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Dal palazzo

Ennesima puntata delle querelle

Fondazione dei medici siciliani, è scontro aperto: Aim e Sigm controreplicano al presidente dell’Ordine di Palermo

Ennesima puntata delle querelle

Tempo di lettura: 5 minuti

Non accenna a placarsi la polemica, tra favorevoli e contrari, sulla nascita della Fondazione degli Ordini dei medici provinciali siciliani. Dopo la replica di Toti Amato (leggi qui) alle accuse giunte da più parti contro il neonato organismo, arriva ora la controreplica in un comunicato congiunto dell’Associazione Italiana Medici (AIM) e dell’Associazione Italiana Giovani Medici (SIGM).

«Nel giorno in cui anche un secondo Ordine provinciale siciliano, quello di Agrigento, seguendo l’esempio di Caltanissetta, ha comunicato la sua fuoriuscita dalla “Fondazione degli OMCeO siciliani”,  si è assistito ad una reazione scomposta del Presidente dell’OMCeO di Palermo, capofila della costituzione di un ente di diritto privato, concepito per “sottrarre” agli Ordini le competenze ad essi attribuite dalle normative vigenti, senza tuttavia essere soggetto a controllo da parte degli camici bianchi chiamati per legge ad essere iscritti agli OMCeO provinciali», si legge nella nota.

Poi il comunicato stampa aggiunge: «Le dichiarazioni del Presidente dell’OMCeO di Palermo hanno le parvenze di un malcelato tentativo di spostare l’attenzione rispetto al merito delle questioni sollevate, ovvero di scelte prese da pochi e mal digerite da parte di centinaia di medici iscritti agli ordini siciliani, nonché di mistificare la realtà dei fatti, sconfinando nella delazione gratuita nei confronti di associazioni che, con spirito volontaristico, si propongono l’obiettivo di rappresentare i propri iscritti, medici italiani e giovani medici, orientando le loro azioni sulla base delle evidenze e dei dati, e non in funzione delle appartenenze e delle visioni di parte, che tanto danno hanno arrecato negli anni alla sanità italiana ed agli operatori che in essa operano».

Secondo i contrari alla Fondazione «l’insofferenza degli iscritti e delle associazioni nei confronti del “caso” Fondazione OMCeO siciliani sono primariamente e principalmente indirizzate nei confronti delle modalità e nei termini con cui è stata gestita la costituzione, ad opera degli OMCeO siciliani, di un Ente di diritto privato che espropria le competenze degli OMCeO per attribuirle ad un sistema chiuso non accessibile agli iscritti agli OMCeO, stante la natura giuridica di tali entità».

Seguono altre accuse: «Mentre la Fondazione “perdeva pezzi” strada facendo, il Consiglio Direttivo dell’OMCeO di Palermo si affrettava a proporre ed approvare, a maggioranza, delle modifiche allo Statuto della Fondazione, tali da non rimuovere le criticità prima rappresentate. Questo a fronte della espressa richiesta di seguire l’esempio di Caltanissetta, nel senso di interrogare in via preliminare l’assemblea degli iscritti circa l’opportunità o meno di aderire alla costituzione di una qualsivoglia Fondazione».

Secondo Aim e Sigm «il Consiglio Direttivo OMCeO di Palermo ha definito unilateralmente delle modifiche statutarie per nulla soddisfacenti poiché non intaccavano il “diritto” di voto dei soci fondatori a vita (ovvero gli attuali presidenti degli OMCeO siciliani non nella qualità, ma nominalmente e fisicamente intesi) all’interno dell’Assemblea della Fondazione. Organo che manterrebbe la prerogativa di designare il Presidente, nonché 4 membri del Consiglio di Amministrazione, il cui numero verrebbe per di più incrementato sino a ben 5 unità rispetto all’attuale previsione statutaria, verosimilmente per offrire posizioni nell’ottica dell’allargamento del consenso a sostegno di una Fondazione nata con delle gravi criticità. Sempre in tale ottica, andrebbe letta la previsione di ampliare il numero dei componenti del Comitato Tecnico-Scientifico; inoltre, il mandato del Presidente della Fondazione e degli altri ruoli nei consessi statutari rimarrebbe quinquennale (ben oltre il mandato triennale dei componenti il Consiglio Direttivo degli OMCeO) e rinnovabile senza limitazione o incompatibilità alcuna. I soci Fondatori, altresì, verrebbero nominati Probi viri, sempre a vita».

«Non si comprende quali siano i “motivi di orgoglio” rivendicati dal Presidente dell’OMCeO di Palermo nell’attribuirsi la paternità di una Fondazione viziata da contorni poco trasparenti, sin da prima della sua costituzione- si legge ancora nel comunicato stampa  Né si riconosce un esempio di best practice nella gestione dell’OMCeO di Palermo, che da anni impone ai propri iscritti delle quote di iscrizione tra le più alte in Italia, a fronte di poste in bilancio a dir poco discutibili. Peraltro, tanto molti giovani colleghi eletti nei consigli direttivi degli OMCeO siciliani, quanto le associazioni di riferimento per i giovani medici, SIGM in testa, hanno espresso un profondo disappunto per il tentativo del Presidente della Fondazione di “farsi scudo” dei futuribili quanto improbabili interventi a sostegno delle giovani generazioni di medici, declamati a mezzo stampa».

«Al di là delle gravi criticità che hanno accompagnato la costituzione della Fondazione degli OMCeO siciliani, in ragione del venir meno, a seguito della fuoriuscita di ben due OMCeO, per la quale esprimiamo compiacimento, dei presupposti per la sussistenza stessa di una fondazione degli OMCeO siciliani, si auspica che i promotori di questa infelice iniziativa prendano atto dell’evidenza dei fatti e provvedano ad estinguere con effetto immediato la fondazione. Tale iniziativa si rende indispensabile al fine di riavviare un percorso che porti alla restituzione agli ordini siciliani (ad eccezione di quanti abbiano già marcato una chiara discontinuità dalla Fondazione) di una credibilità minata alle fondamenta e per riportare il dibattito nell’ambito di una sana e costruttiva discussione interna alla categoria».

Infine, l’auspicio: «Il “caso” Fondazione degli OMCeO siciliani serva da stimolo per la Professione medica e odontoiatrica, nonché per la politica, al fine di riavviare il percorso di riforma degli OMCeO, da troppo tempo, ormai, fermo in Parlamento, poiché contrastato da quanti vedono nel cambiamento il pericolo di perdere privilegi non più accettabili e sostenibili, ritenendo pertanto di trovare rifugio nella subalternità alla politica ed agli interessi di parte».

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