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Gli ostacoli della sanità siciliana, una ricerca mostra le debolezze del sistema

26 Maggio 2020

Secondo il lavoro commissionato dal Sindacato pensionati della Cgil Sicilia per ottenere prestazioni sanitarie in meno di una settimana l’unica strada è l’intramoenia, ovviamente a carico del paziente

 

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Più ombre che luci per la sanità siciliana che viaggia a velocità diverse, talvolta molto diverse. Se da un canto a Ragusa l’Asp riesce a far rispettare i tempi d’attesa per esami e visite mediche negli ambulatori pubblici, a Palermo ci vogliono 7 mesi per fare un elettrocardiogramma non contrassegnato come urgente.

Emerge questo e molto altro dall’indagine commissionata dal Sindacato pensionati della Cgil Sicilia al sociologo Giovanni Frazzica e all’antropologa Laura Borino, discussa in una videoconferenza con esperti, sindacalisti e l’assessore alla salute Razza.

L’analisi non si è soffermata solo sulle liste d’attesa ma è stata condotta una vera e propria inchiesta, con  interviste agli over 65 che hanno avuto a che fare col sistema sanitario, medici di base e i direttori sanitari delle Asp di Palermo, Caltanissetta e Ragusa.

Se la metà degli over 65 in Sicilia vive in povertà relativa il problema del ticket sanitario diventa di primaria importanza rileva il sindacato: “Le diseguaglianze economiche diventano disparità nell’accesso alle cure se, oltre al costo del ticket, spesso l’unico modo per avere un esame in tempi decenti è accettare di pagare l’intramoenia o rivolgersi agli ambulatori privati.

In un articolo pubblicato questa estate insanitas aveva posto l’accento proprio sul ticket sanitario che in Sicilia è più caro che altrove (leggi qui)

L’altro nodo è la mancanza di fiducia nel sistema e la frustrazione in questo essere continuamente rimpallati tra il medico di base e  lo specialista.

La conclusione alla quale giunge la Spi Cgil Sicilia è che quello siciliano non è un sistema sanitario a misura di anziano, tanto che il titolo con il quale la ricerca è stata presentata è “La sanità ad ostacoli”.

“Il nostro obiettivo – dice il segretario generale Spi, Maurizio Calà – è stato quello di individuare le criticità per arrivare alla formulazione delle proposte per eliminarle. Oggi non possiamo dire di avere una sanità universale e gratuita. Tuttavia l’emergenza sanitaria, oltre ad avere portato in luce in tutta la loro evidenza le debolezze del sistema, ci offre un’opportunità di investimenti da non perdere. Questo a partire dai i 3,2 miliardi stanziati dal decreto Rilancio: un’occasione irripetibile per adeguare innanzitutto la medicina del territorio creando una vera integrazione socio- sanitaria“.

Ragusa si conferma anche l’Asp con più capillare copertura sul territorio, grazie soprattutto alla massiccia presenza di poliambulatori, e questo di certo aiuta a snellire le liste d’attesa. Mentre sull’Asp di Palermo ci sono luci ed ombre, con differenze significative nei vari distretti.

LISTE D’ATTESA IN PROVINCIA DI PALERMO

Se distretto sanitario di Palermo per una spirometria occorre attendere di 71 a 127 giorni, a Petralia ne bastano 45 e 10 a Partinico. Di nuovo a Palermo si ritrova un tempo massimo di 211 giorni per un elettrocardiogramma con priorità programmabile che diventano 80 a Partinico e 107 a Petralia. E ancora, una visita ortopedica con le stesse caratteristiche viene erogata a Palermo trascorsi 107 giorni, a Partinico 66, a Corleone 22, a Petralia 138. Negli ospedali i tempi di attesa sono pressochè uguali o leggermente inferiori, analogamente nelle strutture convenzionate.

Secondo la ricerca per ottenere prestazioni sanitarie in meno di una settimana l’unica strada è l’intramoenia, ovviamente a carico del paziente.

“Tra le nostre proposte – ha dice Calà – c’è anche quella di prevedere , nel caso che una struttura pubblica non sia in grado di rispettare i tempi massimi previsti, il diritto per il paziente di ricevere la prestazione in forma privata, anche intramoenia, pagando solo il ticket. Per il co-finanziamento dovrebbe provvedere la regione con un fondo apposito”. A fronte delle criticità del sistema è cresciuta la spesa delle famiglie per la sanità “e – è il parere dello Spi Cgil – sono anche aumentate le disuguaglianze nel diritto alla Salute e nell’accesso ai livelli essenziali di assistenza (Lea)”.

Nel 2018 i siciliani hanno speso per ticket 209, 6 milioni, di cui 106,8 milioni per i farmaci, 48,5 per prestazioni sanitarie e 42,8 per prestazioni specialistiche ambulatoriali. “Chiediamo alla regione – afferma Calà – di abbassare i ticket e di aumentare il numero di patologie per cui è prevista l’esenzione dai ticket. “E’ indispensabile – sostiene – l’istituzione in tempi rapidi di un tavolo negoziale presso l’assessorato alla Salute per arrivare a un patto sulla Salute che determini la ristrutturazione della sanità, nuove assunzioni, l’aumento dell’offerta di servizi in relazione ai bisogni reali”.

Lo Spi sollecita anche interventi per la qualità delle strutture residenziali, a tutela degli anziani. “Punti chiave – sottolinea Calà – restano la medicina del territorio e l’integrazione socio- sanitaria, da perseguire anche attraverso la creazione di un unico assessorato al welfare, per giungere a strutture come le case della Salute”. Dal sindacato anche la richiesta di aumentare l’offerta pubblica di Rsa utilizzando le Ipab e di intervenire con i controlli affinchè le strutture private convenzionate rispettino adeguati standard qualitativi.

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