I Giovani medici siciliani tornano alla carica: «Forti riserve sul progetto Training on the job»

18 Settembre 2019

Le sedi siciliane della SIGM ribadiscono le proprie perplessità sull’impiego nei Pronto Soccorso siciliani di neolaureati, cui destinare contratti a seguito della frequenza di un corso regionale di formazione professionale.

 

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PALERMO. «Continuiamo ad esprimere fortissime riserve su tale iniziativa e non ci convincono le posizioni dell’Assessore regionale alla Salute».

Lo affermano i Giovani Medici siciliani del S.I.G.M., tornando a commentare l’annunciato impiego nei Pronto Soccorso siciliani di giovani neolaureati, cui destinare contratti di “training on the job”, a seguito della frequenza di un corso regionale di formazione professionale al Cefpas.

Nei giorni scorsi l’assessore Ruggero Razza aveva così replicato: «Siamo convinti di aver adottato un’iniziativa legittima ed indispensabile per il nostro servizio sanitario».

La nota dei Giovani medici prosegue così: «Dispiace che l’Assessore Razza rifugga il confronto coi giovani medici, bollando la discussione quale una sorta di polemica sul conflitto di attribuzione delle competenze formative tra le Università e la Regione, e trincerandosi dietro la necessità di garantire il diritto alla salute dei cittadini. Regione ed Università dovrebbero fare sistema e concordiamo che sia ineludibile garantire il diritto alla salute dei cittadini, dentro e fuori i Pronto Soccorso, ma è parimenti dovere delle Istituzioni garantire un’assistenza di qualità, che è sinonimo di sicurezza delle cure, ed il cui presupposto è garantire un’adeguata formazione e la prospettiva di una crescita professionale ai propri operatori sanitari».

Secondo la S.I.G.M. Sicilia  «i medici dell’emergenza sanitaria territoriale (EST) svolgono un ruolo importante nella presa in carico e stabilizzazione dei pazienti critici, tanto sulle ambulanze quanto nei presidi territoriali delle emergenza, ma non sono addestrati ad erogare prestazioni specialistiche o ultraspecialistiche a pazienti critici nei setting assistenziali complessi della emergenza-urgenza, quali Pronto Soccorso e DEA».

Inoltre i Giovani Medici siciliani aggiungono: «Si sta tentando di fare passare il messaggio che la carenza di 300 medici specialisti urgentisti, con richiedono una formazione pluriennale, dentro i Pronto Soccorso siciliani possa essere vicariata da altrettanti medici neolaureati a seguito della frequenza di un corso di formazione di pochi mesi».

Ed il S.I.G.M. produce dei dati a supporto delle proprie affermazioni: sono 82 i Paesi che riconoscono la specialità medica dell’emergenza-urgenza, 13 in Africa, 27 in Asia, 13 nel contenente americano (inclusi gli Stati Uniti), 27 in Europa e 2 in Oceania (fonte: i.E.M.).

Inoltre, la durata minima della formazione post-lauream per la medicina dell’emergenza-urgenza richiesta nei Paesi Membro dell’Unione Europea è pari a 5 anni e, in alcuni Paesi, è richiesto un ulteriore percorso di ultraspecializzazione di 2 o tre anni dopo la specializzazione (fonte: UEMS, EUSEM).

«Peraltro, il possesso dell’attestato del corso EST, di per sé, consente ai medici abilitati soltanto la sostituzione dei medici titolari dell’EST nell’ambito di un rapporto di convenzionamento col SSN, ma non di poter sottoscrivere un contratto a tempo indeterminato; invece, a tal fine è necessario anche acquisire il diploma di formazione specifica di medicina generale. Tali medici, in ogni caso, non avrebbero né i requisiti (diploma di specializzazione) né le competenze per poter operare nei Pronto Soccorso al posto degli urgentisti, né per accedere ai ruoli dirigenziali del SSN».

«E se anche una sanatoria mai fosse concessa, permarrebbe il rischio di condannare in un limbo alcune centinaia di giovani medici, per di più in setting clinici complessi e particolarmente usuranti- incalzano i Giovani Medici delle sedi S.I.G.M. Sicilia- Per questo, come si è già verificato in passato, tali medici cercherebbero di accedere ai corsi regionali di medicina generale e, una volta e se acquisito il titolo, opterebbero per le zone carenti di medicina generale, lasciando sguarnita l’emergenza sanitaria territoriale».

Da qui l’appello a Razza: «Rinnoviamo la nostra proposta alternativa, peraltro recentemente messa in cantiere nella Regione Veneto, dove, a differenza da quanto avviene in Sicilia, Regione, Università, Ordini e portatori di interesse hanno avuto la capacità di sedersi attorno ad un tavolo per trovare soluzioni condivise nell’interesse dei cittadini. Si inseriscano da subito i Pronto Soccorso ed i DEA nelle reti formative delle scuole di specializzazione equipollenti alla medicina dell’emergenza-urgenza, scuole già esistenti ed attive in tutte le Università siciliane, impegnando in questo ambito i medici specializzandi degli ultimi anni di corso, ovvero quelli già prossimi al completamento di un percorso strutturato di formazione specialistica”.

Secondo i Giovani Medici siciliani  «ciò sarebbe una soluzione cantierabile in tempi brevi, che garantirebbe la presenza nei Pronto Soccorso di un surplus di medici con alle spalle 3 o 4 anni di formazione specialistica. Si investano quindi le risorse, altrimenti destinate ai contratti di training on the job, per finanziare contratti aggiuntivi regionali da destinare a tali scuole di specializzazione per allargare la platea degli iscritti: ricordiamo a tal proposito che le Aziende Sanitarie ed Ospedaliere possono finanziare contratti aggiuntivi di formazione specialistica».

Inoltre, c’è la richiesta affinché «le Università di Messina e Palermo istituiscano la Scuola di specializzazione di medicina delle emergenza-urgenza o che, in subordine, l’unica scuola di specializzazione in emergenza-urgenza presente in Sicilia, con sede presso l’Università di Catania, estenda la sua rete formativa su base regionale, aumentando sensibilmente le proprie capacità ricettive e, di conseguenza, il numero dei contratti che lo Stato e la Regione potranno assegnarvi a partire dal prossimo anno».

«In ultimo, ma non da ultimo, è necessario che l’Assessorato regionale alla Salute adotti politiche di rilancio e potenziamento delle cure primarie e dell’assistenza territoriale, anche attraverso l’istituzione di Case della Salute ed Ospedali di Comunità, garantendo l’assistenza dei pazienti cronici nei setting appropriati, in modo da creare nel territorio il filtro necessario a contenere il sovraffollamento dei Pronto Soccorso siciliani».

Concludono i Giovani Medici siciliani del SIGM: «In assenza dell’adozione di queste politiche, continuando la Regione a lanciare il messaggio illusorio di potenziare le porte di accesso agli Ospedali con la presenza di neolaureati in sostituzione dei medici specialisti mancanti, il rischio è quello di avere l’effetto paradosso di incrementare il sovraccarico dei Pronto Soccorso e dei reparti ospedalieri, con tutte le conseguenze del caso ai danni dei cittadini».

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