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Focolaio in una casa di riposo: 26 ambulanze e decine di contagiati

2 Novembre 2020

A Mirabella Imbaccari, piccola cittadina limitrofa ai comuni di Piazza Armerina e Aidone ha fatto capolinea con prepotenza il Coronavirus.

 

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Una sequenza di ambulanze in fila attraversa a lampeggianti accesi il comune di Mirabella Imbaccari, per raggiungere la casa di riposo Maria SS delle Grazie, e prelevare i suoi anziani ospiti.

Nella piccola cittadina del tombolo limitrofa ai comuni di Piazza Armerina e Aidone ha fatto capolinea con prepotenza il Coronavirus.

Ventisei le ambulanze che avrebbero raggiunto in giornata- ieri festa di Ognissanti- la struttura per trasferire gli anziani lì residenti, negli ospedali di Catania e Acireale. È un’immagine che ferisce gli occhi, una telecronaca che riporta con la mente e il cuore ai mesi di marzo, alle ambulanze di Bergamo.

Sono ancora scarse le informazioni ma pare che molti tra i quaranta ospiti sarebbero contagiati. Di qualche giorno fa infatti il sopraggiunto malessere per alcuni di loro, che trasferiti anche al Chiello di Piazza Armerina risultavano positivi al Covid19. Tra i contagiati anche alcuni operatori.

Trema dunque il paese, poco più di 5 mila abitanti. Si commuove, davanti a tale situazione, anche il primo cittadino Giovanni Ferro che, insieme all’Asp ci Catania, sta monitorando la situazione. Tutti gli ospiti sono stati sottoposti al test molecolare per maggior certezza dopo che ai primi tamponi laringofaringei si erano registrati i primi risultati positivi.

Nel mese di aprile un pool di esperti aveva redatto una sorta di vademecum anti-Covid per le case di cura/riposo per anziani che prevedeva: screening periodici per il personale e per gli ospiti; l’individuazione di una figura supervisore per il biocontenimento del virus e ancora lo stop alle visite dei parenti in favore delle tecnologie digitali per garantire continuità nei contatti giornalieri anche tramite le video chiamate.

Le misure, stringenti ma necessarie, proposte dunque dell’Assessorato alla salute e trasmesse alle strutture siciliane traevano spunto da un’articolata relazione redatta dai medici Giuseppe Nunnari, Emmanuele Venanzi Rullo (dell’Università di Messina), Bruno Cacopardo e Manuela Ceccarelli (dell’Università di Catania).

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