I cardiologi lanciano l’Sos: «Nelle strutture emodinamiche siciliane c’è carenza di organico»

10 Febbraio 2017

Il tema è stato lanciato dalla Società Italiana di Cardiologia interventistica, tramite il suo delegato regionale Gaetano Satullo ricevuta in audizione dalla Commissione Sanità dell’Ars.

 

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PALERMO. Carenza di organico nelle emodinamiche siciliane, fondamentali nei casi di infarto. Il tema è stato lanciato dalla Società Italiana di Cardiologia interventistica, che nelle scorse settimane tramite il suo delegato regionale Gaetano Satullo è stata ricevuta in audizione dalla Commissione Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Si tratta di quelle strutture che, all’interno delle cardiologie, consentono di eseguire indagini diagnostiche invasive ed interventi di angioplastica coronarica in elezione e in emergenza. Da qualche anno nelle emodinamiche vengono effettuati anche interventi sulle valvole cardiache e su altre strutture intracardiache, in alternativa (ove possibile ed indicato) alla cardiochirurgia.

«Il volume di attività delle emodinamiche- sottolinea Satullo- è in costante crescita non solo per l’incremento delle angioplastiche coronariche eseguite in emergenza in corso d’infarto miocardico acuto, ma anche in quanto vengono trattati pazienti che fino a pochi anni fa erano costretti ad interventi di cardiochirurgia».

L’Unità di emodinamica rappresenta per l’emergenza ischemica coronarica (infarto del miocardo) il punto d’accesso all’ospedale per il paziente che viene condotto direttamente dal sistema 118, senza transitare dal pronto soccorso o dall’UTIC.

In Sicilia c’è un servizio emodinamico d’eccellenza: grazie all’istituzione della Rete per l’infarto miocardico acuto, che ha consentito una capillare distribuzione delle emodinamiche sul territorio regionale (18 centri in altrettante strutture della rete ospedaliera e 2 strutture private convenzionate) nel 2015 la mortalità a 30 giorni dall’infarto miocardico acuto si è ridotta al di sotto della media nazionale.

I progressi fatti e l’inevitabile aumento del carico di lavoro si scontrano però con la mancanza di un parametro codificato per gli organici che, nonostante l’assimilabilità alla rete dell’emergenza urgenza, si base ancora sul numero di posti letto disponibili in reparto.

Se da un canto, il decreto del giugno del 2011 (istitutivo della Rete per l’infarto miocardico acuto) indicava in 4 il numero minimo di emodinamisti “dedicati” (cioè posti ad esclusivo servizio dell’unità di emodinamica) d’altro canto l’aumento dei carichi di lavoro (determinati dai nuovi tipi di intervento oggi eseguibili in emodimanica – c.d. interventi strutturali) e l’assorbimento della normativa europea sui turni di lavoro (Legge 161 del 2014) rendono di fatto obsoleta ed inadeguata tale previsione.

L’ex assessore alla Salute Massimo Russo, cogliendo il rapido sviluppo della cardiologia interventistica, era già intervenuto in tal senso con un D.A. (pubblicato nella GU Regione Sicilia n.35 del 28.8.2015) con il quale si disponeva l’incremento del fabbisogno di personale medico di due unità per le cardiologie dotate di emodinamica.

Ma anche questo intervento, di fatto, non è servito a risolvere la situazione. Il numero di emodinamisti che risulta necessario in esito al meticoloso lavoro svolto dal Gruppo Italiano di Studi Emodinamici (GISE) è di 6 per ciascuna unità ma, ad oggi il quadro dipinto dalla Società Italiana di Cardiologia interventistica è il seguente:
– in 7 emodinamiche prestano servizio 3 emodinamisti;
– in 5 emodinamiche prestano servizio 4 emodinamisti;
– per nessuna emodinamica è stata fatta una seria valutazione del volume d’attività e dell’incidenza che le procedure non interventistiche coronariche (angioplastiche periferiche e carotidee, procedure di interventistica strutturale alternativa, quando possibile, alla cardiochirurgia, ecc.) hanno sull’attività del reparto, considerato che l’incremento dell’attività strutturale intracardiaca ha ridotto l’attività cardiochirurgica. Ciò, di contro, non ha comportato uno spostamento delle risorse per il personale dalle cardiochirurgie semplici alle cardiologie con emodinamica (ed in relazione agli infermieri e ai tecnici, la situazione è ancora più disomogenea).

Nella maggior parte delle cardiologie siciliane, gli emodinamisti, non fanno solo emodinamica ma di fatto sono a disposizione dell’intero reparto. Per cui quel numero previsto solo per la rete dell’infarto non è di fatto sufficiente.

«Appare evidente ed urgente- continua Satullo- un’adeguata valutazione degli organici delle cardiologie dotate di emodinamica, in quanto anche il bonus di due cardiologi concesso con il D.A. del 2015 è ancora nella sostanza non applicato per il blocco dei concorsi ed è in ogni caso insufficiente».

La rappresentanza regionale della Società Italiana di Cardiologia Interventistica chiede un intervento dei Direttori Generali della rete ospedaliera regionale al fine di colmare le carenze degli organici già definiti, attraverso contratti a termine in modo tale da incrementare da subito il numero di emodinamisti e/o di cardiologi onde rendere gli emodinamisti effettivamente “dedicati” all’emodinamica; ciò al fine di tamponare almeno la situazione di emergenza.

«Appena sarà possibile avviare i concorsi- conclude Satullo- sarà fondamentale che l’assessorato si attivi per assimilare le cardiologie con emodinamica alle rianimazioni e alle strutture di pronto soccorso (i cui bandi, verosimilmente, partiranno per primi) visto il ruolo che le emodinamiche svolgono nel sistema dell’emergenza e delle Reti tempo-dipendenti che rappresentano, anche con il DM 70, un obiettivo prioritario del nuovo piano sanitario nazionale e in considerazione che il rispetto della tempistica nel trattamento dell’infarto miocardico acuto e i relativi esiti sono elementi di valutazione e di monitoraggio per le Aziende ospedaliere e per lo stesso assessorato alla Salute».

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