DAL BLOG DI IN SANITAS

diritto e salute giuseppe di rosa

Epidemia e diritti del personale sanitario, il quadro di riferimento sul coronavirus

3 Aprile 2020

Proviamo a fare chiarezza sulle disposizioni che, a livello regionale e nazionale, regolano le c.d. “misure aggiuntive di contenimento e accertamento epidemiologico”,

Avv. Giuseppe Di Rosa

Spazio a cura dell’Avv. Giuseppe Di Rosa, dedicato alle questioni legali che interessano il mondo della sanità, almeno nelle intenzioni, vuole offrire un piccolo contributo concreto ed un indirizzo operativo a tutto il personale sanitario impegnato nella sanità pubblica ed in quella privata.

***

Il virus corre veloce. L’epidemia da Covid 19 in Sicilia continua a dilagare, al pari del sentimento di smarrimento e confusione alimentato, non solo dalla pandemia, ma anche dai continui provvedimenti normativi di rango nazionale e regionale che in materia sanitaria (e non) si susseguono incessantemente, disegnando un panorama di disposizioni frastagliato e spesso contraddittorio. Un caos normativo che produce una certa inquietudine. E ciò soprattutto nel personale sanitario che si trova a fronteggiare la situazione di straordinaria emergenza prodotta dalla pandemia.

Proviamo, dunque, a fare chiarezza sulle disposizioni che, a livello regionale e nazionale, regolano le c.d. “misure aggiuntive di contenimento e accertamento epidemiologico”, con espresso riferimento all’esame del tampone rino-faringeo sul personale sanitario del servizio sanitario regionale, ai dispositivi di protezione individuale, alla formazione del personale nella gestione e trattamento dei pazienti Covid -19 positivi per evitare la diffusione del virus. Alle evidenti difficoltà di delimitare il perimetro operativo di disposizioni normative che si succedono con una cadenza quasi quotidiana corrisponde, infatti, la necessità di definire il sistema di diritti e tutele che l’ordinamento ha l’obbligo di riconoscere – anche, in situazione contingente ed eccezionale come quella che ci occupa – in capo a tutto il personale sanitario che si prende cura dei pazienti con Covid-19.

La centralità del ruolo dei medici, degli infermieri e di tutte le diciannove professioni sanitarie nell’emergenza da corona virus non è in discussione. Il peso che l’epidemia ha scaricato sulle loro spalle non può certo considerarsi compensata dall’ammirazione e la riconoscenza che tutti gli italiani provano per il loro impegno. E’ straordinario, purtroppo, anche in termini di sacrificio di vite, l’apporto che gli attori indiscussi di una emergenza senza precedenti e di portata epocale stanno rendendo al servizio sanitario nazionale e regionale. Da qui la necessità, anche in condizioni eccezionali di squilibrio fra necessità e risorse disponibili, di adoperarsi per garantirgli ogni strumento necessario a proteggere la loro salute e garantire il rispetto dei loro diritti (perchè no, anche sotto il profilo economico).

Da ciò la necessità, più volte ribadita nei diversi provvedimenti governativi e, tuttavia, spesso rimasta solo sulla carta, di dotare il personale di dispositivi di protezione individuale (DPI) di efficienza modulata rispetto ai rischi professionali cui vengono esposti; nonché di sottoporli ad indagini (tampone rino-faringeo) mirate a valutare l’eventuale positività per Covid-19. Senza considerare la necessità di formare tutti gli operatori sanitari coinvolti nei percorsi diagnostici e terapeutici sui comportamenti da seguire nel trattamento di pazienti sospetti e/o positivi al Covid-19 in merito ai rischi dell’esposizione professionale, alle misure di prevenzione e protezione disponibili, nonché alle caratteristiche del quadro clinico da Covid-19 per consentirne una rapida individuazione. Tanto anche nella considerazione che gli operatori sanitari, loro malgrado, possono costituire un pericoloso veicolo di contaminazione intraospedaliera e non.

Il quadro normativo: provvedimenti nazionali e regionali

Seppure si è consapevoli della eccezionalità del momento e delle difficoltà di approvvigionamento dei materiali da parte delle aziende sanitarie e di quelle connesse alla gestione dell’emergenza pandemica, si tratta, comunque, di un insieme di misure che, come suggerisce la recente circolare del Ministero della Salute del 25 Marzo, oltre a costituire una tutela per il personale sanitario, sono rilevanti anche per i soggetti che vengono a contatto con il personale medesimo. In tal senso, tali tutele andranno estese anche a tutti gli operatori sanitari (e non) che operano anche nelle RSA, ove si concentra un alto numero di soggetti particolarmente fragili ed esposti al rischio di forme severe o addirittura fatali di Covid-19.

Quanto ai provvedimenti adottati dal governo regionale al fine di contrastare la diffusione del COVID-19 sul territorio regionale, si segnala l’ordinanza contingibile e urgente n. 7 del 20.03.2020 a firma del Presidente della Regione Siciliana che, nel novero delle “misure aggiuntive di contenimento e di accertamento epidemiologico”, dà indicazioni sulla opportunità di disporre l’esame del tampone rino-faringeo sul personale sanitario del S.S.R.. Tuttavia la disposizione in esame, lungi dal prevedere l’applicazione di tale presidio di tutela del personale a rischio come un obbligo a carico delle competenti strutture, contiene un “più prudente” richiamo ad una autorizzazione da parte del Dipartimento per le Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico dell’Assessorato della Salute della Regione Siciliana a disporre l’esame del tampone rino-faringeo sul personale sanitario del S.S.R.      Si tratta, quindi, di una attività di screening i cui tempi saranno scanditi da un ordine di priorità commisurato al rischio di contatto con pazienti Covid-19. Partendo dal personale ospedaliero più direttamente coinvolto nell’emergenza Covid-19, si passerà, infatti, al personale dell’emergenza sanitaria (ivi compresi tutti gli operatori della Seus S.C.p.A.); e, progressivamente, ai medici di Medicina Generale, ai Pediatri di Libera Scelta ed al personale dei Presidi di Continuità Assistenziale, per concludersi con le Direzioni Strategiche Aziendali.

Particolarmente significativo a rappresentare lo sforzo corale per implementare le misure di contrasto alla diffusione del virus è l’ampliamento delle strutture autorizzate alla analisi dei tamponi rinofaringei. L’ordinanza presidenziale richiamata, infatti, ha esteso la possibilità di effettuare l’analisi dei tamponi, non solo alle strutture già autorizzate con la circolare del Ministero della Salute del 22.02.20 (ovvero a livello regionale il Laboratorio di Riferimento Regionale per la Sorveglianza Epidemiologica e Virologica del P.R.O.M.I.S.E. – AOUP “Giaccone” di Palermo ed il Laboratorio di Virologia Clinica – AOUP “V. Emanuele” di Catania – P.O. Gaspare Rodolico), ma anche mediante il reclutamento ed il contestuale impiego di laboratori di analisi privati da individuarsi mediante l’avviso pubblico, già pubblicato sul sito istituzionale della Regione Siciliana.

Infine, eccezion fatta, per una fact sheet per la protezione del personale sanitario specialistico che può entrare in diretto contatto con le persone potenzialmente infette, pubblicata da Inail il 02.03.2020, deve rilevarsi l’assenza di disposizioni normative, differenti dal Decreto Legislativo n. 81/08 (Testo unico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro), che pongano precisi e stringenti  obblighi in capo alle strutture sanitarie ed al personale impegnato nell’emergenza di dotazione di dispositivi di protezione individuale più adatti all’attività lavorativa che si svolge (tute, maschere, guanti, occhiali e visiere). Tuttavia non può revocarsi in dubbio come, anche in una situazione straordinaria come quella determinata dall’emergenza pandemica, restano fermi le responsabilità di natura civilistica che potrebbero scaturire in conseguenza di infezioni da corona virus contratte dagli operatori sanitari. In tal senso, invero, la mancata adozione da parte del datore di lavoro – struttura ospedaliera – di ognuna delle misure di protezione e prevenzione adeguate al rischio, dei presidi a tutela della salute e di procedure organizzative volte a garantire la protezione della salubrità e sicurezza dei luoghi di lavoro potrebbe, comunque, dar luogo al riconoscimento della responsabilità contrattuale della struttura sanitaria in danno del l’operatore sanitario che ha contratto l’infezione. E ciò anche nei termini meglio specificati dalla disciplina di settore sopra richiamata (D.Lgs 81/08 Testo unico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro).

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV