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Giochi d’azzardo, giovani a rischio-dipendenza: ecco l’indagine dell’Asp di Palermo

La psichiatra Francesca Picone coordina "Una scommessa su di noi",  progetto di prevenzione che ha coinvolto 1.526 studenti (età 11-18 anni).

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I giochi d’azzardo possono provocare una pericolosa dipendenza in tutte le fasce d’età. Intervenire fin dai primi segnali di problematicità aumenta le possibilità di risolvere il problema in tempi brevi, evitando di complicare la situazione personale e familiare.

Gli adolescenti sono potenzialmente più sensibili a sviluppare problematiche inerenti al gioco d’azzardo per diverse ragioni, come spiega Francesca Picone, psichiatra UOC Dipendenze Patologiche dell’Asp di Palermo che dal 2021 coordina “Una scommessa su di noi”,  progetto di prevenzione della dipendenza da gioco che ha coinvolto 1.526 studenti (età 11-18 anni) delle scuole medie secondarie di Palermo e provincia. Nell’Istituto Ascione si è svolta la manifestazione conclusiva della prima fase del progetto che terminerà a novembre 2023.

«L’obiettivo è sviluppare negli adolescenti una consapevolezza rispetto ai rischi del gioco d’azzardo, la conoscenza del fenomeno e la condivisione di possibili strategie di supporto, al fine di contrastarlo- spiega Francesca Picone, responsabile scientifica del progetto- Gli adolescenti tendono meno a considerare le conseguenze e i rischi delle loro azioni, sia per fisiologica immaturità delle strutture neurobiologiche deputate a un adeguato controllo comportamentale e degli impulsi, che per spinta motivazionale a definire la propria identità. Su tali premesse può quindi innestarsi una vera e propria condizione patologica che, com’è noto, si caratterizza per la sua evoluzione progressiva e la cui espressione clinica è data dalla combinazione di caratteristiche quali i differenti gradi di autocontrollo e consapevolezza, presenza di tratti legati al novelty seeking, fattori familiari e ambientali, carenti fattori protettivi».

Dall’indagine preliminare condotta nelle scuole, è emerso un dato indicativo rispetto la presenza di comportamenti a rischio e patologici associati al gioco d’azzardo. Dalle analisi statistiche, l’85% del campione totale testato mostra un comportamento di gioco non problematico, il 9% a rischio e il 6% invece problematico/patologico. Il campione analizzato è composto da 1478 test validi (689 femmine, 793 maschi 6 gender fluid) con età media di 12.2 anni e DV di 0.59.

«Nella prima fase progettuale spiega la responsabile scientifica- è stato chiesto loro di completare in forma anonima la versione italiana del South Oaks Gambling Screen Revised for Adolescents (SOGS-RA) al fine di poter rilevare scientificamente il rapporto con il gioco d’azzardo. Nello specifico, il questionario è composto da 12 items che indagano e rappresentano le costellazioni comportamentali e sintomatiche legate al gioco d’azzardo patologico. Dallo scoring si possono, infatti, differenziare tre differenti livelli di gioco: 0-2 non problematico; 3-4 a rischio; 5 o superiore problematico/patologico».

«La ricerca-azione– sottolinea- ha avuto quindi l’obiettivo di sensibilizzare circa la complessità del fenomen gioco d’azzardo, informando sulle trappole insite nei giochi d’azzardo (fenomeno della quasi vincita, distorsioni cognitive, calcolo delle probabilità, ecc..), favorendo comportamenti adeguati al gioco e promuovendo le life skills, in particolare il pensiero critico, il problem-solving e la capacità di prendere decisioni in condizioni d’incertezza, allo scopo di aumentare la consapevolezza dei rischi a cui si può andare incontro: fisici (insonnia, irritabilità, sbalzi d’umore), relazionali e familiari, scolastici e lavorativi, sociali ed economici. Conducendo una specifica sistematizzazione dei dati emersi dall’indagine epidemiologica, si sono differenziati specificamente le diverse tipologie di tendenze al gioco».

«Un’esperienza da continuare- termina Picone- che apre dei varchi interessanti per la promozione della salute moderna e innovativa. Non sono prodotti preconfezionati quelli che proponiamo, ma diamo spazio alla loro creatività, il metodo utilizzato mette i giovani al centro».

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