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medicina d'urgenza giuseppe bonsignore

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Il buco nero della Specializzazione in Medicina d’Urgenza in Sicilia

"Le Università di Palermo e Messina perseverano, inspiegabilmente, a non attivare le Scuole di Specializzazione per formare i nuovi medici di Pronto Soccorso"

Tempo di lettura: 3 minuti

Il nodo del cosiddetto imbuto formativo è stato negli scorsi anni un cavallo di battaglia di CIMO a livello nazionale e regionale. Abbiamo chiesto più volte e a gran voce l’aumento dei posti nelle Scuole di Specializzazione, del tutto insufficienti rispetto alle necessità del nostro SSN e totalmente disallineati dal numero di laureati in Medicina e Chirurgia che ogni anno sfornano le nostre Università, con giovani medici destinati a rimanere in un limbo che non gli consente di fatto di esercitare la professione. Soltanto quando i nodi sono venuti al pettine la politica si è risvegliata dal suo torpore e ha dovuto ricorrere addirittura, anche in era pre-Covid, al reclutamento degli specializzandi (Decreto Calabria) per fare fronte ad una situazione divenuta ormai insostenibile, col sistema ospedaliero al collasso, in particolare per i Servizi di Pronto Soccorso.

Quest’anno si registra l’inversione del trend degli ultimi anni con l’aumento dei posti nelle Scuole di Specializzazione che passano dagli 8.776 del 2019 agli attuali 14.455 con un più 5.679 con l’impegno ad un ulteriore incremento nei prossimi anni. Per quanto riguarda la Medicina d’emergenza/urgenza i posti di passano, a livello nazionale, dai 456 del 2019 ai 905 di quest’anno, un raddoppio forse insufficiente ma è già un punto di partenza.

E in Sicilia cosa è accaduto? Poco a nulla, in realtà. Catania è rimasta l’unica Università con una Scuola di Specializzazione in Medicina d’emergenza/urgenza e i posti disponibili nell’Università etnea sono passati dai 14 del 2019 ai 29 del 2020. Le Università di Palermo e Messina perseverano, inspiegabilmente, a non attivare le Scuole di Specializzazione per formare i nuovi medici di Pronto Soccorso con la conseguenza che tra qualche anno il problema, già oggi in condizione critica, arriverà veramente al punto di non ritorno. La soluzione al problema passa attraverso l’avvio di un rapporto sinergico tra istituzione universitaria e SSN, con la prima che non può continuare ad ignorare le necessità assistenziali e le carenze, gravissime, del secondo. Tale sinergia non può essere gestita che dalla Regione e in particolare dall’Assessorato Regionale della Salute che ha il preciso dovere di spingere in tale direzione.

E’ la semplice legge di mercato della domanda e dell’offerta che in questo caso viene totalmente disattesa da chi ha il preciso compito di offrire il prodotto richiesto, preferendo immettere sul mercato, al posto di generi di prima necessità (medici di pronto soccorso), beni di lusso (Specialità con scarsi sbocchi lavorativi). Le Università di Palermo e Messina rappresentano il grande “buco nero” per la Medicina d’emergenza/urgenza ed è indispensabile colmare questa voragine formativa prima che sia troppo tardi, ma forse già lo è.

 

 

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