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Eparina contro il Covid-19? Non è una fake news, ma … Ecco cosa dice l’AIFA

13 Aprile 2020

Può essere utilizzata sia nella fase iniziale della malattia, per profilassi, sia come terapia antitrombotica nelle fasi avanzate. Ma ci sono anche delle controindicazioni

 

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Da qualche giorno al centro dell’attenzione, in merito ai farmaci che possono (o potrebbero) curare i pazienti dalle complicazioni ciniche derivanti dal Covid-19, c’è un nuovo farmaco, di natura totalmente diversa rispetto a quelli fino ad ora esaminati e utilizzati in via sperimentale (leggi qui). Si tratta dell’eparina, ed in particolare delle EBPM (eparine a basso peso molecolare).

Alcuni blog e giornali, con fare eccessivamente sensazionalistico hanno titolato “Ecco la cura!”, altri siti web, con altrettanta superficialità, hanno derubricato la questione come una semplice fake news. Ma in realtà qualcosa di vero c’è. Non siamo di fronte alla cura definitiva contro il coronavirus ma, come spiega bene l’AIFA in un suo documento ufficiale le EBPM possono essere molto utili sia per la profilassi che per la cura degli stati più avanzati della malattia, caratterizzati da quadri iperinfiammatori che determinano, o possono determinare, delle trombizzazioni dei piccoli vasi.

In effetti, come ormai ampiamente riscontrato, il decorso clinico del COVID-19 si delinea per l’esistenza di 3 distinte fasi cliniche della malattia:

Fase 1: Nei giorni successivi al contagio il virus si replica all’interno delle cellule dell’ospite. Tale fase si caratterizza clinicamente per la presenza di malessere generale, febbre e tosse secca. I casi in cui si riesce a bloccare l’infezione in questo stadio hanno un decorso assolutamente benigno.

Fase 2: Iniziano le alterazioni morfofunzionali a livello polmonare causate sia dagli effetti diretti del virus sia dalla risposta immunitaria dell’ospite. Tale fase si caratterizza per un quadro di polmonite interstiziale molto spesso bilaterale associata, ad una sintomatologia respiratoria che nella fase precoce è stabile e senza ipossiemia, ma che può successivamente sfociare verso una progressiva instabilità clinica.

FASE 3: E’ lo scenario più critico: il quadro clinico del paziente si fa sempre più grave, contraddistinto da uno stato iperinfiammatorio che può produrre, a livello polmonare, quadri di vasculopatia arteriosa e venosa con trombizzazione dei piccoli vasi ed evoluzione verso lesioni polmonari gravi e talvolta permanenti (fibrosi polmonare). Le fasi finali di questo gravissimo quadro clinico portano ad una ARD grave e in alcuni casi alla Coagulazione Intravascolare Disseminata (CID).

INDICAZIONI TERAPEUTICHE

Mentre le scelte terapeutiche della prima fase e della seconda fase iniziale (IIA) dovrebbero mirare al contenimento della crescita virale, nella seconda fase avanzata (IIB) e nella terza fase della malattia l’obiettivo dovrebbe essere il contenimento dell’iperinfiammazione e delle sue conseguenze utilizzando farmaci biologici che bloccano la cascata citochinica e verosimilmente anche il cortisone ed, appunto, le EBPM o le eparine non frazionate a dosi terapeutiche sfruttando le loro proprietà anticoagulanti. È stato dimostrato che scelte terapeutiche tempestive possono migliorare l’esito clinico. “Per cui l’utilizzo delle eparine sul paziente Covdi positivo – scrive l’AIFA in un suo documento ufficiale – si possono collocare o nella fase iniziale della malattia, quando è presente una polmonite e si determina una ipomobilità del paziente con allettamento (in questa fase l’EBPM dovrà essere utilizzata a dose profilattica allo scopo di prevenire il tromboembolismo venoso) o nella fase più avanzata, in pazienti ricoverati per contenere i fenomeni trombotici a partenza dal circolo polmonare come conseguenza dell’iperinfiammazione. In tale caso le EBPM dovranno essere utilizzate a dosi terapeutiche.”

CONTROINDICAZONI

È importante però anche che gli studi clinici indicano che nei pazienti che non mostrano particolari livelli di attivazione della coagulazione, la somministrazione di eparina non apporta benefici, ma potrebbe anche indurre un peggioramento. L’effetto negativo è particolarmente evidente nei pazienti che mostrano livelli di D-dimero nei limiti della norma. Poiché l’uso terapeutico delle EBPM sta entrando nella pratica clinica sulla base di evidenze incomplete e con importanti incertezze anche in merito alla sicurezza, si sottolinea l’urgente necessità di studi randomizzati che ne valutino efficacia clinica e sicurezza.

Cosa sono le Eparine: Sono una famiglia di farmaci utilizzati nella profilassi del tromboembolismo venoso post chirurgico e del tromboembolismo venoso in pazienti non chirurgici affetti da una patologia acuta (come ad esempio insufficienza cardiaca acuta, insufficienza respiratoria, infezioni gravi o malattie reumatiche) e mobilità ridotta ad aumentato rischio di tromboembolismo venoso. Sono inoltre utilizzate nel trattamento della trombosi venosa profonda e dell’embolia polmonare e della sindrome coronarica acuta. Fra queste solo enoxaparina ha l’indicazione nella profilassi del tromboembolismo venoso dei pazienti non chirurgici.

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