“Finchè è vivo non intervengo”, ma il medico coinvolto nel caso di Valentina Milluzzo non ha fatto obiezione di coscienza

20 Ottobre 2016

Il d.g. Pellicanò difende i medici. Il ministro Lorenzin manda gli ispettori mentre vanno avanti le indagini della procura di Catania affidate al Pm Fabio Saponara e coordinate dal procuratore Carmelo Zuccaro

 

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«Finché è vivo, io non intervengo». La versione della triste, ed ancora poco chiara vicenda che ha portato alla morte la giovane Valentina Milluzzo, è sintetizzata così dall’avvocato Salvatore Catania Milluzzo. Un rifiuto lapidario, quello raccontato dal legale della vittima, dietro al quale però si annidano non pochi dubbi, che in queste ore stanno innescando un furioso dibattito a livello nazionale.

Valentina Milluzzo era al quinto mese di gravidanza, quando è stata ricoverata, lo scorso 29 settembre, per una dilatazione dell’utero anticipata. La situazione pareva essere sotto controllo ma due settimane dopo c’è un improvviso aggravamento delle condizioni cliniche della giovane partoriente: febbre alta con sbalzi di temperatura, collassi e dolori, ripetuti e fortissimi.

Dai controlli, secondo la versione riferita alla stampa dal legale dei familiari, emerge che uno dei feti respira male e che bisognerebbe intervenire, ma il medico di turno, si sarebbe rifiutato.  «Finché è vivo non intervengo» è questa appunto la frase che i familiari di Valentina Milluzzo avrebbero riferito ai Carabinieri accorsi all’Ospedale Cannizzaro subito dopo il decesso dalla ragazza.

Quando il cuore del primo bambino cessa di battere, continua la ricostruzione dell’avvocato, il feto viene estratto e mostrato ai familiari. Viene eseguita una seconda ecografia e anche il secondo feto mostra delle difficoltà respiratorie. Ed anche in questo caso il medico avrebbe ribadito che lo avrebbe fatto espellere soltanto dopo che il cuore avesse cessato di battere perché lui era un obiettore di coscienza. Intanto Valentina Milluzzo urla e si agita per il dolore. In seguito morirà anche lei.

La Procura ha subito aperto un fascicolo (affidato al Pm Fabio Saponara, coordinato dal procuratore Carmelo Zuccaro) dov’è stato inserito l’esposto presentato dall’avvocato dei familiari di Valentina Milluzzo. Una ricostruzione che va verificata, sottolineano dalla Procura, perché i dubi non mancano. Dai primi esami sulla cartella clinica non risulta in effetti che il medico dell’ospedale Cannizzaro si sia dichiarato obiettore di coscienza.

Il d.g. dell’Ospedale Cannizzaro, Angelo Pellicanò, difende l’operato dei medici: “Non c’è stata alcuna obiezione di coscienza da parte del medico intervenuto nel caso di Valentina Milluzzo, perché nel caso in questione non vi era una eventuale interruzione volontaria di gravidanza, piuttosto un intervento obbligatorio, chiaramente dettato dalla gravità della situazione. Escludo – prosegue Pellicanò in una intervista rilasciata all’Agi- che un medico possa avere detto quello che sostengono i familiari della povera ragazza morta, e cioè che non voleva operare perché obiettore di coscienza. Se così fosse, ma io lo escludo, sarebbe gravissimo. Purtroppo nel caso di Valentina è intervenuto uno choc settico e in 12 ore la situazione è precipitata”.

Anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, vuole vederci chiaro: oggi al “Cannizzaro” arriverà una task force di ispettori (due del ministero, due dell’Agenas, uno del Nas e uno delle Regioni) con 72 ore di tempo per mettere nero su bianco «se sono state attuate – riferiscono fonti ministeriali – le azioni previste dalla procedura».

Valentina Milluzzo, 32 anni, lavorava in banca in una filiale di Palagonia di Unicredit, era sposata da sette anni con Francesco Castro e da tempo aveva intrapreso un percorso per la fecondazione assistita. Era incinta al quinto mese di gravidanza quando è morta domenica 16 ottobre, dopo 17 giorni di ricovero nell’ospedale Cannizzaro.

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