Farmaci di fascia C in vendita nei supermercati? Federfarma: «Pericolosa liberalizzazione»

2 Marzo 2016

Il presidente provinciale Roberto Tobia si schiera contro il disegno di legge in discussione al Senato: «Queste realtà della grande distribuzione perseguono la logica del profitto, mettendo ai margini l'interesse di tutelare la salute pubblica. Ci opponiamo al tentativo di smantellare il sistema farmacistico italiano».

 

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PALERMO. Sono giorni decisivi per il futuro del settore farmaceutico in Italia. È in discussione alla 10° commissione del Senato il ddl che potrebbe cambiare radicalmente le modalità di dispensazione dei farmaci di fascia c. Si tratta di farmaci anche importanti, che necessitano di ricetta medica ma il cui costo è a carico del cittadino.

Se il cosiddetto “ddl concorrenza” dovesse passare, si andrebbe incontro ad una vera e propria apertura del mercato: questi prodotti, infatti, si troverebbero anche fra i banchi dei supermercati e delle parafarmacie.

Non nasconde la preoccupazione il presidente di Federfarma Palermo, Roberto Tobia: «Se questa riforma dovesse passare l’Italia diventerebbe l’unico paese in Europa, e forse il terzo nel mondo, nel quale la grande distribuzione potrà vendere al dettaglio questa tipologia di farmaci. Un record di cui non c’è da andare orgogliosi».

«Si tratterebbe di una liberalizzazione pericolosa. Acquistare un farmaco al banco di un supermercato è cosa molto diversa dal recarsi presso il proprio farmacista di fiducia. Dal 2006, anno del “decreto Bersani”, è in atto un continuo tentativo di smantellamento del sistema farmacistico italiano. Un accanimento che ha portato prima al fiorire delle parafarmacie ed ora a questa ipotesi di ingresso della grande distribuzione. Queste realtà perseguono la logica del profitto, mettendo ai margini l’interesse di tutelare la salute pubblica».

Gli interessi in gioco non sono marginali: il giro d’affari annuo stimato dei farmaci di fascia C si attesta sui 2,9 miliardi di euro l’anno. Denari che fanno molto gola ai colossi della grande distribuzione.

«Già parlare di concorrenza sul farmaco trovo che sia un non senso- aggiunge Tobia- Si tratta, infatti, di beni primari ed indispensabili, che devono poter essere dispensati a tutti i cittadini che ne hanno bisogno, fuori ed oltre alle logiche del mercato e del profitto».

Tobia poi si sofferma sull’efficienza e la capillarità del sistema farmacistico italiano: «Abbiamo un sistema di farmacie invidiabile, distribuite capillarmente in tutto il paese. Anche dove lo Stato è assente il farmacista c’è. Non comprendiamo quindi per quale motivo si sta pensando a mettere in difficoltà un servizio che funziona bene in tutto il paese».

Per il momento l’attenzione è focalizzata alla decima commissione del Senato, che deve varare con un emendamento unico il “ddl concorrenza”, che poi passerà all’esame dell’aula: «Attendiamo di leggere il testo definitivo, non escludiamo di mettere in campo delle battaglie per garantire i nostri diritti, perché oggi una farmacia può essere solo di un farmacista. Questo presupposto essenziale, basilare direi, verrebbe meno con questa apertura al mercato».

Uno spiraglio pericoloso secondo Tobia: «Se da un lato entrano capitali nuovi per le farmacie in difficoltà, dall’altro si lascia una porta aperta a ogni tipo di speculazione economica sul farmaco. Ad oggi 18 mila professionisti garantiscono un servizio ottimo di giorno e di notte, e lo fanno nell’interesse primario della salute dell’utente. Smantellare questa realtà è un pericolo, in primo luogo per gli utenti».

«Leggendo i dati di mercato si nota che il costo dei farmaci da banco dopo la liberalizzazione ha subito una diminuzione media di solo il 3% nelle farmacie, mentre è progressivamente aumentato nei supermercati, con incrementi percentuali a due cifre».

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