farmaci biosimilari

Farmaci biosimilari poco sicuri? L’esperto: «È falso, i controlli sono molto rigidi»

27 Marzo 2019

L'approfondimento parte 1. Contengono una versione della sostanza attiva di un farmaco biologico già autorizzato. L'intervista di Insanitas a Gianluca Trifirò, professore associato dell’Ateneo Messinese, farmacologo clinico, componente del Segretariato Scientifico di Farmacovigilanza dell’AIFA e delle commissioni regionali su “Appropriatezza prescrittiva”, “Prontuario Terapeutico Ospedaliero” e “Applicazione del D.A. 540/14 sui biosimilari”.

 

di

PALERMO. Il biosimilare, introdotto per la prima volta in Europa nel 2006, è un farmaco biologico che contiene una versione della sostanza attiva di un farmaco biologico già autorizzato (farmaco di riferimento, o originatore, cd. “originator”) e che dimostra similarità al farmaco di riferimento in termini di qualità, attività biologica, sicurezza ed efficacia sulla base di un completo esercizio di comparabilità.

L’introduzione di biosimilari nei sistemi sanitari UE può favorire un maggiore accesso alla cura ai pazienti, poiché offre un’opportunità per gestire i costi crescenti delle terapie.

Insanitas ha intervistato Gianluca Trifirò (nella foto), professore associato dell’Ateneo Messinese, farmacologo clinico presso il Policlinico “Martino” di Messina, componente del Segretariato Scientifico di Farmacovigilanza dell’AIFA, membro del Nucleo Tecnico per la verifica dell’attuazione degli adempimenti previsti dal D.A. n. 540/14 recante “Misure volte a promuovere l’utilizzo dei farmaci originatori o biosimilari a minor costo di terapia” dell’Assessorato Regionale alla Salute; della commissione regionale per il “prontuario terapeutico ospedaliero” e di quello per “l’appropriatezza prescrittiva”.

Professore, i farmaci biosimilari in cosa si sostanziano?

«Sono tutti approvati centralmente, a livello europeo, dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA). Si tratta di proteine altamente complesse dal punto di vista molecolare, al pari dei corrispondenti farmaci biologici originator. Tali farmaci sono registrati dopo studi di esercizio di comparabilità per qualità, efficacia e sicurezza che attestino la loro similarità rispetto all’originator. Si tratta di farmaci biotecnologici prodotti generalmente con tecniche avanzate di DNA ricombinante, che possono essere commercializzati nel momento in cui il farmaco biologico originator perde la sua copertura brevettuale».

Cosa significa esercizio di comparabilità?

«L’esercizio di comparabilità viene eseguito nelle fasi premarketing per dimostrare che il biosimilare sia sovrapponibile al corrispondente originator dal punto di vista sia fisico-chimico che clinico. Si valutano e confrontano all’originator, proprietà fisiche, struttura della molecola e proprietà biologiche (con test di legame recettoriale, test enzimatici, test cellulari) del biosimilare. Inoltre si conducono studi pre-clinici in vitro ed in vivo per comparare farmacodinamica e tossicità non clinica; studi di farmacocinetica e studi clinici. In particolare, si conducono test per la rilevazione del titolo anticorpale, della cross reattività e della capacità di neutralizzazione di eventuali anticorpi anti-farmaco che potrebbero compromettere l’efficacia terapica o la sicurezza dei biosimilari cosi come degli originator».

Possiamo sfatare il luogo comune per cui il biosimilare è equiparato al farmaco generico?

«Assolutamente sì. Il biosimilare non è il generico del farmaco biologico. L’azienda che lo vuol produrre deve presentare un dossier molto più dettagliato e specifico rispetto a chi produce i generici. Inoltre, per la variabilità intrinseca delle molecole e per la complessità delle tecniche di produzione, è praticamente impossibile riprodurre in maniera esattamente identica i farmaci biologici (inclusi biosimilari), poiché anche gli stessi farmaci originator vanno incontro nel tempo a mutamenti nel processo di produzione».

Differenze strutturali possono sussistere pure tra i diversi lotti di uno stesso prodotto originator…

«Sì. Nel caso di cambiamenti maggiori nel processo di produzione, legati anche al progresso tecnologico, le agenzie regolatorie possono richiedere anche all’azienda produttrice di un farmaco biologico originator la conduzione dell’esercizio di comparabilità tra un lotto e quello prodotto prima che si attuasse la modifica nel processo di produzione. Inoltre uno degli aspetti che viene valutato, sia in ambito pre- che post-marketing, è il potenziale immunogenico, che è un fattore di rischio riconosciuto per tutti i farmaci biologici, biosimilari od originator».

Dunque, un biosimilare non sarà mai approvato se sussistono dubbi sul fatto che la sua immunogenicità sia comparabile al farmaco di riferimento?

«Esatto. Per le Autorità Regolatorie tale verifica è un elemento essenziale, propedeutico all’approvazione, con tale valutazione che prosegue anche nel periodo post approvativo sulla base di specifiche linee guida emanate dall’EMA».

È falso, pertanto, sostenere che tali farmaci siano meno sicuri?

«Assolutamente falso. Sono previsti controlli rigidi in relazione ad ogni processo della filiera di produzione e di distribuzione, al fine di assicurare l’ottemperanza durante il processo di produzione alle specifiche linee guida di good manufacturing practice (buone pratiche di produzione). Inoltre, diversamente dai farmaci generici, i biosimilari sono prodotti da un numero ristretto di aziende che generalmente hanno consolidata esperienza nella produzione di farmaci biotecnologici».

Si è sostenuto che gli studi clinici sui biosimilari siano condotti su pochi pazienti…

«Nello sviluppo di un farmaco biosimilare, l’obiettivo non è quello di valutare il beneficio clinico in sé i, perché ciò è già stato stabilito per il farmaco di riferimento che è costituito dalla stessa molecola, ma piuttosto quello di dimostrare in modo soddisfacente la comparabilità tra biosimilare e farmaco biologico di riferimento. Perciò, la durata di terapia, le popolazioni, e gli end point utilizzati negli studi clinici comparativi dei biosimilari sono diversi da quelli precedentemente utilizzati in fase premarketing per valutare efficacia terapeutica e sicurezza del farmaco biologico di riferimento. Dunque, la ripetizione dell’intero programma di sviluppo del farmaco di riferimento non è necessaria».

FINE PRIMA PARTE

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV