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Dal palazzo

L'angolo di Ipazia

Finalmente si investe nella formazione dei giovani medici siciliani: meglio tardi che mai…

L'ANGOLO DI IPAZIA. Per la prima volta una quota significativa dei Fondi europei sarà destinata a qualificare i nostri professionisti della salute.

Tempo di lettura: 2 minuti

Finalmente la formazione qualifica se stessa. Per la prima volta una quota significativa di un paio di decine di milioni dei fondi europei destinati al diritto allo studio e alla formazione professionale (il cosiddetto Fondo sociale europeo) non serve più a sostenere, almeno in parte, lo stipendificio degli enti di formazione per fantomatici corsi per fantomatiche professioni senza mercato del lavoro, ma per sostenere la qualificazione dei nostri professionisti della salute.

Giovani medici che, altrimenti, per carenze di bilancio regionale e ristrettezze dei fondi ministeriali, avrebbero viste ancora più ridotte, come accaduto negli ultimi anni, le possibilità di accesso alla specializzazione e alla formazione post laurea.

La Sicilia, già da un paio d’anni, aveva dato l’idea che altre regioni (come la Campania) hanno copiato al volo e fatta propria con il compiacimento della politica locale.

La nostra regione, mai stanca di auto sospensioni fittizie e annunciate, ma sempre pronta a rispondere alle urla di piazza dei senza-stipendio con soluzioni anch’esse fittizie e di breve durata, o a pagare gli extra budget a chi non forma un bel nulla, arriva con il passo un po’ lento, ma arriva.

Finalmente una quota di risorse pubbliche ben riposta per la quale ci si aspetta un investimento serio e realmente rispondente ai fabbisogni formativi e alle carenze di figure professionali, in particolare per alcune specialità ancora persistenti nel nostro sistema: per fare alcuni esempi anestesia e rianimazione, neurochirurgia, medicina riabilitativa, ecc…

Una prospettiva, questa, che ci si augura incoraggi i nostri giovani a non emigrare dalla regione natia per investire sulle proprie conoscenze e competenze.

L’esperienza all’estero, cui una quota di queste risorse è altresì destinata, deve essere infatti un’opportunità per ” importare” know how e favorirne lo scambio ma non più una “necessità” per mancanza di prospettive.

IPAZIA

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