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Farmacia

Lo studio di AltroConsumo

Farmaci a domicilio, luci e ombre nei servizi di “home delivery”

L'Associazione nazionale per la tutela e la difesa dei consumatori ha provato sei piattaforme terze. La normativa non è chiara, infatti la tematica è sul tavolo di ministero della Salute, Aifa e Federfarma, pronti a discutere le regole e i confini con l'e-commerce.

Tempo di lettura: 5 minuti

Tra le nuove esigenze emerse in tempi di pandemia e la tecnologia che avanza, anche nel mondo dei farmaci si è diffuso l’home delivery, cioè la consegna a domicilio rapida, in giornata, attraverso piattaforme terze che raccolgono più farmacie vicino casa (diverso dal sito di e-commerce della farmacia stessa, che recapita il pacco tramite corriere anche in tutta Italia, in più giorni). AltroConsumo, associazione anazionale per la tutela e la difesa dei consumatori, ha provato le piattaforme per la consegna a casa dei medicinali (Consegnefarmaci.it, Pharmap.it, Comqura.it, Pharmaprime, Glovo e Pharmercure).

Secondo lo studio, quindi, il servizio è vario e non sempre perfetto, ma in generale funziona ed è comodo. La normativa però non è chiara, infatti, la tematica è sul tavolo di ministero della Salute, Aifa e Federfarma, pronti a discutere regole e confini tra e-commerce e home delivery. L’attenzione sull’argomento si è alzata notevolmente nell’ultimo periodo perché le vendite dei prodotti farmaceutici online sono aumentate del 76% nei primi nove mesi del 2020 così come la consegna a domicilio. Pertanto molte farmacie, oltre a sbarcare su queste piattaforme terze, si sono organizzate con il proprio home delivery, con App o con ordini telefonici.

I risultati dello studio

Le piattaforme risultano molto eterogenee, infatti, si va dai siti vetrina a quelli che prevedono un form, Whatsapp o il telefono per gli ordini. Inoltre, ci sono siti che permettono di inserire il proprio indirizzo e rimandano a tutte le farmacie del vicinato che consegnano con il proprio fattorino o con quello della piattaforma (non sempre è chiaro). Il pagamento si può fare online, ma quasi sempre è possibile pagare anche in contanti al fattorino. I tempi sono generalmente rapidi, quindi in giornata, e si può scegliere anche una fascia oraria in cui ricevere i prodotti. Nelle prove effettuate da Altroconsumo, però, non sempre c’è stata puntualità. Non si tratta di un fatto di poco conto se consideriamo che le persone ordinano online anche farmaci necessari, per cui un ritardo o una mancata consegna possono creare agli utenti gravi problemi.

Le spese di consegna si aggirano in genere intorno ai 2/3 euro, ma in alcuni casi i costi hanno raggiunto anche i 10 euro. Sui siti provati si possono ordinare anche medicine su prescrizione rimborsabili (ricetta Ssn) o meno (ricetta bianca). Nel primo caso, per ridurre gli spostamenti si è permesso di ritirare un farmaco in fascia A anche con il Nre, il numero della ricetta elettronica. Il medico lo comunica al paziente per telefono e quest’ultimo lo comunica alla farmacia che così può consegnare il farmaco, mentre per la ricetta bianca è disponibile un servizio a pagamento, per cui il fattorino passa prima a casa dell’utente o dallo studio del suo medico a ritirarla. Quanto detto è valido per tutti i servizi provati tranne Glovo che non permette di acquistare farmaci su prescrizione.

Trasporto e rispetto della privacy

«La consegna a domicilio dei farmaci dovrà sempre essere considerata una cosa diversa da quella di altri prodotti, il farmaco non è un bene di consumo qualsiasi – ha precisato Domenico Di Giorgio, dirigente Area Ispezioni e Certificazioni dell’Aifa- tant’è vero che è sottoposto a una serie di norme, nella distribuzione, nel trasporto, nella tutela della privacy».
Anche se la tendenza è quella di lavarsi le mani da eventuali responsabilità, le piattaforme, insieme alle farmacie, sono invece responsabili del servizio che effettuano, della qualità della consegna e del modo in cui si presenta il medicinale. Secondo lo studio di Altroconsumo, però spesso i farmaci sono stati consegnati senza attenzione per la privacy e non sempre si chiede conferma che a ritirare il farmaco sia chi l’ha ordinato.

Vendita online e home delivery: problemi legislativi

Al momento, il delivery dei farmaci sembra muoversi in un contesto normativo quantomeno poco definito. La legge relativa del 2014, di per sé, vieterebbe la vendita dei medicinali con obbligo di ricetta sui siti delle farmacie. Inoltre, in una circolare del 2016 il ministero della Salute chiariva che la vendita online dei farmaci da banco è ammessa solo sui siti delle farmacie autorizzati e non attraverso altri siti, App, marketplace o intermediari. Ma allora che cosa sta succedendo con l’home delivery, con cui di fatto si fanno arrivare a casa anche medicine su prescrizione? Sembra che il discrimine stia nel fatto che la norma riguardi la vendita a distanza sul sito di e-commerce della farmacia e non le piattaforme per la consegna a domicilio, anche se- nel concreto- si parla sempre di fare arrivare a casa propria i medicinali. La ratio tutelante della norma, che mira a mantere il controllo della farmacia autorizzata e a limitare una commercializzazione indiscriminata, è rispettata? «Anche questo si dovrà capire. Di fatto, la norma non copre più in modo efficiente il settore- ha commentato ancora Di Giorgio- Si sta operando in una zona grigia della normativa, al di fuori della stessa. Ma allo stesso tempo l’home delivery resterà con noi a lungo, per cui varrebbe la pena fare una riflessione su alcuni correttivi: se non si danno regole certe, il rischio che possano esserci abusi c’è. Su tema si terrà un tavolo con il ministero della Salute, di cui siamo in attesa».

Anche perché sembra che i confini tra vendita a distanza e consegna a domicilio non siano sempre ben definiti. «Siamo stati promotori della consegna domiciliare, soprattutto in tempi di emergenza, e siamo per adeguarci alla tecnologia che avanz- ha aggiunto Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma- ma questo deve avvenire nell’ambito di regole certe e precise. Bisogna capire bene i limiti di ogni ambito, quelli del mercato online, quelli dei marketplace, quelli del servizio di delivery, che è altro ancora. C’è confusione. Sono necessari chiarimenti, per questo abbiamo chiesto un tavolo di confronto con il ministero della Salute e Aifa».

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