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Dal palazzo

Il workshop

HIV e comorbidità: ecco le nuove frontiere farmacologiche

Ricerca scientifica, problematiche assistenziali e gestionali del paziente sono state le tematiche affrontate durante l’VIII Workshop su “HIV-Hepatitis Co-infection & Co-morbidity” presieduto da Antonio Cascio (Policlinico "Giaccone").

Tempo di lettura: 6 minuti

PALERMO. Ricerca scientifica, problematiche assistenziali e gestionali del paziente con infezione da Hiv, sono state le tematiche affrontate durante l’VIII Workshop su “HIV-Hepatitis Co-infection & Co-morbidity” presieduto da Antonio Cascio, direttore della UOC di “Malattie Infettive” e del “Centro Regionale di Riferimento AIDS” del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo.

L’evento, che si è svolto in modalità virtuale negli studi digitali della Collage Congressi, è stato coordinato da Giovanni Mazzola (direttore della UOC di “Malattie Infettive” dell’ospedale “S. Elia” di Caltanissetta) e da Pietro Colletti (direttore della UOC di “Malattie Infettive” dell’ospedale “Paolo Borsellino” di Marsala).

«Nel corso del workshop, a cui hanno partecipato clinici di caratura scientifica nazionale e internazionale, è emersa la drammaticità gestionale del paziente con infezione da HIV nel corso della pandemia da Coronavirus- racconta il dottore Mazzola Infatti, l’assistenza continua e periodica di questi pazienti fragili è messa a dura prova dall’impossibilità di garantire i livelli qualitativi precedenti. Questo a causa dell’elevato rischio di contagiosità del Covid-19 nei reparti di malattie infettive dedicati, ma anche per il notevolissimo carico di lavoro che sottrae tempo ed energie agli operatori sanitari impegnati nella lotta alla pandemia. È per questo che attendiamo, con grandi aspettative, la vaccinazione anti SARS-CoV-2 per potere riprendere le attività in sicurezza cercando di porre rimedio alle forti penalizzazioni che tutti i pazienti con patologie croniche stanno subendo».

«Anche quest’anno l’evento è stato caratterizzato dall’ampio spazio dedicato al confronto delle esperienze cliniche, gestionali e scientifiche dei Centri Infettivologici delle varie Regioni d’Italia. Il primo dicembre è stata la giornata mondiale dell’AIDS, che quest’anno è passata un po’ sottotono essendo la totalità degli infettivologi impegnati con l’emergenza COVID-19, ma è importantissimo continuare a parlare di HIV anche in Sicilia, dove ancora si registrano più di 200 nuove infezioni annue ed è quindi evidente la presenza di un bacino di soggetti inconsapevoli della loro HIV-positività che continuano ad infettare tante persone- precisa il professore Cascio- Corre l’obbligo di ricordare che l’utilizzo del condom è ancora oggi l’unico metodo efficace per prevenire non solo l’infezione da HIV, ma anche quello di tutte le altre infezioni sessualmente trasmesse».

Lancia un appello anche il dottore Colletti: «Durante la pandemia è necessario non dimenticare la prevenzione dall’HIV. A causa della riduzione dei test di screening nel 2020, molte nuove diagnosi vengono effettuate tardivamente, ma una precoce invece permette di iniziare subito il trattamento: “Test and Treat”. Diagnosi e trattamento precoce permettono di evitare la progressione della malattia e prevengono la diffusione dell’HIV. La terapia “azzera” la carica virale e quindi “azzera” il rischio di trasmettere ad altri l’infezione. Non abbassiamo la guardia, evitiamo comportamenti a rischio ed effettuiamo il test, se dovesse essere positivo è possibile essere trattati con nuove associazioni farmacologiche assai efficaci, senza effetti collaterali e di semplice assunzione».

Proprio i nuovi trattamenti farmacologici sono stati al centro dell’iniziativa, infatti, finora è stata utilizzata la cosiddetta “triplice terapia” al fine di aumentare le aspettative di vita dei pazienti affetti da HIV, adesso però si sta facendo strada la “dual therapy”, un regime terapeutico con soli due farmaci (noto con la sigla internazionale 2DR). L’obiettivo è ridurre il numero dei farmaci da assumere quotidianamente e favorire l’aderenza alle cure attraverso modalità di somministrazione maggiormente “patient friendly”, più vicine alle necessità della persona.

«Le linee guida aggiornate della “European AIDS Clinical Society” ora raccomandano cinque opzioni di cambio di due farmaci per le persone con soppressione virologica: dolutegravir e rilpivirine (Juluca)- dolutegravir e lamivudine (Dovato)- boosted darunavir e lamivudineboosted atazanavir e lamivudina- boosted, darunavir e rilpivirine. Gli studi “GEMINI 1” e “GEMINI 2”, sono stati disegnati per dimostrare l’efficacia non inferiore, la sicurezza e la tollerabilità di dolutegravir e lamivudine in monosomministrazione giornaliera, in confronto a quella di dolutegravir e di una dose fissa di combinazione di tenofovir emtricitabina a 48 settimane in soggetti con infezione da HIV-1 naive per la terapia antiretrovirale (ART)- spiega Cascio– Questi studi dimostrano che oggi possiamo avere efficacia sovrapponibile con la terapia a due farmaci contenente dolutegravir e lamivudina rispetto ad un trattamento a tre farmaci nei pazienti naive, anche in quelli con elevata carica virale con oltre 100.000 copie. Il futuro si annuncia quindi particolarmente interessante, grazie alla presenza di studi avanzati per associazioni a due farmaci da somministrare per via intramuscolare ogni 1-2 mesi. La prospettiva è aperta anche dagli studi clinici sull’associazione cabotegravir-rilpivirina, che potrebbe consentire alla persona di liberarsi dal pensiero della malattia facilitando l’aderenza alle cure».

Nuovi e vecchi farmaci che vengono dunque combinati e ricombinati per rendere più semplici in termini di sicurezza e tollerabilità i trattamenti: «È importante, in questo contesto, ricordare la potenza degli inibitori delle proteasi grazie ai quali nel 1996 è di fatto cambiata la storia naturale. Attualmente questi farmaci, boosterati e non, trovano la principale indicazione nei casi più difficili e complessi; possono trovarsi in “Single Table regimen (STR)” (regimi a 3 farmaci in unica somministrazione giornaliera)- precisa ancora Cascio-A questo proposito non può non menzionarsi la STR contenente il bictegravir, nuovo e potente inibitore delle integrasi. Da menzionare anche la doravirina, l’ultima molecola arrivata della classe NNRTI (inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa), che rispetto agli altri farmaci di questa classe, ha dimostrato di sviluppare resistenze molto più lentamente e raramente grazie alla sua alta barriera genetica. Notevole inoltre il suo profilo di sicurezza dal punto di vista metabolico, dato molto importante in considerazione dell’alto rischio cardiovascolare nei pazienti HIV positivi. La doravirina è disponibile come singolo farmaco in associazione con altri medicinali antiretrovirali, per il trattamento di adulti con infezione da Hiv-1 senza evidenza di resistenza, pregressa o attuale, alla classe degli NNRTI e, grazie ai risultati degli studi di fase III Drive-Ahead, Drive-Forward e Drive-Shift, come regime di combinazione a dose fissa di tre farmaci (doravirina con lamivudina e tenofovir disoproxil fumarato) per il trattamento di adulti con infezione da Hiv-1».

«Interessantissimi- conclude il presidente del Workshop- i risultati di uno studio sull’Islatravir, un nuovo inibitore nucleosidico della traslocazione della trascrittasi inversa (NRTTI), in fase di sperimentazione clinica, che in associazione orale con la doravirina ha dimostrato avere un ottimo profilo di sicurezza e tollerabilità. L’Islatravir è attualmente in fase di valutazione negli studi clinici per il trattamento dell’infezione da Hiv-1 in combinazione con altri antiretrovirali, nonché per la profilassi pre-esposizione (Prep) come singolo agente sperimentale».

 

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