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“Grey’s Anatomy” di casa nostra, chi sono e quanto guadagnano gli specializzandi italiani

22 Aprile 2020

Lo specializzando è uno medico in formazione al quale viene richiesto lo svolgimento complessivo di 38 ore lavorative settimanali con uno stipendio netto di circa 1.600 euro mensili

 

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Di fatto lo specializzando è un medico in formazione che ha studiato 6 anni, che ha conseguito una laurea e un’abilitazione a seguito di un Esame di Stato e che ha sostenuto, superandolo, un test d’accesso alle scuole di specialità (leggi qui), e che svolge un numero di ore settimanali di molto superiori alle 38 previste, un anello della catena di funzionamento di un reparto senza del quale in pochi giorni l’organizzazione complessiva della corsia arrancherebbe. Insomma lo specializzando è una sorta di figura mitologica, mitizzata da eventi di massa come Grey’s Anatomy e invidiata dal grande pubblico, ma basta fare due passi più in profondità per rendersi conto di quanto la realtà sia bene diversa dalla fantasia. Lo specializzando è sempre quello più giovane della fila dei camici bianchi intorno a un letto, quando non è impegnato con le consegne, le telefonate, le prenotazioni, gli appuntamenti trova anche il tempo di farsi chiamare “bel giovane” o “signorina” dai pazienti, contenitore frequente anche delle frustrazioni dei primari, lo specializzando è molto di più e molto meno bello di tequila, Seattle e tutine chirurgiche.

Come se non bastasse sulla testa dello specializzando compare, vorace, lo spauracchio del guadagno. Argomentazione assai complessa ma molto meno astuta che a un certo punto delle conversazioni spunta sempre fuori: “ma almeno a voi, vi pagano”.

Vediamo che succede davvero:

Ai medici specializzandi è corrisposto un trattamento economico composto da una quota fissa ed una variabile. La quota fissa è pari a 22.700,00 € lordi per ciascun anno. La quota variabile è pari a 2.300,00 € annui lordi per i primi due anni di corso, 3.300,00 € annui lordi per gli anni di corso successivi. Tale cifra corrisponde a un netto di 1600 Euro mensili, da questi vanno sottratte numerose spese quali:

– assicurazione RC professionale: circa 600€ annui;
– tasse di iscrizione ad albo provinciale e federazione nazionale: dai 100 ai 200 € in media;
– tassa di iscrizione alla cassa previdenziale ENPAM: dai € 253.73 annui fino a 30 anni di età ai € 451.10 annui dal compimento dei 30 fino ai 35 anni;
– tassa di iscrizione annuale universitaria: dai 1.600 ai 2.000€ annui potendo arrivare anche ai 3.000€ in alcune università.

 

Ancora, a quel che rimane va sottratta la somma per il pagamento dei contributi previdenziali all’INPS. Arriviamo così a una cifra di circa 1300 Euro netti mensili, per una media di ore sempre superiore alle 50 settimanali circa per ognuna delle quali, al netto dei calcoli si avrebbe un compenso di 6,50 Euro.

Parlare di ritorno economico è inoltre quantomeno dovuto, considerando che di fatto si tratta di professionisti che offrono servizi fondamentali ai pazienti, e senza dei quali parte del Sistema Sanitario ancora in piedi verrebbe giù con grande facilità. Lo specializzando dunque è una figura da tutelare, come un cristallo, con dedizione e attenzione, con la cura che si riserva a pochi ma con la responsabilità che si tratta dei medici di un domani che è sempre meno futuro, sempre più presente.

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