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Epatite C, la tossicologa: «Con i test rapidi salivari in aumento gli screening»

22 Ottobre 2020

A Siracusa si è svolta la quinta tappa del progetto "HAND".

 

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SIRACUSA . «A metà maggio ci sono stati forniti test rapidi salivari di semplicissima esecuzione. Si tratta di ‘bastoncini’, come quello del ghiacciolo per intenderci, che il paziente si passa da solo sulla gengiva, poi glielo facciamo immergere in un reagente e da lì scopriamo la sua positività o meno all’Hcv. Così saltiamo il passaggio del prelievo ed eseguiamo molti più screening. In questo senso il progetto HAND ci è stato veramente di grandissimo aiuto».

Così la tossicologa Maria Castorina, dirigente medico al SerT di Lentini – ASP 8 Siracusa, intervenendo al corso di formazione ECM sulla gestione dei tossicodipendenti con Epatite C, organizzati dal provider Letscom E3 con il contributo non condizionante di AbbVie.

Dopo Pozzuoli, Alessandria, Brindisi e Benevento, la quinta tappa è stata quindi a Siracusa, dove si è svolto l’incontro dal titolo ‘Buone prassi e networking nella gestione dell’epatite C in soggetti con disturbo da addiction, al tempo del Coronavirus’.

I corsi di educazione continua in medicina (saranno 17 su tutto il territorio nazionale) rientrano nell’ambito del progetto ‘HAND – Hepatitis in Addiction Network Delivery’, il primo progetto pilota di networking a livello nazionale patrocinato da quattro società scientifiche (SIMIT, FeDerSerD, SIPaD e SITD), che coinvolge i Servizi per le Dipendenze e i relativi Centri di cura per l’HCV afferenti a diverse città italiane.

«Il progetto HAND è senz’altro molto valido e ambizioso- ha proseguito Castorina- Al momento ha già interessato 17 centri in tutta Italia e si propone di andare a scovare anche tutti gli altri centri per le tossicodipendenze. Il vantaggio è quello di aver messo in collegamento la medicina delle tossicodipendenze con le specialità dell’infettivologo o del gastrointerologo, insomma con la medicina interna. Per quanto riguarda il nostro territorio in realtà questa collaborazione c’è sempre stata, perchè 3 SerT su 4 della provincia si trovano all’interno dell’ospedale, quindi noi abbiamo sempre collaborato con i colleghi della medicina interna».

Ma il vantaggio del progetto HAND è anche quello di «aiutare i nostri servizi alla presa in carico del paziente, al ‘linkage to care’, perchè non dimentichiamo che stiamo parlando di pazienti complicati e fragili, che hanno bisogno di parecchio ‘counseling’ e di essere addirittura convinti ad iniziare la terapia».

L’Italia, ha quindi ricordato la tossicologa, ha emanato un fondo «per il potenziamento degli screening, ma ora stiamo aspettando i decreti attuativi per capire come poter utilizzare questi fondi messi a disposizione».

Secondo Castorina, inoltre, è necessario estendere «la prescrivibilità dei farmaci non solo agli specialisti del territorio, quindi a infettivologi o epatologi, ma anche ai tossicologi. A livello di Aifa si potrebbe poi introdurre un altro criterio: il paziente tossicodipendente potrebbe non dover sottostare a tutti gli altri criteri richiesti per l’immissione in terapia, ma il fatto stesso di essere un paziente SerT potrebbe già essere un criterio preferenziale per entrare appunto in terapia».

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