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Ictus ischemico acuto, il Policlinico di Messina ai vertici nazionali per il numero di trattamenti

8 gennaio 2018

Nel 2017 risulta essere al secondo posto in Italia con 141 interventi endovascolari effettuati.

 

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La Stroke Unit del Policlinico universitario “G. Martino” risulta essere dai registri nazionali, nel 2017, ai vertici per numero di trattamenti eseguiti per ictus ischemico acuto.

Diretta dalla prof. Rosa Musolino, è centro Hub per la provincia di Messina. Attualmente è l’unico centro Hub con servizio di trattamento di disostruzione meccanica endovascolare attivo H24 nel territorio siciliano, grazie alla presenza della UOC di Neuroradiologia, diretta dal prof. Marcello Longo, che garantisce lo studio diagnostico e gli interventi endovascolari in sala angiografica dei pazienti.

Per quest’ultimo aspetto, nel 2017 il servizio dell’A.O.U. risulta essere al secondo posto nel panorama nazionale con 141 interventi endovascolari effettuati, dietro per pochissimo al Policlinico Tor Vergata di Roma con 144 interventi e davanti all’A.O.U. Careggi di Firenze con 120 prestazioni, sui 50 centri censiti.

Altro dato rilevante, il trend in costante crescita dei trattamenti di disostruzione arteriosa presso la Stroke Unit del Policlinico “G. Martino”: 32 nel 2014, 67 nel 2015, 104 nel 2016 e, appunto, 141 nell’anno appena trascorso.

Ad oggi, come detto, il centro rappresenta il riferimento per tutte le province della regione Sicilia ed anche per la vicina Reggio Calabria, per i pazienti con ischemia cerebrale che necessitano di trattamento endovascolare di disostruzione meccanica, proprio per la disponibilità attiva H24 nell’intero territorio.

A conferma dell’importanza del servizio per l’intera regione, nei giorni scorsi sono stati eseguiti due interventi endovascolari per ictus ischemico su pazienti che provenivano dalle province di Trapani e Siracusa, trasportati dal 118 mediante elisoccorso.

La centralizzazione dei pazienti dalla provincia (secondo procedura interaziendale attiva dal 2014), ed a volte dall’intera regione, al centro Hub ha consentito il trattamento secondo un modello ormai adottato dai maggiori centri europei. L’orientamento è, infatti, verso il sistema “mothership”, cioè il centro madre o Hub al quale afferiscono tutti i pazienti direttamente e non tramite il filtro dei centri spoke, privi di équipe angiografica, che hanno senso solo se posti all’estrema periferia della provincia.

Tutto ciò garantisce il raggiungimento dell’Hub nel più breve tempo, ovvero nel centro dotato di tutti i servizi necessari al trattamento dell’ictus ischemico ed evita quei rallentamenti che possono vanificare la corsa in ospedale. In Francia e Germania, ad esempio, le risorse servono a potenziare i centri Hub ed i trasporti dei pazienti con elicotteri e ambulanze con personale specializzato.

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