I veterinari specialisti siciliani: «Siano aumentate le nostre ore di lavoro»

29 Aprile 2020

Riparte da Messina la protesta dei medici in servizio nelle Asp e negli istituti zooprofilattici, che chiedono un maggiore coinvolgimento anche nella lotta al Coronavirus. All'assessorato regionale alla Salute è allo studio l’ipotesi di costituire una banca ore dedicata.

 

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Riparte da Messina la protesta dei medici veterinari siciliani delle Asp e degli istituti zooprofilattici che chiedono l’aumento del monte orario lavorativo settimanale.

Già a novembre, infatti, i veterinari hanno manifestato a Palermo, davanti la sede dell’assessorato regionale alla Salute, per porre l’attenzione su un’annosa questione contrattuale che, da quasi vent’anni, ruota attorno a 347 di questi professionisti.

In pratica, nel 2009 sono stati finalmente contrattualizzati a tempo indeterminato ma, contestualmente, si sono visti dimezzare le ore lavorative e le 6/7 ore settimanali di cui dispongono non sono sufficienti per svolgere determinate mansioni secondo precisi standard di qualità.

Prima che scoppiasse l’emergenza Coronavirus, l’assessore alla Salute, Ruggero Razza li ha incontrati rincuorandoli sulla risoluzione della situazione, ma l’esplosione della pandemia ha bloccato ogni trattativa.

Adesso, però, i veterinari chiedono di riprendere subito il discorso anche perché ritengono – in quanto esperti di zoonosi- di avere il diritto e il dovere di scendere in campo nella lotta al Covid-19.

Il “Sumai-Assoprof” (Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria) sostiene che i medici veterinari specialisti ambulatoriali sono disposti «a fronteggiare l’attuale emergenza attraverso l’incremento delle ore di incarico settimanale. Tale disponibilità operativa rappresenta un onore oltre che un dovere, e qualora dovesse trovare riscontro si farà in modo di condividere l’iniziativa su tutto il territorio regionale nel quale operano i 347 medici».

Da parte dell’assessorato ancora non è stata fornita una risposta ufficiale, ma da fonti interne fanno sapere che si sta valutando l’ipotesi di costituire una banca ore dedicata alla specialistica ambulatoriale veterinaria, recuperando le ore non utilizzate nelle altre specialità.

Per aumentare il monte ore, però, occorrono una serie di procedure, tra cui la modifica del tetto di spesa della specialistica veterinaria calcolata sulla base del fabbisogno richiesto per alcune attività importanti che si stanno conducendo, come le campagne di sterilizzazione, la lotta al randagismo, le azioni sui canili legate al benessere degli animali e una serie di altre misure partite già da tempo.

Inviato anche all’Asp di Messina, il documento del sindacato è stato visionato dal direttore generale Paolo La Paglia, che ad Insanitas ha dichiarato: «Si tratta di una programmazione regionale, l’Asp non c’entra nulla. Inoltre, non ho neanche i fondi. Da parte mia, sulla questione ho scritto più volte all’assessorato precisando che vedo di buon occhio l’aumento delle ore per i veterinari nella provincia di Messina, perché è un territorio ostico, con allevamenti molto diversi tra loro».

Nei giorni scorsi, infatti, La Paglia ha ribadito la richiesta di aumentare le ore di incarico ai 52 medici veterinari specialisti ambulatoriali, sottolineando: «I veterinari sono fra gli attuatori delle direttive di contrasto al contagio Covid-19 e durante questa pandemia hanno  continuato a dare,  con abnegazione, un  fondamentale apporto alla Salute Pubblica, assicurando sia i controlli sanitari sugli animali vivi e sui prodotti di origine animale destinati al consumo, sia il controllo del randagismo, a tutela della popolazione della provincia di Messina e del comparto agro-zootecnico».

Anche nel resto d’Italia i veterinari sono stati lasciati ai margini di questa epidemia che in realtà dovrebbe vederli coinvolti in prima persona.

Il “Sivemp” (Sindacato Italiano Veterinari Medicina Pubblica) sottolinea: «In questo difficilissimo contesto spiace constatare il mancato coinvolgimento dei veterinari, considerando l’apporto che potrebbero dare avendo da decenni dimostrato la capacità di operare in favore della salute pubblica e di saper gestire le emergenze. Per arginare il virus bisogna usare gli altri strumenti che la veterinaria ordinariamente utilizza nella gestione delle popolazioni: la biosicurezza, il biocontenimento, la sorveglianza epidemiologica e la induzione della resistenza nella popolazione».

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