Eruzione dell’Etna e pulviscolo lavico, quali problemi per la nostra salute? Ecco il parere e i consigli dello pneumologo

25 Marzo 2017

L'intervista a Mario Schisano: «Per proteggersi, nei periodi di attività vulcanica intensa i soggetti a rischio dovrebbero portare la mascherina e cercare di essere più aderenti alle terapie di base, soprattutto i pazienti asmatici e bronchiti cronici».

 

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CATANIA. Comincia a perdere potenza l’attività eruttiva dell’Etna che dal 15 marzo è iniziata dal cratere di Sud-Est., con boati ed esplosioni. La colata di lava è più debole e l’emissione di cenere è notevolmente diminuita. La situazione sta tornando alla normalità ma sappiamo bene che è solo questione di tempo perché una nuova eruzione tornerà a squarciare il cielo di Catania. L’inconfondibile attività stromboliana dell’Etna, infatti, ci assicura che periodicamente avverranno delle eruzioni esplosive.

Ma il normale ciclo di vitale del vulcano può essere invece deleterio per la nostra salute? Il problema coinvolge l’intera Sicilia, perché tutto dipende dalla forza dell’eruzione e dal vento, il quale può spingere il pulviscolo anche a centinaia di chilometri di distanza, coprendo potenzialmente ogni angolo dell’isola. Abbiamo affrontato la questione con lo pneumologo Mario Schisano: «Bisogna intanto vedere la grandezza del pulviscolo che deve avere dimensioni inferiori ai 10 micron per essere inalato. – ha subito precisato – Poi le reazioni personali cambiano in base alla quantità di cenere che cade e al tempo in cui staziona per strada, sui tetti, sulle macchine, sui balconi».

Un’eruzione come quest’ultima non provoca alcun effetto sui soggetti sani, che spesso non si accorgono neanche di respirare le polveri vulcaniche perché sono inodore. Anche i vapori emessi sono diluiti nell’enorme quantità d’aria esistente e il cittadino non li percepisce. La condizione cambia per un asmatico o un bronchitico cronico, a cui il pulviscolo crea diversi sintomi e disagi, tipici di queste malattie respiratorie, come la tosse.

«Ricordo che in un’eruzione del 2004 è caduta una tale quantità di cenere che con i miei colleghi di Giarre abbiamo deciso di controllare gli accessi dei pazienti bronchitici cronici e asmatici dai medici curanti ed effettivamente erano in aumento», racconta il dottor Schisano. La quantità di cenere che non viene spazzata via, magari dalla pioggia, continuerà ad assillare i soggetti con sofferenze alle vie respiratorie anche quando le eruzioni saranno terminate.

«Per proteggersi, nei periodi di attività vulcanica intensa, i soggetti a rischio dovrebbero portare la mascherina e cercare di essere più aderenti alle terapie di base, che un paziente asmatico o bronchitico cronico dovrebbe avere. Parlando con il proprio medico sarà lui ad aumentare la terapia nel caso in cui lo ritenga necessario» ha, infine, consigliato Schisano. Si tratta in fondo di un fatto meccanico: se non lo inali, non hai il problema.

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