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Guarito dal Covid-19, Cuffaro racconta: “Il carcere in confronto è una passeggiata”

27 Dicembre 2020

"Siate cauti! Proteggetevi, non prendete sottogamba questo virus - raccomanda l'ex presidente della Regione -. Perché è un virus che non guarda in faccia nessuno e può colpirti quando meno te lo aspetti."

 

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Dopo aver trascorso diversi giorni in ospedale, anche in terapai intensiva, l’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, ha rilasciato una intervista pubblicata oggi sul blog Younipa a firma di Maria Pia Scancarello. Cuffaro racconta così la sua battaglia contro il virus.

“Ho combattuto una battaglia contro un orco, una bestia. Questo è il covid 19. Un virus maledetto che si insinua dentro di te e ti toglie il respiro, le forze, in alcuni casi anche la vita. Non bisogna sottovalutarlo quest’orco cattivo, perché può prenderti quando meno te lo aspetti”

“Credimi – dice all’intervistatrice – il carcere in confronto è stata una passeggiata. Son stati anni difficili anche quelli è vero, ma infondo sapevo che sarebbe finita, aiutavo gli altri, stavo fisicamente bene. Con il covid è stata la prima volta in cui davvero ho avuto paura di morire. Ho avuto paura di non rivedere più la mia famiglia, mia moglie, i miei figli. Ho avuto paura di non vedere più la luce del sole”

“Mi è passata tutta la vita davanti. Ho visto la morte con gli occhi. Ho davvero pensato di non farcela. Con il casco respiravo, ma è stata una fatica. Era una situazione drammatica. Nei momenti di lucidità, quando sentivo le voci dei medici che parlavano in sottofondo, l’unica cosa che facevo era pregare. Appena mi rendevo conto di essere cosciente iniziavo a pagare la Madonna e il Signore. Perché volevo con tutte le mie forze farcela. Volevo tornare dalla mia famiglia.”

“Quando ero incosciente vedevo spesso i miei genitori. Non capivo se erano li per portarmi con se o per confortarmi e non farmi sentire solo. Vedevo mia madre e mio padre con il loro sorriso, caldo e accudente. E capivo che mi trovavo in bilico tra la vita e la morte. Che stavo combattendo la battaglia più difficile della mia vita”

“Nei momenti di incoscienza ho anche visto accanto a me un caro amico che non c’è più, che è morto qualche anno fa proprio mentre era in rianimazione. Probabilmente la mia mente avrà fatto delle associazioni tra il mondo reale e quello onirico. Ma lo vedevo che mi spingeva verso l’alto, verso. La luce, verso l’uscita da questo tunnel”.

“In ospedale ho vissuto momenti difficili. Posso dirti che ho avuto accanto tanti angeli senza volto. Li vedevo tutti intorno a me, li sentivo parlare, ma non riuscivo a scorgere i loro volti. Tutti coperti dai dispositivi di protezione. Ma per me sono stati tutti degli angeli. Voglio ringraziarli uno ad uno per quello he hanno fatto per me. E per tutti i malati covid. Dobbiamo essere davvero grati ai nostri medici. Sono degli eroi”

“Ho potuto sentire tutto l’amore e l’affetto delle tante persone che mi vogliono bene e che mi sono state vicine con le loro preghiere e con il loro pensiero”.

Prima di chiudere la telefonata Maria Pia Scancarello chiede a Cuffaro se vuole lanciare un messaggio tutti quelli che leggeranno questa storia.

“Siate cauti! Proteggetevi, non prendete sottogamba questo virus. Perché è un virus che non guarda in faccia nessuno e può colpirti quando meno te lo aspetti. Come è successo a me. L’unica arma che abbiamo è la precauzione e l’attenzione. Per proteggere noi e i nostri cari”.

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