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Dal palazzo

Congresso regionale

I giovani biologi lanciano l’appello: «Ecco come valorizzare la nostra professione in campo sanitario»

Il resoconto del secondo Congresso regionale.

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. I giovani biologi chiedono provvedimenti che riconoscano e garantiscano la loro corretta collocazione in ambito sanitario, secondo quanto prevede l’attuale legislazione. Approccio interdisciplinare biomedico attraverso nuovi disegni di legge indirizzati alla riapertura delle scuole di specializzazione di area non medica, accorpamento dei laboratori clinici e perfezionamento delle scuole di nutrizione e delle tecniche Aba (Applied Behavior Analysis) per bambini affetti da autismo.

È quanto hanno chiesto alle istituzioni i professionisti di area non medica che operano nell’ambito sanitario nel corso del secondo congresso regionale “Giovani biologi, quale futuro?” che si è svolto nella sala gialla dell’Ars, alla presenza del parlamentare regionale Vincenzo Figuccia, del vicepresidente della commissione Sanità Vincenzo Fontana e di autorevoli rappresentanti del mondo, universitario, medico e dell’associazionismo arrivati da tutta la Sicilia.

«L’area non medica va tutelata tanto quanto le altre aree professionali- ha sottolineato Figuccia- È un percorso che bisogna costruire dal basso, a partire dalla formazione, attraverso la riapertura di scuole di specializzazione e corsi di aggiornamento. Abbiamo già avviato commissioni di lavoro e messo in cantiere dei progetti per ridare impulso alla professione. Inoltre, non bisogna dimenticare che il 2017 è stato dichiarato l”’Anno del turismo sostenibile per lo sviluppo’, con l’obiettivo di rendere i cittadini consapevoli del proprio patrimonio e di educarli alla salvaguardia del territorio. Si partirà da qui, mettendo in campo progetti che possono attrarre risorse europee da declinare ai giovani biologi».

Secondo il presidente dell’Ordine dei medici, Toti Amato «è sempre un fattore positivo dare impulso a nuove competenze. Le professioni emergenti sono propedeutiche per spingere istituzioni e nuove generazioni verso modelli sociali innovativi. Nell’ambito delle loro discipline, i giovani biologi che operano nell’area non medica della sanità possono dare un contributo importante, soprattutto nella ricerca e nella formazione».

«Un incontro importante- hanno detto il presidente Felicia Di Falco e il responsabile scientifico nazionale Mario Di Giovanni della Fedisan (Federazione didattica sanitaria)- Abbiamo gettato le basi per ridare slancio alla professione, individuando un percorso concreto, capace di immettere nel mondo del lavoro i tanti giovani che operano in ambito sanitario a tutela dell’ambiente e dei cittadini».

L’iniziativa è stata patrocinata dalla Fedisan con la collaborazione dell’Ordine dei medici di Palermo.

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