Antonello Giarratano numero chiuso

Dal palazzo

Riforma dei test d'ingresso a Medicina

Giarratano (Siaarti): “No ai test d’ingresso, ma le facoltà di Medicina non sono pronte per l’abolizione del numero chiuso”

"Giusto consentire a tutti coloro che lo meritano di entrare in Medicina" afferma il presidente della Siaarti che però si dice contrario "a una pletora di medici formati per corrispondenza o a distanza"

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“Come Siaarti siamo contrari ai test che selezionano i fortunati anziché i più preparati, ma diciamo ‘no’ anche ad una riforma che metterebbe in difficoltà le Facoltà di Medicina perché, per carenze di aule e di docenti, non sono pronte a ricevere circa 50mila iscritti”. Ad affermarlo, in una intervista rilasciata all’Adnkronos è il presidente della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, Antonino Giarratano. “Per garantire che è in discussione in questi giorni occorrerebbero investimenti sull’università. Una situazione che, altrimenti, creerebbe il caos e sempre più disparità di accesso, dopo il primo anno” prosegue Giarratano commentando il via libera al testo base per la riforma dell’ingresso a Medicina adottato all’unanimità dal Senato.

La riforma che abolisce i test d’ingresso potrebbe entrare in vigore già dal prossimo anno, con un’apertura a tutti nel primo semestre e la prosecuzione del percorso formativo in base ai risultati ottenuti, mantenendo programmazione e graduatoria. “Come Siaarti siamo a favore di un modello che permetta a tutti coloro che lo meritano di entrare in Medicina, ferma restando la necessità di una programmazione che non crei una pletora di medici ‘formati per corrispondenza o a distanza’, quindi online per mancanza di aule e docenti in presenza. Occorre rivedere e abolire l’attuale sistema dei test e al tempo stesso investire su università e formazione creando sistemi equi di valutazione”.

Specializzandi in anestesia e rianimazione

Il presidente della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva interviene poi sulla specifica questione degli specializzandi nella medicina rianimatoria e d’urgenza. “Anestesisti, rianimatori, medici d’urgenza e chirurghi sono ormai merce rara – afferma Giarratano – Tuttavia, formare questi specializzandi anche in ospedali fuori rete formativa per colmare carenze di organico dovute ad anni di programmazione sbagliata ci lascia molto perplessi. La formazione sul campo e negli ospedali non è in discussione. Anzi, è fondamentale, ma occorre una riforma piena del sistema di formazione post-laurea Medicina che garantisca qualità della stessa, competenze e attività maturate sul campo. Occorre evitare che lo specializzando sia considerato una risorsa destinata a coprire buchi di organico del Servizio sanitario regionale in strutture periferiche prive di molte specialità, dove – sottolinea – per restare alla disciplina di Anestesia e rianimazione, farebbe un’attività diversa e comunque priva di quelle specialità necessarie alla sua formazione, non maturando competenze essenziali per chi poi dovrà da tali nuovi specialisti essere assistito e curato”. Inoltre, “con questo provvedimento – evidenzia il presidente di Siaarti – è stata tolta ai docenti la loro funzione di certificare le acquisizioni di competenze. Chi lo farà, soprattutto se in alcune reti gli specializzandi non le matureranno? Insistiamo, troviamo soluzioni complessive che garantiscano tutte le esigenze, del sistema sanitario e della formazione. O la fuga dalle iscrizioni in alcune specialità diventerà una emorragia”.

La proposta

Le proposte strutturate di riforma e le soluzioni si fanno nelle sedi opportune ma si costruiscono in modo organico e non frammentario in tantissimi articoli in disegni di legge che spesso poco ci azzeccano. E poi si fanno assieme a chi medici ospedalieri, medici universitari e associazioni che fanno formazione specialistica di qualità possono dare il giusto contributo. Lanciamo una proposta – conclude Giarratano, – ripristiniamo nella figura dello specializzando l‘Assistente Medico a tempo determinato assunto nel SSR (il Dirigente Medico sarebbe il suo naturale Tutor). Lasciamo per competenza all’università le sue funzioni: definire, con il sistema sanitario regionale, quali ospedali sono idonei anche in rapporto alla progressiva crescita nei 5 anni e certificare le competenze ruolo per cui sono formati come professori”.

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