AIM decreto pieralli

Giovani medici di medicina generale, infuria la polemica contro il decreto “Pieralli”

19 ottobre 2018

I timore di un sorpasso in graduatoria da parte dei precari del SSN. Ma non mancano le voci a favore.

 

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Agitazione tra i giovani medici di medicina generale e battaglie sociali ad innescare il dibattito. A provocare il dissenso il cosiddetto “decreto Pieralli”, la proposta di legge presentata nei giorni scorsi alle rappresentanze sindacali dal consulente del Ministro della Salute Giulia Grillo, Roberto Pieralli.

Al grido infatti di #nodecretopieralli #nosanatariaadpersonam, si è infiammata la polemica relativa principalmente al timore di un sorpasso in graduatoria da parte dei precari del SSN a svantaggio dei prossimi medici di medicina generale, in possesso di titolo e vincitori di regolare concorso.

Stando alle ultime dichiarazioni dello stesso Pieralli, si sarebbe travisato il reale scopo della proposta. La medicina generale comprende i medici di famiglia, i medici del 118, i medici di medicina dei servizi e i medici di continuità assistenziale. Tutti questi servizi, per far fronte alle esigenze dell’utenza, negli ultimi anni hanno di fatto raccolto un numero spropositato (circa 10 mila) di medici precari senza titoli, ricoprendo mansioni incompatibili sia con la normativa europea sia con quella italiana che invece richiedono titoli per esercitare le funzioni di medicina generale.

La norma europea però (Direttiva 36/2005 CE) prevede un’altra opzione. I medici in corso di formazione in medicina generale, che allo stato attuale non possono entrare in graduatoria e, per incompatibilità, possono svolgere altri lavori all’interno del SSN se non sostituzione di medicina generale e di continuità assistenziale, secondo la proposta di legge di Pieralli, avrebbero autonomia lavorativa.

Quindi potrebbero accedere alle graduatorie regionali e avere contratto a tempo indeterminato in guardia medica, 118 o medicina di famiglia, in presenza di posti liberi e senza sorpassare nessuno. In questo modo si garantirebbero ai corsisti non una semplice borsa di studio ma stipendio, versamenti pensionistici, assicurazione malattia, infortuni e gravidanza per le donne medico, punteggio ed esperienza.

Per quanto invece riguarda i medici che per anni hanno lavorato nelle Aziende Sanitarie senza titoli ma avevano superato il concorso di ammissione al corso e che per vari motivi non hanno potuto accedere (problemi economici, borsa insufficiente, figli e mutui e simili), da ora in poi potranno colmare l’assenza di titolo accedendo al corso senza borsa nel limite dei 2mila posti in tutta Italia.

In questo modo potranno comunque mantenere il proprio lavoro in azienda seguendo anche la formazione specifica in medicina generale. Saranno poi i sindacati a stabilire la priorità d’accesso alle graduatorie in modo che nessuno venga superato senza merito.

«Di fronte a questa impasse che si sta creando- afferma Giuseppe Biondo, presidente SNAMI Sicilia- per cui nell’arco di 3 o 4 anni si avrà un’enorme carenza di medici di medicina generale e quindi di assistenza ai cittadini, situazione che soprattutto nelle regioni del Nord Italia si sta già verificando, la proposta di Pieralli è più che sensata. I posti disponibili all’interno del corso di medicina generale andrebbero semmai raddoppiati per far fronte alla carenza a cui si andrà incontro a causa del turnover”.

“Bisogna infatti eliminare le incompatibilità e valorizzare il corso di formazione specifica e l’assistenza sul territorio. Concordo infine sulla riduzione- conclude- dei tempi del corso di formazione specifica in medicina generale evitando che, chi è già in possesso di una specializzazione pregressa, debba ripetere il periodo di osservazione».

«Come fatto emergenziale- sottolinea Franco Giacovelli, rappresentante di FP CGIL Medici di Famiglia in Intesa Sindacale- la stabilizzazione dei precari proposta dal decreto, potrebbe essere una soluzione all’attuale carenza di medici causata da una cattiva programmazione, purché sia limitata nel tempo. Vige piuttosto la necessità di apportare delle modifiche alla scuola di formazione in medicina generale che dovrebbe essere gestita da soggetti terzi e non dagli stessi sindacati. Inoltre la scuola prevede delle lezioni che non fanno che replicare delle conoscenze già acquisite dei corsisti la cui situazione peraltro dovrebbe essere equiparata a livello economico a quella delle altre specializzazioni. Sarebbe infine necessaria per i corsisti una maggiore attività sul campo».

Molto simile la posizione dello SMI. «Attualmente si sta verificando un problema- spiega Rosalba Muratori, responsabile regionale SMI-, dovuto alla carenza di medici di medicina generale, previsto da tempo e per cui non è mai stata operata una programmazione adeguata. Approfittando quindi di un momento di apertura del Ministero alle sigle sindacali, vi è l’esigenza di istituire un tavolo tecnico al fine di trovare una soluzione evitando di generare ulteriori dissidi anche tra i precari che devono essere stabilizzati e i corsisti della scuola di formazione in medicina generale».

«È necessario quindi- conclude- che si dia la possibilità di accedere in tempi brevi e senza incompatibilità al corso in medicina generale per avere un’adeguata formazione in regola con la normativa europea e, allo stesso tempo, anche una tutela economica e previdenziale».

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