francesco iudica

Ex CISS, il d.g. Iudica: “sarà un centro di eccellenza, no a soluzioni temporanee”

13 Aprile 2020

Il direttore generale risponde no all'ipotesi di utilizzare la struttura come Covid Hospital e guarda al futuro: "già stanziati 3 milioni di euro, presto i lavori di completamento. Poi la scelta spetterà al Governo Regionale"

 

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“Uno dei temi che ha animato ed interroga in maniera appassionata il dibattito pubblico nella nostra Provincia è quello dell’ex CISS, ancor più dopo che esso è stato oggetto di un servizio televisivo che ne ha raccontato la storia recente e lasciato in sospeso la risposta, che certo non poteva dare, alla domanda del che farne. Ritengo doveroso, e spero utile, dare un contributo al dibattito che chiarisca le scelte compiute, le ragioni che l’hanno ispirate, e quelle alle quali l’ASP sta lavorando” a scriverlo in una nota indirizzata alla stampa è il direttore generale dell’Asp di Enna Francesco Iudica.

“Quella storia comincia nel 2005 – continua Iudica – quando, appena insediatomi a direttore generale dell’ASP 4, condivisi con la classe dirigente del tempo che quella struttura poteva rappresentare per Enna una occasione per candidarsi ad essere un centro di riferimento regionale per specialità sanitarie per le quali l’offerta siciliana era carente per quantità e qualità. Immaginammo allora che la riabilitazione, nei suoi più diversi livelli di complessità, potesse essere l’ambito nel quale porre la scommessa della sanità ennese di diventare centro di eccellenza regionale. A quel tempo, infatti, la Sicilia poteva contare su pochi posti letto di riabilitazione e tutti a bassa specialità. Assente la riabilitazione neurologica, la spinale, la polmonare, la cardiaca, Enna sarebbe stata la risposta alla domanda di salute di riabilitazione che, peraltro, era una della voci per le quali la nostra Isola scontava una ampia e onerosa emigrazione sanitaria verso altre Regioni.

ciss cirm

Da qui l’idea del CIRM (Centro Interprovinciale di Riabilitazione Multidisciplinare). Sin da allora, dunque, era chiaro che quella struttura non potesse essere una risposta ad esigenze locali di salute della Provincia, già ampiamente soddisfatte e comunque affrontabili già all’interno delle strutture esistenti, ma una opportunità che valorizzando la centralità di Pergusa, dovesse rivolgersi all’intera Sicilia. Fu redatto un progetto, ne fu chiesto ed ottenuto il finanziamento, i lavori, come ricorda il servizio televisivo, andarono avanti speditamente fino al 2009 per poi fermarsi nella condizione nella quale li ho trovati al mio ritorno nella guida della sanità ennese. Alla domanda di allora: che farne, oggi se ne è aggiunta un’altra: in tempo di coranavirus, può essere l’ex CISS una opportunità? Rispondo subito a quest’ultima con un no.

Se non basta semplicemente rimandare a quello che è successo in Lombardia con la, costosa ma inutile, struttura costruita alla Fiera di Milano in cui oggi sono ospitati solo 6 pazienti, dovrebbe bastare ricordare che Enna ha bisogno di una risposta che duri nel tempo e non che sparisca sparendo l’emergenza che l’ha determinata. Si aggiunga, peraltro, che il modello organizzativo che abbiamo creato dopo un serrato confronto all’interno del COVID Team aziendale, è stato sufficiente ad affrontare tempestivamente ed efficacemente l’emergenza e non ha reso necessario ampliare i posti letto. Insomma, l’ex CISS sarebbe rimasto vuoto ed avrebbe segnato con un fallimento quella struttura.

Ritornando alla domanda di che farne e ribadendo che qualunque cosa si scelga, la scelta non può che fare riferimento all’intera Sicilia, perché solo così dura nel tempo ed è tutelata da un interesse non solo locale, ma almeno regionale, d’intesa con il Governo Regionale ci si è già mossi da tempo, subito dopo il mio insediamento, per assicurare comunque il completamento della struttura accedendo ai fondi nazionali. Ed il Governo ha messo a disposizione oltre tre milioni di euro. Nei prossimi giorni definiremo le procedure e a breve, anche con la collaborazione della Protezione Civile, potranno partire i lavori di completamento. Confermare o meno la proposta, ed ora un progetto vero e proprio, per fare di quella struttura un punto di riferimento per la ricerca e la cura delle patologie neurodegenerative che nel prossimo futuro, ancor più di oggi, costituiranno una delle sfide più impegnative della sanità, in ciò coinvolgendo le potenzialità già presenti nel nostro territorio e renderle più accessibili e forti. Penso all’OASI, all’Università di Medicina, alle professionalità che hanno riconoscimento internazionale. Salvo che l’esperienza di questi giorni non suggerisca di percorrere un’altra strada, quelle delle Malattie Infettive che, anche esse, segneranno purtroppo il futuro del nostro mondo.

È una scelta che tocca al Governo Regionale che già si è dimostrato con i fatti pronto ad investire per il completamento e che dovrà anche immaginare quale governance potrà assicurare il più alto livello di competenze necessarie perché non sia un inutile carrozzone, ma una formidabile occasione di sviluppo per il nostro territorio.”

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