Sanità privata

Il caso

I Centri di dialisi siciliani: «Nostra categoria calpestata, l’assessore rispetti gli impegni»

Tre associazioni del settore protestano: «Undici milioni presi dall'aggregato della nefrologia per aiutare i laboratori».

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PALERMO. «Cercare di calmare una categoria che ha la capacità di fare la voce grossa non può essere la motivazione che muove un Assessorato nelle decisioni importanti che hanno refluenze economiche sulla vita di tutte le strutture convenzionate». Lo scrivono dopo il vertice negli uffici di piazza Ziino l’Associazione Dialisi Sicilia (Presidente Dr. Giuseppe Verde), l’Associazione Siciliana Centri Emodialisi Accreditati (Presidente Dr. Costantino Bartoli) e l’Associazione Dialisi Privata (Presidente: Dr. Aurelio Trupia).

«L’assessore sa benissimo, perché ha partecipato ad incontri con le nostre sigle sindacali, che abbiamo proclamato lo stato di agitazione già da settembre- sottolineano- Sa bene che le somme in più relative al nostro aggregato servivano intanto per sanare, almeno in relativa parte, la premialità prevista dal c. 1 dell’art 4 del D.A. 925/2013 che non ci viene pagata da 10 anni. Risolvere i problemi creandone altri non ci sembra la strada migliore da intraprendere all’inizio di questa nuova legislatura. Da anni aspettiamo come comparto il pagamento di quanto dovuto senza tralasciare la crisi economica attuale in cui versano le nostre strutture dovuta agli aumenti generali di tutti i costi».

“Situazione irrecuperabile”

Ed ancora: «La situazione è ormai irrecuperabile. Le nostre strutture lavorano ben oltre le loro capacità finanziarie. L’ennesima batosta arriva dal rincaro energia, ormai fuori controllo e oltre ogni ragionevole sostenibilità. In questi anni abbiamo subito i colpi del Covid con i costi da sostenere e le perdite ingenti, senza poter accedere ad alcun sostegno pubblico; abbiamo subito gli aumenti dei costi del personale con i continui adeguamenti dei contratti collettivi; i continui adeguamenti richiesti dall’assessorato come quello alla legge 231 e i costi relativi alla nuova normativa sulla verifica dell’accreditamento fino alla illogica e quanto meno contra legem richiesta di VEQ per i nostri laboratori interni di analisi. Le tariffe oggi applicate sono inferiori a quelle del 2004, visto che il decreto Russo del 2009 ha ridotto tali tariffe di circa il 2%. Una follia ormai insostenibile con gli aumenti per tutte le materie prime».

“Pronti a consegnare le chiavi”

Le tre associazioni aggiungono: «Non si può continuare con questi numeri, saremo costretti a breve a portare le chiavi delle nostre strutture. Dire che le nostre sono prestazioni salvavita e che quindi verranno comunque pagate non c’entra nulla con la situazione pregressa e con l’attuale crisi, impossibile da affrontare con le tariffe del 2004! Quest’ennesima decisione, alla quale abbiamo dato  il nostro parere negativo in assemblea, ci sembra uno schiaffo in primis alle centinaia di lavoratori del nostro comparto ed all’indotto che dipende dal nostro settore ma soprattutto al nostro atteggiamento di questi ultimi anni sempre volto alla risoluzione serena della vicenda».

“Danni economici dal 2005”

«Valuteremo subito dopo Pasqua come l’assessore vorrà rispettare l’impegno di risolvere la nostra vicenda preso ieri in assemblea quando parteciperemo al tavolo tecnico, già attivato presso l’assessorato. Ci chiediamo a questo punto come si dovranno affrontare le problematiche della nefrologia, tenendo presente i danni economici che si sono verificati nelle strutture nefrologiche dal 2005 ad oggi, assodato che non si può continuare con le politiche della coperta corta. Si cerchino gli sprechi enormi nel bilancio immenso della Sanità».

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