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Esami prescritti nonostante siano a pagamento? Niente sanzioni ai medici, almeno per ora…

26 Marzo 2016

Una circolare del ministero della Salute chiarisce come applicare il decreto sull'appropriatezza delle prescrizioni. Prevista una fase sperimentale durante la quale i camici bianchi non saranno puniti nel caso di inosservanza delle nuove e più severe regole.

 

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ROMA. Se i medici dovessero continuare a prescrivere degli esami ora passati nell’elenco di quelli a pagamento, non rischiano sanzioni pecunarie. Parola del ministero della Salute, che con una circolare spiega meglio come applicare il recente decreto sull’appropriatezza delle prescrizioni. Tuttavia, questa moratoria varrà solo per la fase iniziale. 

Inoltre da Roma sottolineano che le prescrizioni nei confronti di pazienti oncologici, cronici o invalidi non sono soggette ad alcuna limitazione.

Dal Ministero scrivono che la fase sperimentale è avviata «alla luce delle criticità emerse in ordine all’applicazione delle disposizioni, e in particolare al mancato adeguamento dei sistemi informatici di supporto alla prescrizione».

Inoltre per quanto riguarda le prestazioni odontoiatriche nel concetto di «vulnerabilità sanitaria» (per le quali le prescrizioni sono consentite) rientrano tutte le malattie e le condizioni cliniche che potrebbero risultare aggravate o pregiudicate da patologie odontoiatriche concomitanti. Tra questi casi i pazienti con diabete, patologie cardiovascolari, cerebrovascolari, infiammatorie croniche, stati di immunodeficienza e gravidanza.

Contro il decreto sull’appropriatezza delle prescrizioni erano scesi in campo in tutta Italia gli Ordini dei medici, tra cui quello di Palermo: «È a rischio la salute di tutti», sottolineò il presidente provinciale Toti Amato durante una conferenza stampa di protesta contro le restrizioni introdotte e le sanzioni previste per i medici.

Ora, appunto, il Ministero sospende le sanzioni ai medici che dovessero prescrivere esami previsti a pagamento. Basterà a placare il malcontento dei camici bianchi? E, soprattutto, la rabbia di milioni di pazienti…

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