore Sanitario, un Direttore Generale, misconoscere questa situazione e non intervenire? Questo domande devono avere una risposta».

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