Resta sempre aggiornato!

Unisciti al nostro canale Telegram.

Clicca qui

ASP e Ospedali

Il caso

Fecondazione assistita sospesa al “Cervello”, l’odissea di chi ha pagato ma attende da mesi…

La vicenda raccontata ad Insanitas da una donna, che aveva iniziato la procedura ma dopo lo stop causa Covid è rimasta con i propri embrioni bloccati nelle celle frigorifero.

Tempo di lettura: 4 minuti

PALERMO. È stata denunciata più volte e in diverse sedi sia dai sindacati, come Cimo, sia dalle testate giornalistiche, l’attuale situazione degli ospedali palermitani, le cui attività proseguono sul filo del rasoio. A “Villa Sofia-Cervello” la riconversione dei reparti in aree esclusivamente Covid ha causato molti problemi soprattutto per quanto riguarda la Breast Unit e il reparto di Ginecologia no-Covid. In particolare, l’ostetricia del “Cervello” registra circa 1.500 parti l’anno, adesso dirottati al “Civico” e al “Buccheri La Ferla”. Ma non solo le partorienti hanno difficoltà, perché le sale operatorie del “Cervello” offrono anche altri servizi importanti, come la fecondazione assistita attualmente sospesa.

Ed è, infatti, a questo punto che arriviamo al paradosso di donne che hanno iniziato la procedura e sono rimaste a metà con i propri embrioni bloccati nelle celle frigorifero dell’ospedale. Questa è anche la storia di Anna (nome di fantasia) che dopo aver accertato privatamente di dover ricorrere alla fecondazione assistita ha deciso di affidarsi all’ambulatorio di “Villa Sofia” in cui ha effettuato la visita a febbraio del 2020. In questa occasione le dicono che dopo qualche altro controllo a marzo avrebbe iniziato la procedura, mese in cui è scoppiata la pandemia con il conseguente blocco delle attività. Anna, quindi, viene richiamata a settembre e il mese successivo inizia la stimolazione ormonale, che dura circa due settimane. A novembre viene fatto il pick-up (prelievo degli ovociti), ma subito dopo cominciano a chiudere nuovamente i reparti non Covid, per cui queste pazienti sono rimaste bloccate.

A Palermo, infatti, la fecondazione assistita al momento è presente solo sulla carta perché l’unica struttura pubblica autorizzata è in stallo, contrariamente a quanto avvenuto a Catania, dove la fecondazione assistita non si è mai fermata. Addirittura, al Papardo di Messina il 10 marzo sono nate le prime due bimbe concepite con la fecondazione assistita. «Gli ovociti sono fecondati e congelati, adesso si devono impiantare. Il problema non è il congelamento degli ovociti perché possono stare a tempo indeterminato ma la fertilità diminuisce con il passare del tempo, in questo caso particolarmente prezioso perché non è detto che la procedura vada a buon fine al primo impianto, può essere necessario fare diversi tentativi, ci sono tante incognite- racconta Anna ad Insanitas- Ovviamente al pick-up ho pagato il ticket di 1000 euro che comprende anche gli impianti, il cui numero dipende da quanti ovociti fecondano. Da questa cifra bisogna escludere tutti gli esami che ho fatto privatamente, con circa altri 1500 euro».

Quella degli alti costi è un’altra nota dolente in Sicilia, perché come sottolineato anche da Stefania Petyx a “Striscia La Notizia” c’è una grande differenza tra il ticket pagato dalle donne che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita nelle diverse regioni italiane. Le cifre variano dalla rimborsabilità quasi totale delle lombarde alle 2.800 euro che devono essere spese dalle siciliane per affrontare lo stesso trattamento in una struttura pubblica.

«Sono rimasta bloccata, perché l’altra possibilità è quella di chiamare tutti i privati e vedere se questi embrioni possono essere prelevati dal “Cervello” e impiantati in un centro privato. Ciò significherebbe pagare di nuovo per l’impianto, che in un centro privato costa circa 2000 euro. Onestamente preferirei ormai continuare con la ginecologa del Cervello che mi ha seguita e terminare lì- confessa Anna- I politici parlano tanto di voler incrementare le nascite e hanno inserito la fecondazione nei Lea, di fatto però le coppie non vengono agevolate nell’accesso al servizio o addirittura bloccate in itinere come me. Mi sono voluta fidare del settore pubblico e poi alla fine rimani così… Molte donne nel forum della fecondazione assistita hanno detto di essersi già spostate in cliniche private, magari chi ancora non aveva iniziato, invece io sono rimasta proprio bloccata».

Contribuisci alla notizia
Invia una foto o un video
Scrivi alla redazione

    Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)


    Informativa sul trattamento dei dati personali
    Con la presente informativa sul trattamento dei dati personali, redatta ai sensi del Regolamento UE 679/2016, InSanitas, in qualità di autonomo titolare del trattamento, La informa che tratterà i dati personali da Lei forniti unicamente per rispondere al messaggio da Lei inviato. La informiamo che può trovare ogni altra ulteriore informazione relativa al trattamento dei Suoi dati nella Privacy Policy del presente sito web.

    Contenuti sponsorizzati