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Eroi di serie B, l’Inail non riconosce il risarcimento a medici di famiglia, farmacisti e liberi professionisti

Per tutti costoro l'Inail esclude che un eventuale contagio possa essere considerato un infortunio sul lavoro. Levata di scudi di sindacati ed associazioni di categoria

Tempo di lettura: 2 minuti

Sta sollevando un vero è proprio polverone l’inchiesta pubblicata oggi dal Corriere.it che svela una disparità di trattamento fra i lavoratori della sanità che in questi mesi abbiamo ormai imparato a chiamare eroi, ma, proprio come fa notare il corriere all’inizio dell’articolo firmato da Giuseppe Guastella, per le assicurazioni “Ci sono eroi ed eroi”.

A differenza dei colleghi assunti nella sanità pubblica o privata – spiega l’articolo – i medici di famiglia e gli infermieri che si sono ammalati di coronavirus assistendo i pazienti non saranno indennizzati per i danni subiti, così come non avranno nulla le loro famiglie se sono morti, nonostante per anni abbiano pagato un’assicurazione. Per una questione interpretativa giuridica, infatti, le compagnie non riconoscono l’infezione da Covid-19 come infortunio sul lavoro. C’è già chi è pronto a rivolgersi alla magistratura.

In particolare medici, infermieri, farmacisti, odontoiatri, tecnici e operatori sanitari che lavorano con regolare contratto in una struttura sanitaria pubblica o privata e che si sono ammalati (o si dovessero ammalare) di Covid-19 dopo essere stati contagiati da un paziente, possono contare sulla copertura assicurativa dell’Inail. L’Istituto Nazionale per gli infortuni sul lavoro contempla queste categorie che quindi maturano il diritto ad un indennizzo se riportano un’invalidità permanente che, in caso di morte, viene versato ai familiari.

Discorso diverso per i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, dentisti, liberi professionisti come infermieri o tecnici sanitari, professionisti della prevenzione e della riabilitazioni e comunque tutti gli operatori sanitari che hanno un’attività libero professionale, anche se svolta in convenzione con il Servizio sanitario. Per tutti costoro l’Inail esclude che un eventuale contagio possa essere considerato un infortunio sul lavoro. Queste categorie potranno ottenere un indennizzo solo se hanno stipulato una polizza anche contro le malattie ma, ricorda il corriere  “è una cosa molto rara perché in Italia, per fortuna, c’è il Servizio sanitario nazionale che cura gratuitamente”.

Nono sono mancate le levate di scudo, fra i primi ad attivarsi il Sindacato Italiano Medici che, con una nota (LEGGI QUI) chiede che venga subito posto rimedio a questa disparità di trattamento.

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