Guardie mediche insicure e fatiscenti, l’Asp di Palermo corre ai ripari: 5 milioni per riqualificarle

11 Aprile 2016

Inchiesta di Insanitas (seconda parte). Il direttore generale Antonio Candela: «Con quei fondi potenzieremo la sicurezza e miglioreremo le sedi. Gli uffici tecnici sono al lavoro, prima possibile passeremo alla fase operativa». Nessuna notizia concreta da Catania, dove in 180 hanno firmato un esposto contro l’Asp da presentare in procura.

 

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Mentre l’Asp di Palermo fa, quella di Catania “dice” di fare… ma noi non sappiamo cosa perché al momento regna il silenzio.

«Giusto per fornire un paio di numeri, le guardie mediche di nostra competenza sono 91. Di queste 7 si trovano in città, tre a Ustica, Lampedusa e Linosa e il resto nei Comuni dell’hinterland»: a snocciolare i dati è Antonio Candela (nella foto), direttore generale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo. Lo raggiungiamo telefonicamente mentre è a Roma per una riunione al Viminale.

Cinque milioni e mezzo. È questa la cifra a sei zeri che verrà spesa nel capoluogo siciliano per riqualificare i locali del Servizio di Continuità Assistenziale in termini strutturali, di vigilanza e sicurezza. Le tempistiche non sono ancora chiare ma «saranno le più brevi possibili» assicura Candela. «Già gli uffici tecnici sono in azione e quando sarà tutto pronto, passeremo alla fase operativa».

Insomma, almeno a Palermo e provincia si annunciano rimedi per fronteggiare l’emergenza denunciata in tutta la Sicilia dai medici che prestano servizio nelle guardie mediche, spesso in balìa di aggressori e vandali ed ospitate in sedi fatiscenti. Un tema di cui Insanitas continuerà ad occuparsi, con verifiche anche nel resto della Sicilia.

«Per recuperare la somma abbiamo lavorato sull’internalizzazione delle commissioni di invalidità civile e così abbiamo stornato due milioni e mezzo. La parte restante l’abbiamo recuperata attraverso la revoca di maxi appalti già giudicati i cui costi sono stati dimezzati». Adesso, dunque, non rimane che aspettare i fatti… quelli che possiamo vedere anche noi ad occhio nudo.

Quelli che spostandoci su Catania ancora sono molto evanescenti. Abbiamo provato in più occasioni a metterci in contatto con il direttore generale dell’Asp di Catania, Giuseppe Giammanco, ma con scarso riscontro.

A risponderci è stato il responsabile delle relazioni con la stampa che ha chiosato cosi: «Anche l’Azienda Sanitaria Provinciale etnea sta adottando misure concrete, però…». Ecco, però non è dato sapere.

Anzi no, stando a quanto riferiscono alcuni medici di Catania, l’Asp avrebbe proposto l’utilizzo di braccialetti elettronici che in caso di aggressione possano lanciare il segnale alle forze di polizia. Una misura non gradita ai camici bianchi perché giudicata troppo effimera. «Dopo la collanina, il braccialetto, poi ci saranno gli orecchini e faremo una parure» dichiara ironicamente Antonella Morabito, medico del Servizio di Sanità Assistenziale etneo.

E intanto è emergenza sicurezza nelle guardie mediche della città “do liotru”. In 180 hanno firmato un esposto contro l’Asp da presentare in procura e lo hanno consegnato al presidente dell’Ordine dei Medici, Massimo Buscema ma ancora si temporeggia.

«Stiamo aspettando qualche settimana prima di presentare la denuncia, proprio perché pensiamo che collaborare sia meglio di minacciare- afferma il professore Buscema- Vogliamo dare il tempo necessario all’Azienda Sanitaria per attivare le corrette misure. In caso contrario ci troveremo costretti ad agire. Le regole ci sono e vanno rispettate».

E si, perché a fugare ogni dubbio c’è il Testo Unico 81/08 che regolamenta la sicurezza nei luoghi di lavoro. E se la legge c’è, in un paese che si rispetti, va applicata.

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